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Usa: l’economia cresce, ma meno del previsto

L’economia americana cresce, ma meno del previsto. Il pil degli Stati Uniti è salito del 2,5% nel primo trimestre (dato preliminare), nettamente più del +0,4% del quarto trimestre ma sotto le previsioni di un incremento del 3%. Una stima forse un po’ troppo di manica larga visto che sarebbe stata la migliore performance degli Stati Uniti dalla fine del 2011. 

A sostenere il rialzo del pil Usa è stato il rapido miglioramento delle spese per consumi: pesano per quasi due terzi del pil e hanno segnato un +3,2%, il passo più veloce dalla fine del 2010 e nettamente meglio del +1,8% del quarto trimestre dell’anno scorso. 

Gran parte della spesa per consumi degli americani proviene dall’acquisto di auto e dai costi del riscaldamento, rafforzata dalle basse temperature. Il reddito disponibile, invece, è sceso del 5,3%, ai minimi dal terzo trimestre 2009. Una flessione che ha pesato sul tasso di risparmio degli americani, sceso ai minimi dal quarto trimestre 2007 al 2,6%.

Il dato uscito oggi alimenta in ogni caso il timore di un nuovo anno di progressi solo lenti dell’economica americana. Nell’intero 2012, si ricorda, la crescita era stata del 2,2%. L’economia americana è cresciuta per 15 trimestri di fila, ma la media, appena al di sopra del 2% su base annuale, è debole rispetto agli standard storici. 

Per Annalisa Piazza, market economist di Newedge, citata dall’agenzia Mf-DowJones, l’espansione inferiore alle attese del pil Usa è dovuta alla revisione al ribasso non attesa della spesa governativa e lo scenario di una crescita moderata rimane intatto. “I rischi per il pil del secondo trimestre sono orientati al ribasso, in linea ai dati macroeconomici inferiori alle attese pubblicati ultimamente (ordini beni durevoli, leading indicators, nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli e vendite al dettaglio, ndr) “, afferma Annalisa Piazza.

“Uno scenario del genere giustifica un approccio wait and see per il prossimo meeting del Fomc”, osserva l’esperta prevedendo che i policymaker probabilmente aspetteranno ulteriori segnali da parte dei dati legati ai fondamentali dell’economia prima di prendere qualsiasi decisione. Quindi mercoledì prossimo, quando la Fed si riunirà, confermerà il programma di acquisto di titoli da 85 miliardi di dollari al mese.

Anche per Filippo A.Diodovich, market strategist di IG Italia, il dato potrebbe convincere ulteriormente il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, a mantenere invariate le strategie di politica monetaria ultra-espansiva, cercando così di ricucire la spaccatura che si era creata nell’ultimo meeting del Fomc quando qualche membro del board aveva voluto discutere di exit strategy per tali strategie. 

I futures sugli indici di Wall Street hanno accelerato al ribasso (-0,4%), come le borse europee (-0,92% a 16.496 punti il Ftse Mib). L’euro è in leggero rialzo sul dollaro a 1,3029. A tenere in bilico la divisa europea sulla soglia di 1,30 dollari sono soprattutto le attese per una riduzione del costo del denaro da parte della Bce. Goldman Sachs ha previsto un taglio dei tassi di 25 pb nella prossima riunione del direttivo a maggio. 

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