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Terremoto: 3 appalti indagati per mafia

La procura distrettuale antimafia dell’Aquila sta indagando su alcuni appalti milionari privati per la ricostruzione delle case E, quelle più gravemente danneggiate per il terremoto del 6 aprile 2009,

 

sui quali sono state segnalate anomalie legate al rischio di infiltrazioni mafiose.
Si tratta di appalti gestiti direttamente da condomini e proprietari attraverso affidamenti diretti ad aziende e progettisti, alla luce dello status di indennizzo dato al finanziamento che non prevede il bando ma l’affidamento diretto. Sull’accaparramento degli appalti è in atto da tempo una guerra tra imprese e progettisti che ha coinvolto anche gli amministratori di condominio.
I pm aquilani stanno passando al setaccio le procedure per scovare eventuali infiltrazioni mafiose in considerazione del fatto che la ricostruzione pesante viene ritenuta interessante dalle organizzazioni malavitose, anche per l’assenza di controlli nei subappalti. Alcuni casi sono stati segnalati direttamente alla procura, e altri vengono ritenuti anomali dalla task force preventiva coordinata dal prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato.
Nei mesi scorsi erano emerse tracce evidenti della presenza delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, in seguito all’inchiesta della procura di Reggio Calabra che ha portato all’arresto di 34 persone, tra cui un boss, Santo Giovanni Caridi, che aveva collegamenti all’Aquila, attraverso il suo commercialista Carmelo Gattuso, in special modo con il piccolo imprenditore Stefano Biasini, figlio di Lamberto, amministratore di condominio tra i più impegnati nella ricostruzione e per questo elemento interessante per i mafiosi. A tale proposito, la procura di Reggio Calabria ha sequestrato la società Tesi srl, di proprietà di Stefano Biasini, non indagato, che ha mantenuto il 50% delle quote cedendo la restante parte e Gattuso, prestanome di Caridi, finito anch’egli in carcere. 
Sul filone, oltre al procuratore distrettuale, Alfredo Rossini, sta lavorando il pm della direzione nazionale antimafia Olga Capasso, dai giorni successivi alla tragica scossa,fino alla fine di gennaio distaccata all’Aquila per serrare le fila contro le infiltrazioni, ora confermata ma per una collaborazione, fino a fine aprile.

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