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Teramo,Ruzzo: dopo Scuteri via Martini e Impaloni

Si allunga la scia delle dimissioni al Ruzzo. Dopo l’abbandono da parte del presidente Vittorio Scuteri, che ha reso esplicito lo scontro con il suo vice Carlo Ciapanna, fanno un passo indietro altri due membri del consiglio di amministrazione: Ferdinando Martini e Serafino Impaloni. Con le loro dimissioni salgono a tre su cinque i posti vacanti nel cda, che di fatto è decaduto. L’organismo di vertice della società idrica sarà ricostituito nell’assemblea dei sindaci fissata per il 25 maggio. Sull’uscita di scena di Scuteri, il terzo presidente dimissionario in due anni, si riaccende lo scontro politico. «Il centrodestra usa il Ruzzo per regolare i propri conti interni», sbotta Francesco Mastromauro, sindaco Pd di Giulianova. Secondo lui l’azienda che rifornisce d’acqua 36 comuni teramani è diventata terreno di battaglia tra Paolo Tancredi, a cui fa riferimento Ciapanna, e Paolo Gatti, al quale è vicino Scuteri. «Ci sono problemi importanti da risolvere», insiste il primo cittadino giuliese, «come quello dei lavoratori, dell’acqua pubblica e del debito: vogliamo chiarezza». La visione di Mastromauro è aspramente contestata sul fronte opposto. «Il centrosinistra dovrebbe tacere», contrattacca il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, «i debiti sono stati contratti prima che la gestione passasse al centrodestra». Gli ultimi due cda, a detta del primo cittadino teramano, hanno operato in condizioni estremamente difficili create dal centrosinistra. «Ora bisogna solo collaborare responsabilmente per risolvere i problemi», osserva Brucchi, «il cda va azzerato ma prima deve presentare all’assemblea il frutto del proprio lavoro per riduzione delle spese, risanamento del debito e piano industriale». Tancredi e Gatti respingono l’accusa di farsi guerra tramite il Ruzzo ma esprimono giudizi diversi sulle dimissioni di Scuteri. Il deputato e segretario provinciale del Pdl si dice costernato. «Se il problema è nato dalle divergenze sulla necessità di un consulente esterno per il piano industriale, non vedo ragioni sostanziali per le dimissioni», sottolinea, «anche perché il cda alla fine aveva adottato la linea indicata dal presidente». Il voto contrario del vicepresidente, che voleva affidare l’incarico a un dirigente interno, a detta di Tancredi non spiega la reazione di Scuteri. «Ciapanna, come il resto del cda, si è sempre dato da fare nell’interesse dell’azienda», evidenzia il parlamentare, «ci sono questioni più delicate e importanti da affrontare, non è opportuno lasciare il Ruzzo senza governance». Per Gatti, invece, le dimissioni di Scuteri, Martini e Impaloni sono «un’iniziativa molto responsabile perché può aiutare a risolvere una situazione di conflitto che non sarebbe utile ad affrontare grandi questioni come il risanamento del Ruzzo». Secondo l’assessore regionale non esiste la questione poltica sollevata da Mastromauro. «La sua è una cortina fumogena», replica, «ma è interesse di tutti andare fino in fondo e capire chi ha prodotto i 70 miloni di debito». Gatti sottolinea che anche Claudio Strozzieri, precedessore di Scuteri, si è dimesso in contrasto con Ciapanna, che era vicepresidente anche nel cda a maggioranza di centrosinistra. «Non andava confermato perché rappresenta la continuità con il passato», ricorda l’assessore, «dunque non può esprimere il necessario rinnovamento ed è coinvolto in vicende giudiziarie, con condanne». Gatti condivide l’opinione di Brucchi sull’azzeramento del consiglio di amministrazione. «Si è creato un clima poco produttivo», fa notare, «che è stato la prosecuzione della gestione precedente con Strozzieri». Tra 16 giorni il Ruzzo farà un altro giro di valzer di poltrone. Per il sindaco, però, la priorità resta la soluzione dei problemi: debito, esuberi di personale e rapporti con l’Ato. «Finora», conclude Brucchi, «non c’è stato alcun risultato concreto».

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