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Teramo-Fano, l’elettrodotto della discordia

Tutela dell’ambiente contro nuove infrastrutture. Parliamo di una lotta che negli ultimi anni ha avuto la sua ragion d’essere se legata al concetto di “alta velocità” e “devastazione”  -per usare le parole degli oppositori- del territorio.
IL PROGETTO – Questo scontro non riguarda però solo i treni. In ogni settore economico esistono progetti ritenuti fondamentali da tutti tranne che dalla popolazione residente nell’area in cui questi dovrebbero essere realizzati e di conseguenza le proteste sono più comuni di quanto non si possa pensare. Nelle ultime settimane le cronache del centro Italia sono caratterizzate dallo scontro in atto tra Terna, società specializzata nella realizzazione e nella gestione della trasmissione dell’energia elettrica, e la popolazione delle Marche e dell’Abruzzo, contrarie alla realizzazione di un nuovo elettrodotto dalla portata di 380 kV che colleghi le città di Fano e Teramo.
NATO NEL 2007 – Il progetto venne approvato dalla Regione Marche e da Terna nel 2007, come dimostra la delibera della Giunta numero 689. Nel documento veniva chiesto al gestore della rete di prodursi in una valutazione d’impatto ambientale oltre che al monitoraggio degli effetti dell’elettromagnetismo sul territorio. Gli obiettivi dell’opera, così come confermato dal progetto stilato da Terna prevedono l’aumento della magliatura della rete a 380 kV, il miglioramento della sicurezza e la continuità di alimentazione del carico elettrico della Regione Marche con una conseguente ottimizzazione della rete stessa, un miglioramento della sicurezza della rete con la nascita di una seconda alimentazione intermedia all’attuale arteria a 380 kV che va da Fano fino a Villanova e che provvede ad alimentare tutta la Regione.
LE NECESSITA’ – Col progetto si vuole poi semplificare l’attività ed i tempi di manutenzione ordinaria della rete migliorando l’efficacia del servizio di trasmissione riducendo i limiti di scambio fra le zone di mercato Nord e Centro e migliorando i profili di tensione e la qualità del servizio elettrico, fino a soddisfare la crescente richiesta di potenza nella provincia di Macerata e nella fascia costiera compresa tra S. Benedetto del Tronto e Ancona, che impegna notevolmente le attuali linee a 132 kV, soprattutto nel periodo estivo. Il percorso dell’elettrodotto poi rappresenta il frutto di una concertazione tra Terna ed il tavolo tecnico regionale ed insieme si è arrivati alla definizione di due “corridoi” complementari, est ed ovest nel tratto tra Fano e la provincia di Macerata mentre da qui ad Ascoli Piceno sono state studiate tre varianti.

I PERCORSI – Alla fine il percorso è stato individuato in quello che è stato definito il corridoio est con l’aggiunta della prima variante, mentre in Abruzzo si è puntato ad un altro percorso, ad ovest. Del resto la stessa Terna sa benissimo che l’opera potrebbe interessare aree “sensibili”. Non a caso nella parte marchigiana si è scelto di “invadere” un territorio già abbastanza “antropizzato”, ovvero con un’importante presenza umana mentre invece in Abruzzo s’invaderà parte del parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga. In sostanza parliamo quindi di un progetto il cui obiettivo è quello di aumentare la potenza a disposizione della Regione Marche superando anche gli intoppi dovuti al consumo da parte della linea costiera. Ma le voci contrarie non mancano, anzi.
GIU’ LE MANI DALLE MARCHE – L’opposizione nei confronti di quest’opera è forte e netta ed ha visto l’interessamento anche di politici locali impegnati almeno a “modificare” quanto emerso dai tavoli tecnici istituiti da Terna con Marche, Abruzzo e provincia di Teramo dal 2008 al 2010. Arquata del Tronto ci riporta la posizione di Legambiente la quale è categorica: “giù le mani dalle Marche”. Secondo la posizione dell’associazione l’opera taglierà in due la Regione ma a stupire è sopratutto il fatto che in molti non sapessero nulla della nascita del serpente lungo 140 chilometri che si sommerà all’altro elettrodotto esistente, ovvero quello che va da Fano a Candia.
da www.giornalettismo.it

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