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Teramo, esplode la malattia del gioco: appello ai baristi, “togliete le slot”

Chi gioca alle slot machine si sente finalmente qualcuno ma il gioco è un mostro che lo distrugge: cancella famiglie, spegne progetti e svuota le tasche. E’ come la droga, dice Giuseppe Orfanelli che non ha dubbi sulla ludopatia, cioè la malattia del gioco: è l’emergenza del momento in Abruzzo e, soprattutto, a Teramo.
C’è un dato shock che lo conferma e mette ansia: siamo i terzi in Italia con una spesa media pro capite l’anno di 1.820 euro. Al primo posto c’è la Campania che di euro ne brucia 1.840 a testa. Si ammala chi vuole fuggire dalla realtà perché si sente uno zero. Ma così si rovina, perde tutto: coscienza, soldi e affetti. E poi, per guarire, non gli bastano tre anni di psicoterapia. Chi lo afferma è uno dei maggiori psicologi e psicoterapeuti abruzzesi: Orfanelli, consulente delle procure, anche per i più efferati delitti degli ultimi anni, è un esperto della malattia del momento che due giorni fa, per la prima volta in Abruzzo, ha spinto fa un barista di Garrufo a staccare le slot machine perché «fanno ammalare». E ieri ha spinto anche l’assessore alle politiche sociali di Teramo, Giorgio D’Ignazio, a lanciare un appello a tutta la regione: «Fate come il barista teramano: spegnete i videopoker. Vi ringrazio se lo farete. Sono decine i teramani che chiedono aiuto. Conosco storie di pensionati, casalinghe, figli e padri che si sono rovinati con il gioco alla slot machine».
Ma perché ci si ammala di gioco; chi è più a rischio degli altri e, soprattutto, come e dove ci si cura? Nell’intervista a Orfanelli si trovano queste ed altre risposta che possono aiutare a capire e a guarire.
Dottor Orfanelli, perché si diventa ludopatici, che cosa spinge una persona, fino a poco prima normale, a fissarsi per il gioco fino al punto di ammalarsi?
«Mi sento qualcuno solo se gioco: è questa la frase chiave. Quindi si gioca e ci si ammala per incertezza psicologica, immaturità e false speranza. Il ludopatico cerca nel gioco la propria sicurezza e gioca per fuggire dalla realtà. Tecnicamente noi la chiamiamo patologia ossessiva compulsiva: è un’ossessione a dover ripetere all’infinito lo stesso gesto di cui non si può fare a meno. Il gioco causa dipendenza, fa diventare drogati. Il ludopatico va alla ricerca di qualcosa di effimero che possa compensare una insicurezza di fondo perché è una persona che, in parole semplici, non si stima. La ludopatia non può che trovare la sua origine in un contesto familiare di base: è un’insicurezza che nasce e matura nell’infanzia».
Chi si ammala più degli altri di gioco: il pensionato, il professionista, la casalinga o lo studente?
«Non esiste un cliché sociale. Si ammala chiunque. Tutti sono a rischio: la casalinga si gioca i soldi della spesa, il pensionato può bruciare, in poche ore, tutti i soldi della sua pensione e un giovane può anche arrivare a rubare»
E che cosa prova il malato di gioco? Quali angosce lo affliggono?
«Lui sta male, molto male, se non corre dalla sua macchinetta. La ludopatia crea ansia, disturbi dell’umore e del sonno. Può causare anche violenti stress che portano a mal di testa molto forti. In più il ludopatico è un bugiardo che nega l’evidenza».
L’ultima domanda è la più importante: come e dove si aiuta un malato di gioco? A Teramo ci sono il Sert la comunità di Campli “Mondo Nuovo”, che cosa c’è altrove?
«A Pescara ci si può rivolgere al Sert o al Ceis. Il trattamento per guarire dalla malattia del gioco è la psicoterapia. L’obiettivo è riacquistare l’autostima. Ma occorre tempo per guarire: la frase chiave, in questo caso, è hic et nunc, questo ed ora, ma nessuno può dire quando. In altre parole: un trattamento psicoterapeutico fatto bene può durare anche tre anni».
Da www.ilcentro.it

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