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Sambuceto. Vicenda Metro, Fisascat Cisl: azienda si accanisce contro lavoratori reintegrati dal giudice

In molti ricorderanno la vicenda dei nove lavoratori dipendenti della Società METRO ITALIA CASH & CARRY spa di Sambuceto, licenziati ingiustamente lo scorso anno e poi reintegrati  il 24 Febbraio 2014 con sentenza del Giudice del Lavoro del Tribunale di Chieti. In tanti, ricorderanno, sicuramente che mal digerendo la sentenza del Tribunale, la Direzione del magazzino di S. Giovanni T.no, con lettera del 7 aprile u.s., sceglie di pagare lo stipendio ai nove dipendenti, pur tuttavia non reintegrandoli in servizio. Provvedimento respinto e combattuto dalla FISASCAT CISL ABRUZZO,  che da sempre tutela in “solitudine” i lavoratori, perché ritenuto una ingiustificata discriminazione ai loro danni. Non contenta, la direzione aziendale,  in data 2 luglio u.s., invia a due di questi una comunicazione di trasferimento presso i punti vendita di Milano  giustificando la scelta per ragioni di mansioni professionali, ma con il chiaro intento di costringere i due lavoratori alle dimissioni. E’ evidente che questi, con un part time al 50% e con uno stipendio di € 600 mensili, non hanno la capacità materiale di affrontare le spese di una permanenza a Milano.

Il trasferimento si pone pertanto come uno strumento per aggirare l’ordinanza del Tribunale di Chieti liberandosi comunque dei due lavoratori. Giova ripeterlo: licenziati ingiustamente in quanto per palese violazione della normativa sui licenziamenti collettivi!Un comportamento incomprensibile con cui l’Azienda tradisce se stessa. Proprio agli inizi di questo mese, comunica alle OO.SS. Nazionali, l’intenzione di offrire  ai lavoratori in CIGS ritenuti in esubero ( Sambuceto è l’unica sede dove l’azienda non ha voluto attivare la CIGS ma ha proceduto a licenziamenti secchi, poi reintegrati dal Giudice), di cogliere “volontariamente” l’opportunità di trasferirsi in altro punto vendita ove esiste la possibilità di poterli assorbire e quindi, superare la situazione di criticità. Tutto questo però, non vale per i “NOVE” lavoratori di Sambuceto. A questi, non si dà la possibilità di “scelta”, ma si  “obbliga” il trasferimento in una sede di non gradimento.

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