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Roseto. Tarsu, Comitato cittadino richiede annullamento aumenti e restituzione somme pagate in più

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del Comitato contro l’aumento della Tarsu di Roseto degli Abruzzi, a firma del portavoce pro-tempore Pio Rapagnà:

“Il Comitato, in merito agli ingiusti e illegittimi aumenti della TARSU versati dai Cittadini negli anni dal 2008 al 2013, chiede alla Amministrazione Comunale la revoca “ora per allora” della Delibera n. 75 del 30 giugno 2010 emanata dalla Giunta Comunale e della successiva Deliberazione n. 144 del 7 dicembre 2010, l’annullamento degli aumenti e la restituzione delle somme pagate in più rispetto al giusto dovuto.

La richiesta, che fa seguito alla “diffida” notificata il 16 febbraio 2011 al Comune di Roseto degli Abruzzi, in persona del Sindaco pro-tempore, Geom. Franco Di Bonaventura, al CIRSU SpA, alla SOGESA SpA e all’AIA – Abruzzo Igiene Ambientale – Società Consortile, al fine di promuovere una “Class Action” contro l’aumento della tassa per la raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani e per il rimborso delle somme eventualmente non dovute.

I promotori della “Class Action” in modo specifico diffidavano il Comune di Roseto a deliberare l’annullamento e/o la revoca, previa sospensione dei pagamenti dei bollettini inviati dalla SOGET, dell’aumento della TARSU nella misura prima del 60% e poi del 25% a valere, ciascuno rispettivamente, per gli anni dal 2008 al 2014 in corso.

Le somme che ogni famiglia è stata costretta sino ad oggi a pagare sono il risultato, dimostrato dai fatti e, nel merito giuridico, dagli atti successivi del CIRSU, della SIGESA e delle 6 Amministrazioni Comunali di Roseto, Giulianova, Bellante, Mosciano, Notaresco e Morrodoro, che hanno attestato la cattiva gestione del servizio di Raccolta e Smaltimento dei Rifiuti negli anni considerati, nel corso dei quali si sono verificati due successivi aumenti della TARSU, il primo del 60% ed il secondo del 25%, ambedue del tutto ingiustificati, in quanto condizionati dalla necessità di dare copertura ai “presunti” maggior costi dei vecchi e dei nuovi servizi di raccolta differenziata e del porta a porta.

Pertanto, l’Amministrazione Comunale di Roseto deve restituire ai Cittadini aventi diritto e che sono state costrette a pagare somme non dovute, una cifra complessiva pari a 1.400.000 euro.

La stessa Amministrazione Comunale viene di nuovo altresì “invitata” a “ripristinare un efficiente ed adeguato funzionamento del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, procedendo ad una valutazione attenta dei costi e dei benefici dell’affidamento del servizio in termini di efficienza, efficacia ed economicità della gestione, nonché in termini di ricaduta delle conseguenze sui Cittadini contribuenti, cui deriva una lesione diretta, concreta ed attuale, in partricolar modo derivante da ulteriori aumenti dei costi del servizio.

La rrestituzione delle somme non è “facoltativa”, ma è obbligatoria, in quanto la class action si basa sulla accertata “incompetenza dell’organo che ha deliberato gli aumenti, sulla violazione dell’art. 42 del Disegno di Legge 267/2000, nonché violazione dei principi di buona amministrazione, sviamento di potere, eccesso di potere per carenza e difetto assoluto di motivazione e per manifesta ingiustizia che non ha consentito ai Cittadini-utenti la ricostruzione dell’iter logico seguito dall’organo per giungere alla imposizione di un tributo con efficacia retroattiva”.

Per il Comitato: il portavoce pro-tempore

Pio Rapagnà – ex Parlamentare”

 

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