Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeRazionalizzare le pubbliche amministrazioni per renderle più efficienti e vicine ai cittadini ed alle imprese Cominciamo con i concorsi al posto della cooptazione

Razionalizzare le pubbliche amministrazioni per renderle più efficienti e vicine ai cittadini ed alle imprese Cominciamo con i concorsi al posto della cooptazione

di NICOLA NEGRI*

 

 

         Sono anni che si parla di sprechi e di inefficienze della Pubblica Amministrazione, e sono anni che ogni Governo che si avvicenda annuncia il problema senza mai risolverlo.

         Certamente gli sprechi e le inefficienze sono tante, ma la Pubblica Amministrazione, di cui anche il Governo e Parlamento sono parte integrante, è costituita da una pluralità di Amministrazioni Centrali e periferiche, Ministeri e diramazioni territoriali, Enti Pubblici e Istituti nazionali, e poi Regioni, Province, Comuni, Aziende Pubbliche, Aziende Sanitarie, Consorzi di vario genere, ATO, Enti d’ambito, Comunità montane  e chi ne ha più ne metta.

         E’ bene ricordarlo, perché se è vero che non tutta la Pubblica Amministrazione è inefficiente, è altrettanto vero che  tra  le molte pubbliche amministrazioni inefficienti un considerevole numero  è anche inutile.

         Diverse “pubbliche amministrazioni”, che gestiscono  interessi e beni pubblici, sfuggono addirittura alla regola democratica del concorso pubblico. Dai Manager, o presunti tali, fino alle assunzioni dei dipendenti tutto è affidato alla pratica della cooptazione, in barba a qualsiasi trasparenza democratica. In queste strutture, dove peraltro vige la regola della irresponsabilità amministrativa per le scelte effettuate, efficienza ed efficacia sono concetti sconosciuti.

Questa pletorica  organizzazione amministrativa alimenta i costi della politica di cui ha scritto l’on. Cesare Salvi, e tali costi sono diventati talmente alti che vanno ben oltre la necessità del risanamento dei conti pubblici. Essi investono direttamente la credibilità della stessa politica  e il rapporto e la credibilità reciproca tra contribuenti e fisco.

Se una famiglia spende più di quello che guadagna e spende soprattutto in beni superflui anziché in servizi per il futuro dei propri figli, non è una buona famiglia. Peraltro chi non è in grado di dare l’esempio è poco credibile sia quando pretende i necessari sacrifici dai propri figli  sia quando cerca di convincerli  a fare il proprio dovere di cittadini.

 

Per questo alla Politica si chiede di riorganizzare le funzioni dello Stato e di conseguenza  di razionalizzare e di semplificare la Pubblica Amministrazione, specie quella degli Enti territoriali quali Regioni, Province e  Comuni e gli innumerevoli Enti ad essi collegati, e quindi eliminare duplicazioni ed  inutilità che assorbono ingenti risorse.

         Il problema della riorganizzazione della Pubblica amministrazione è innanzitutto un problema di cittadinanza, nel senso che i cittadini e le imprese  oltre a chiedere   servizi di qualità, in cambio delle risorse versate con il prelievo fiscale,  ne reclamano  una  nuova architettura, moderna, libera da schemi organizzativi non più necessari, un alleggerimento  dei costi.

         Leggendo il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria per il 2007 si intravede tra le righe – tra le altre azioni in esso contenute- la volontà di ammodernare il paese attraverso una razionalizzazione e una semplificazione della Pubblica amministrazione.

Grande attesa si ripone quindi nella prossima legge Finanziaria.

         Moralità e sobrietà diceva l’altra mattina a “Radio anch’io” il Ministro Padoa Schioppa, economista apprezzato, prestato alla politica.

         Si spera che la Politica e le forze sociali sappiano intercettare questi semplici messaggi che costituiscono la necessaria premessa per un nuovo patto tra Cittadini e Istituzioni.

         Coraggio allora , è questo che ci si aspetta dalla politica.

         La Politica ma anche le forze sociali devono comprendere che una Pubblica Amministrazione efficiente, moderna e pienamente interattiva costituisce un importante fattore di competitività per il Paese.

Dobbiamo essere coscienti che l’enorme debito pubblico graverà sempre più sulle generazioni future, la cui sorte sarà una nuova migrazione, peraltro già iniziata, verso paesi più virtuosi. E si badi che non ci sono solamente i paesi europei con i quali  competere, ci sono i paesi asiatici tra cui Cina ed anche l’India,  il cui PIL cresce ogni anno di due cifre.

Oltre alla riorganizzazione, il sistema paese ha inoltre bisogno di una generale diffusione tra le pubbliche amministrazioni di modelli manageriali di gestione dei servizi

 

La pianificazione, la programmazione degli obiettivi ed il controllo degli stessi sono essenziali per spingere le amministrazioni a orientare la propria azione verso i propri utenti, rendendo misurabili tempi e risultati delle azioni.

 

Questi concetti, come pure l’analisi dei costi/benefici non sono soltano patrimonio dei privati, devono diventare concetti pubblici con i quali orientare le scelte politiche e le azioni amministrative.

         Inoltre il miglioramento della qualità dei servizi resi dalle pubbliche amministrazioni e della complessiva efficienza di queste è legato alla rapida e corretta digitalizzazione di servizi, funzioni, procedure, nonchè  nella formazione del personale in relazione all’uso delle nuove tecnologie e nel miglioramento dell’uso di sistemi informatici per favorire, tra l’altro, una più efficace gestione delle risorse umane e efficiente gestione delle procedure di spesa.

         Per questo  bisogna riservare alla Pubblica amministrazione  grande attenzione, anche nella consapevolezza che la Politica riformatrice incontrerà proprio nelle “Amministrazioni” inefficienti il freno a quelle razionalizzazioni ormai non più eludibili,  ma se avrà coraggio incontrerà anche il plauso ed il consenso di una vasta platea di imprese e di cittadini.

         Non fosse altro che l’organizzazione del consenso sta cambiando, e chi frena le riforme lo fa a vantaggio di interessi sempre più ristretti ed odiosi.

 Chi frena le riforme non solo rappresenta il tappo alla modernizzazione del paese, ma dimostra di svolgere una politica di retroguardia e di non aver compreso che il consenso si conquisa sempre più mettendo gli interessi del cittadino  al centro della  stessa politica.

 

*Direttore della Sede Provinciale INAIL dell’Aquila

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi