Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'AquilaPresentato il progetto “L’Aquila civitas internazionale”

Presentato il progetto “L’Aquila civitas internazionale”

Sintesi della proposta presentata dall’Arch.Franco Esposito nel convegno tenuto all’Aquila 31 Gennaio 2012

1 – Urbs e Civitas : la città smembrata e la ricostruzione della comunità locale
Il tema della ricostruzione della città dell’Aquila e quello di un suo
possibile nuovo sviluppo, non sono legati esclusivamente alla disponibilità delle risorse finanziarie. La ricostruzione dell’Urbs aquilana dev’essere contestuale, se non addirittura successiva, a quella della Civitas, ovverosia di quella Comunità locale attualmente smembrata e dispersa.
Con lo smembramento non si sono acuite solo le difficoltà di spostamento e
collegamento (che pure sono notevoli): si sono letteralmente smarrite molte
motivazioni dello stare insieme, molti riferimenti della vita ordinaria di lavoro,
nonché quelle condizioni di “vivibilità di scopo” che sono alla base della
successiva vivibilità complessiva e qualità della vita.
Ciò che si è perduto, in questi termini, è difficilmente riottenibile attraverso la
semplice opera di ricostruzione materiale; il rischio è quello di perdere il filo di
un’esistenza, la perdita di significato che molti aspetti della vita possono
assumere.
2 – Disegnare e prospettare il futuro : un tema su cui ‘ricompattare’ la comunità
La possibilità di ricostruire, insieme a case ed edifici, una comunità di
persone operanti, di imprenditori e professionisti attivi, è a sua volta legata
prioritariamente alla stesura di un progetto; il quale deve avere al suo centro un tema specifico, che ne incarni la sostanza e ne rappresenti l’anima.
Un tema forte , ‘straordinario’ almeno quanto lo è stato l’evento che ha provocato la distruzione.
Un ‘tema’ capace di raccogliere interessi, suscitare entusiasmi, coagulare
sforzi, attrarre risorse; non solo locali o nazionali, bensì soprattutto
internazionali.
Occorre rispondere cioè alla straordinarietà dell’evento con misure e modalità altrettanto straordinarie. Perché è impensabile immaginare la costruzione del futuro attraverso la lente delle vecchie logiche locali.
Ed è qui, da questo primo termine, ‘futuro’, che occorre partire per individuare il tema; l’anima, del progetto.
Un progetto che non è e non può essere esclusivamente urbanistico ed
architettonico, ma che deve riguardare invece strettamente l’economia, il marketing e tutti gli aspetti sociali. Perchè la città non è solo infrastrutture e
disegno urbano, bensì un coagulo di problematiche culturali, sociali, economiche, ambientali; da affrontare ed organizzare.
Il secondo termine, dunque, è ‘la città’ Dall’insieme di questi due termini, ( ‘futuro’ e ‘città’ ) può nascere il tema del progetto, il ‘focus’, l’anima, non di un disegno ma di un progetto di sviluppo.
Perchè “La città del futuro ed il futuro della città” costituiscono il vero tema dell’Aquila e della sua comunità, fine e strumento insieme di un possibile grande progetto di rilancio.
Un tema, peraltro, che non riguarda solo esse, bensì quasi tutte le realtà urbane
del mondo.
3 – Sicurezza, sostenibilità, salvaguardia ambientale, qualità urbana.
I temi dello sviluppo dell’inurbamento, della città sostenibile, del risparmio energetico, dell’ecologica, della salvaguardia del clima, della sicurezza antisismica, della valorizzazione ambientale, della difesa del territorio
(da incendi, alluvioni, frane, ecc.) sono temi che riguarderanno – entro dieci anni – circa 6 miliardi di persone (ovverosia il 70% della popolazione mondiale).
L’urbanesimo dilagante metterà a durissima prova amministrazioni pubbliche,
società erogatrici di servizi, fornitori di energia; ma soprattutto gli utenti della
macchina città, gli abitanti e le comunità urbane. A fronte di pochi, previdenti,
Paesi che hanno iniziato per tempo a prendere provvedimenti per la salvaguardia delle vivibilità delle proprie città (Olanda, Danimarca, Germania), altri Paesi – tra cui quelli a maggiore sviluppo economico e demografico – (Cina, India, Brasile, ‘in primis’) e molti tra quelli in via di intenso sviluppo (Messico,
Turchia, Nigeria, Indonesia, Sud Africa) affronteranno nei prossimi due-tre
lustri problemi abnormi di organizzazione e vivibilità urbana.
L’Agenzia demografica dell’ONU calcola che l’onda umana in via di
inurbamento sia valutabile in 200-250 mila unità/giorno: il che vuol dire come se ogni giorno, nel mondo, dovessimo creare ed organizzare una città nuova della dimensione di Parma o Bari.
La sola Cina, che sta già costruendo sedici nuove città da due milioni di abitanti,
prevede di realizzarne altre quaranta nei prossimi dodici anni.
Se lo sviluppo dei nuovi agglomerati urbani in quei Paesi fosse realizzato con gli stessi criteri e le stesse modalità che hanno caratterizzato le città europee ed americane della seconda metà del XX° secolo (incremento di un miliardi di auto circolanti, perdita di milioni di ettari coltivabili, consumo abnorme di ogni forma di energia) la vita sul pianeta diventerebbe, con conseguenze sul clima e sulla vivibilità umana molto rilevanti.
Analoghe considerazioni vanno avanzate per i ‘disastri ambientali’ e le cosiddette “catastrofi naturali a componente umana” . Secondo i dati annuali del Centro di Ricerca (CRED) dell’Università di Lovanio, in Belgio, sull’epidemiologia dei disastri 2010 – studio redatto con l’appoggio dello
Ufficio delle Nazione Unite sulla strategia internazionale per la riduzione
dei disastri (UNISDR), – i 373 disastri naturali avvenuti sono costati la vita a
quasi 300 mila persone e ne hanno colpito circa 208 milioni con un costo
approssimativo di 110 miliardi di dollari.
Il capo dell’ufficio UNISDR e Rappresentante Speciale per la Riduzione del
Rischio dei Disastri, Margareta Wahlstöm, ha dichiarato che: “Se non agiamo
ora assisteremo sempre più a catastrofi dovute ad un’urbanizzazione non
pianificata ed al degrado ambientale. Inoltre, in futuro, è sicuro l’aumento di
disastri legati al clima a causa di fattori che includono il cambiamento
climatico”.
Margareta Wahlstöm ha aggiunto che: “è cruciale per i governi locali, i sindaci
ed i loro partner integrare l’adattamento ai cambiamenti climatici nella
pianificazione urbana”, sottolineando di conseguenza che la riduzione del
rischio dei disastri non deve essere più considerata un ‘optional’. Occorre
organizzare al più presto Centri e Laboratori mondiali di altissimo profilo per
studiare ed individuare azioni progettuali e di prevenzione adeguate.
Ora, così come esistono intere città territorio operanti quasi esclusivamente in un settore (si pensi a Seattle, a Bangalore ed alla Silicon Valley, per ciò che
riguarda l’informatica) così è possibile, ed in alcuni casi necessario, immaginare
la creazione di una piccola comunità che affronti ‘con decisione e con alta
organizzazione’ il tema ‘città’. E che raccolga, attorno ad esso, l’interesse
mondiale.
4 – La scelta dell’internazionalizzazione : necessità ed opportunità
Si tratta si promuovere un’operazione di marketing territoriale senza precedenti, simile per alcuni versi a quelle affrontate quando si tratta di
candidare una città, una nazione, a sede di un grande evento internazionale. Un
po’ come è stato fatto per la FAO a Roma, o per la sede dell’Agenzia Europea
dell’Ambiente a Copenaghen.
Occorre cioè sfruttare l’occasione e l’opportunità, offerte dalla ricostruzione,
per mettere a fuoco ricerche, studi, modalità, risultati, utilizzabili in tutti i
contesti, dall’Asia all’America Latina, considerando che i problemi legati
all’inurbamento, alla difesa e valorizzazione del territorio, alla creazione di
distretti industriali, alla sistemazione dei traffici, alla riduzione della CO2,
riguardano – ormai – l’intera comunità internazionale.
La scelta di puntare su modalità e temi di tipo internazionale, costituisce
elemento innovativo e caratterizzante, che persegue insieme due scopi :
a) focalizzare sull’Aquila l’attenzione della Comunità mondiale, attraverso un
progetto forte di sicuro interesse ed attrattiva da parte di molti Paesi;
b) individuare un tema su cui far ‘concentrare’ la comunità locale, reinserendo
L’aquila da subito nella competizione mondiale dei territori.
Anche l’attuazione di un simile progetto richiede modalità assolutamente
innovative e straordinarie, almeno quanto l’evento che le ha generate.
Non è più il singolo organismo amministrativo (Comune, Provincia o Regione)
che determina – autonomamente – la promozione e la realizzazione del progetto.
Essi partecipano concretamente ed a pieno titolo, ma l’organizzazione, il
coordinamento, spetteranno ad un organismo di tipo nuovo, ‘pubblico-privato’, del genere di quello creato in Provenza per realizzare la nuova “Sophia
Antipolis”. Un organismo che chiameremo “Agenzia per lo sviluppo”, per
utilizzare sia un nome sia una tipologia amministrativa già esistenti ed utilizzate
anche nel centro Italia (ancorché con funzioni molto più limitate)
Una vera e propria ’Authority’ pubbico-privata quale soggetto di riferimento per ciò che attiene gli indirizzi, i contenuti, i coinvolgimenti, la promozione;
paragonabile alle Fondazioni ed ai Comitati di indirizzo nelle Istituzioni
bancarie.
5 – Il Laboratorio Internazionale per la sostenibilità ambientale
La cooperazione, la solidarietà, la partecipazione e la rete
internazionale, sono gli elementi su cui far riferimento per promuovere,
finanziare, organizzare e realizzare questo grande progetto. Saranno coinvolti
Governi e Ministeri di quindici Nazioni (già individuati), nonché ventitre
Università di altrettanti Paesi; nonché cinquanta Gruppi industriali privati,
Organismi internazionali ed Istituzioni finanziarie private di livello mondiale.
Ciascuno di questi soggetti sarà sollecitato ad insediare all’Aquila una propria
sezione specialistica di ricerca (con gruppi di unità variabili da tre a dieci). I
circa duecento soggetti coinvolgibili, opereranno insieme a circa 50 tecnici
italiani nel più grande ‘Laboratorio internazionale di studi e sperimentazione
operativo in quattro settori: recupero edilizio, sicurezza sismica, sicurezza
ambientale, sostenibilità urbana.
La città dell’Aquila dovrà mettere a disposizione unicamente i contenitori edilizi per il Laboratorio. I costi di gestione e di ricerca saranno a carico della Comunità internazionale, attraverso modalità già individuate e sperimentate in altri Paesi.
Il controllo gestionale dell’Authority dovrà essere assicurato da organismi
competenti ed internazionali, in modo da garantire la comunità mondiale sui
criteri e le scelte di spesa.
6 – Territorio, rete, ‘fare sistema’ : l’importanza della coesione territoriale
Il Comune de L’Aquila ed il suo ambito locale non sono dimensionalmente
adeguati per sostenere un tale tipo di sviluppo.
Occorre ‘leggere’ e coinvolgere un territorio più vasto, immaginando la città
dell’Aquila come baricentro di un’area vasta di forma triangolare, che ha i suoi
vertici in Roma, San Benedetto del Tronto e Pescara.
Si tratta di un’area solo apparentemente ‘grande’ (basti pensare che il diametro
dell’area metropolitana di Shangai è superiore alla distanza tra Tirreno ed
Adriatico) in cui sono presenti numerose e qualificate strutture di ricerca e di
servizio (aeroporti, autostrade, università, biblioteche, teatri, ecc.).
Occorre dunque ipotizzare sinergie e coinvolgimenti di quest’area più vasta,
concentrando tuttavia sulla nuova comunità Aquilana i segni forti, i contenitori, che devono raccogliere, visualizzare e contraddistinguere le attività di ricerca.
Occorre creare un ‘polo’ a dimensione territoriale, in cui mare e montagna,
parchi e laghi, paesaggi agrari e contesti storici, rappresentino facce diverse di
un’unica grande medaglia, su cui puntare per ‘fare sistema’.
Le valenze e le peculiarità di quest’area sono tali da poter esercitare il richiamo,
l’interesse e la disponibilità di quelle strutture di ricerca e di quei soggetti
ricercatori che, notoriamente, tendono a localizzarsi esclusivamente in posti di
grande fascino paesaggistico e culturale. Paradossalmente la presenza di teatri,
musei, associazioni musicali ed artistiche, parchi, esercita una funzione di
richiamo analogo – se non superiore – a quella di risorse finanziarie disponibili
in loco.
Una proposta di tale forza ed innovatività consente alle popolazioni di quest’area vasta, di sentirsi partecipi, coinvolte e gratificate in un grande progetto, capace di renderle orgogliose nel contribuirvi, non solo come soggetti ma anche come futuri beneficiari.
Solo un progetto di questa portata può convincere studenti, imprenditori,
residenti indecisi, a rimanere nell’Aquilano con più di una semplice speranza.
7 – Internazionalità dei temi e solidarietà internazionale: il ruolo delle Associazioni di servizio : Lions Club, Rotary Club, Soroptimist e Inner Wheel.
I tre milioni di soci Lions, Rotary e Soroptimist in 205 Paesi costituiscono la
più grande ed efficiente rete mondiale di solidarietà (di gran lunga superiore, come efficacia e risorse in campo, secondo la classifica redatta dall’apposita Agency delle Nazioni Unite, a qualsiasi altra organizzazione, tipo Croce Rossa, Unicef, ecc. ecc.)
La mobilitazione degli organismi dirigenti di tali Associazioni si farà carico della
realizzazione di un ‘service globale’, incentrato su “L’Aquila, città mondiale
della solidarietà”. Così come in dieci anni abbiamo combattuto e sconfitto la
cecità ( i Lions) e la poliomielite (i Rotariani) per circa 6 milioni di persone in
quarantacinque Paesi, così potremo impegnarci per sostenere, attraverso la
solidarietà ed i contributi scientifici, un Laboratorio internazionale che operi per la salvezza della vivibilità urbana ed ambientale.
8 – La ‘forza internazionale’ dell’Abruzzo; la necessità di consapevolezze e condivisione delle comunità aquilana.
La nostra regione, intendo i suoi abitanti laboriosi, le sue comunità più
vive e più sane, hanno mostrato in varie epoche e varie latitudini quali siano le
proprie energie (intellettuali, politiche e produttive) la propria tenacia.
La straordinarietà e la gravità della situazione aquilana possono essere affrontate e risolte solo attraverso uno sforzo enorme di solidarietà, di internazionalità e di coesione territoriale, che metta a sistema – tramite la rete – le capacità delle sue componenti più vive.
Sbaglierebbe chiunque credesse o sostenesse che l’unico problema sia quello
finanziario, del reperimento asettico delle risorse monetarie. Il danaro è
certamente fondamentale, ma non risolutivo ai fini del futuro della città.
Problema primario è quello della configurazione di un progetto e del suo
percorso attuativo: un progetto costituito non solo da disegni e norme, ma soprattutto da uomini, idee, capacità, che chiami a raccolta tutti i soggetti della
comunità locale ed utilizzi tutti gli strumenti perseguibili, a livello locale ed
internazionale.
La presa di coscienza, la consapevolezza, la condivisione e la coesione della
comunità aquilana costituiscono elementi determinanti per l’attuazione della
strategia.
Le Associazioni di servizio oggi qui presenti potrebbero anche avviare da sole, –
attraverso un coinvolgimento delle strutture centrali – , la concretizzazione di un Laboratorio Internazionale; ma la sua affermazione, il suo risalto positivo quale immagine del futuro della comunità aquilana, le sue ricadute sull’economia locale, dipendono strettamente da quella condivisione e da quella coesione.
° ° °
La proposta qui presentata non ha le caratteristiche di un progetto tecnico,
architettonico, urbanistico. E’ però un progetto vero, nell’ottica del significato
latino del termine: pro-getto, ovvero “gettare oltre, gettare a favore di”.
La sua elaborazione non intende in alcun modo rallentare l’opera di
ricostruzione materiale dell’ “urbs”. E’ però opportuno che la comunità e le
sue Istituzioni più rappresentative – Amministrazione Comunale in primis – si
pronuncino sulla condivisione di una tale proposta onde consentire
un’omogeneità di indirizzi ed il conseguente coordinamento operativo.
La comunità deve essere opportunamente informata, in modo da consentire a
singoli operatori la possibilità di ‘sintonizzare’ i loro eventuali interventi a tempi brevi, con le potenzialità e le opportunità connesse nel ‘Progetto’ a più lunga scadenza.
Una ‘proposta progetto’ rivolta soprattutto ai più giovani , a quei ragazzi e
studenti aquilani che – privati di strumenti efficaci per sviluppare una propria
autonomia – si ritrovano oggi a dover restringere forzatamente i proprii
orizzonti, con possibili ricadute sul processo di crescita personale e sulla
costruzione di una loro indipendenza.
Le Associazioni di servizio daranno ogni possibile contributo perché la Civitas
aquilana ricostruisca le basi del suo futuro su quattro pilastri : sostenibilità e sicurezza, intelligenza e conoscenza, solidarietà e internazionalità, sistema territoriale a rete Valori nuovi per una crescita equilibrata, in linea con le priorità di ‘Europa 2020’.

Franco Esposito
Architetto e urbanista.
V.Presidente Comitato Regionale Tecnico Amministrativo Abruzzo 1992-94
Fondatore (1984) e Direttore Istituto di cultura Urbana TETRAKTIS
Fondatore (1985) ISTEMA srl (Interventi e Studi Tecnico Economici Medio Adriatico)
Presidente (2010) “PicAp Quadrilatero Piceno Aprutino”
Governatore Distretto LIONS 108 A (Romagna- Marche-Abruzzo-Molise) 2001-02

Print Friendly, PDF & Email