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Pescara, turismo: bandiera blu o marrone?

Pescara. Un giorno della scorsa settimana l’acqua all’improvviso era diventata marrone e putrida: sul fondale una poltiglia viscida e una miscela puzzolente di acqua e residui non meglio precisati rimanevano appiccicati sui corpi dei bagnanti che non riuscivano a ripulirsi (ci sono voluti docce e shampo a volontà raccontano alcuni). Così hanno riferito i vacanzieri che cercavano refrigerio nel mare. Evidentemente il fatto da più persone e da diverse spiagge è stato segnalato ripetutamente alle autorità,  che ad oggi sconsigliano di immergersi per qualche giorno fino a vietare la balneazione in alcuni tratti. Bella sorpresa per chi ha pagato una settimana o più nelle nostre strutture ricettizie: ritrovarsi al mare in una delle stagioni più calde della storia e non poter entrare in acqua è sicuramente il desiderio di ciascuno.
Bella campagna pubblicitaria per il turismo locale e non che, nonostante un mare da anni impraticabile nel mese di agosto, ancora voleva credere alla bandiere blu assegnate alla costa adriatica. Se qualche turista dovesse chiedere la restituzione di quanto pagato e magari pure il risarcimento del danno ne avrebbe ben donde…
     Così è andato avanti per alcune settimane – recita il comunicato di ieri della Provincia di Pescara – l’’intervento che il personale del Corpo di Polizia  Provinciale di Pescara, unitamente alle Guardie Ecologiche Volontarie e agli addetti dell’’Arta, ha effettuato sugli scarichi esistenti e che confluiscono nel fiume Pescara, con le conseguenti analisi dei prelievi eseguiti. A darne notizia è Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale. In particolare all’altezza del Fosso Cavone l’’Unità Operativa di Polizia Ambientale ha proceduto al controllo dello scarico proveniente dal depuratore comunale di Pescara per presunte anomalie: sono stati eseguiti i prelievi e gli esiti delle analisi hanno confermato l’’irregolarità dello scarico per superamento dei limiti tabellari dell’’Escherichia Coli, contravvenendo quindi alle prescrizioni autorizzative. Si è proceduto pertanto all’’identificazione del trasgressore e alla contestazione della violazione dell’art. 133 D.lgs 152/06 e s.m.i. che prevede per questo tipo di illecito la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 a 15.000 euro oltre al ripristino dello scarico entro i limiti tabellari stabiliti. 
Un altro scarico anomalo è stato intercettato all’’altezza della zona industriale di Pescara ed è stato quindi oggetto di controllo ma è risultato provenire dal territorio della provincia di Chieti (per l’’esattezza si tratta di San Giovanni Teatino, Sambuceto). Pertanto è stata allertata, per competenza territoriale, la Polizia Provinciale di Chieti affinché esegua i controlli del caso. Si è poi rilevato un terzo scarico, in questo caso proveniente dal territorio di Pescara, confluente in quello proveniente dalla provincia di Pescara. Tale scarico sarà oggetto di attento controllo da parte della Polizia Provinciale del capoluogo adriatico, con il supporto delle Guardie Ecologiche Volontarie. “Queste operazioni- – commenta Honorati- – sono finalizzate alla prevenzione e repressione dei fenomeni illeciti che attengono alla sicurezza ambientale e dei cittadini”.

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