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Pescara, porto: tutte le carte sul torbido affaire dragaggio

Torbide come le acque e il fondo del Porto di Pescara.

Questo, secondo quanto emerge dall’ordinanza di misure cautelari della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, è il tenore delle operazioni di dragaggio, speranza della marineria, croce di una città, terreno di caccia da parte di amministratori e imprenditori furbetti.

A leggere le carte viene fuori di tutto. Imprese che perdono un appalto ma lo svolgono lo stesso passando alla ditta vincitrice materiali, mezzi e lavoratori; aziende che sapevano prima offerte e ribassi; buste aperte in assenza di alcuni dei controllori; traffico illecito di rifiuti e frodi con “creste” da 500 mila euro; mazzette da 2 mila euro o viaggi a New York per ungere i meccanismi e apprendere informazioni riservate.

E poi c’è la chicca, le sostanze depurate dai fanghi del dragaggio, elementi nocivi come arsenico o mercurio, che venivano riscaricate proprio nel mare dell’Adriatico. Uno schiaffo.

Un quadro desolante che ha portato il giudice per le indagini preliminari Marco Billi ad accogliere le richieste dei sostituti procuratori Antonietta Picardi Simonetta Ciccarelli e a emettere 31 misure cautelari con due arresti domiciliari.

LE SCATOLE CINESI TRA DITTE PER I LAVORI


LA DRAGAGGI PASSA ALLA GREGOLIN UOMINI, MEZZI E OPERAI: E’ SUBINGRESSO

Il cuore dell’inchiesta, secondo quanto scritto dai pm, è un vero e proprio sub-ingresso di una seconda ditta, la Dragaggi Srl, a quella, la Gregolin Lavori Marittimi Srl, che si era aggiudicata i lavori, passando dall’una all’altra materiali, mezzi e lavoratori.

Per questo motivo Angelo Bellafronte Taraborelli, ex consulente esterno di vari Comuni del Pescarese e Giuseppe Biscontin, ex funzionario del provveditorato alle opere pubbliche di Venezia, sono finiti agli arresti domiciliari, con le posizioni più gravi.

Il primo, in cambio di regali “consistiti in ospitalità in albergo e biglietto aereo per New York” ha “in virtù del rapporto di amicizia e dei doni ricevuti fornito notizie in merito ai partecipanti”, mentre il secondo “ha trovato le modalità per ottenere la modifica del capitolato di appalto” che ha permesso l’ingresso della Dragaggi.

Ma com’è avvenuto il subingresso? Gli indagati secondo l’accusa “hanno organizzato un cartello di partecipazione all’appalto al fine di favorire la ditta Dragaggi Srl seppur è risultata essere aggiudicatrice dell’appalto la ditta Gregolin con un ribasso dell’11,19%”.

Ma la Gregolin “acquisiva formalmente con la procedura del nolo a freddo il materiale e i mezzi” della Dragaggi, e inoltre “attraverso la procedura del distacco utilizzava i lavoratori della Dragaggi”: per gli inquirenti, “trattasi di effettivo subappalto”, oltre che “di un vero e proprio subingresso della seconda ditta alla prima”.

LE ACCUSE AI CONTROLLORI TESTA, UCCI E TARABORRELLI


“IL COMMISSARIO NON C’ERA ALL’APERTURA DELLE BUSTE”

Una parte dell’inchiesta riguarda il presidente della Provincia, Guerino Testa, coinvolto come commissario delegato per gli interventi, il responsabile unico del procedimentoEmanuele Ucci e il supporto al Rup Angelo Bellafronte Taraborrelli.

I tre sono indagati per falso in atto pubblico, perché per i pm “attestavano, contrariamente al vero”, che i plichi delle 12 proposte per aggiudicarsi l’appalto “venivano aperti davanti ai tre della commissione”.

Secondo le indagini, infatti, “si è accertato che dalle 9 fino alle 11.10 il presidente Testa non era presente alla seduta di apertura dei plichi e non ha apposto le sigle di contrassegno al momento dell’apertura delle buste”.

SOLDI SPORCHI DAI RIFIUTI, LE ACCUSE ALLA NICOLAJ E ALLE ALTRE DITTE


IL TRAFFICO ILLECITO, UNA “CRESTA” DA 250 MILA EURO

Questo capo vede protagoniste le ditte Nicolaj Srl, con i titolari Luca Galileo, indagati assieme ad altri per violazione del Testo unico dell’Ambiente (dlgs 152/06) e in particolare per gestione non autorizzata e traffico illecito di rifiuti.

Nell’ambito dei lavori di dragaggio del I e II lotto, gestiti dalla Nicolaj Srl in collaborazione con le altre ditte coinvolte, gli indagati hanno conseguito un ingiusto profitto risparmiando 250 mila euro che sarebbero occorsi per smaltire in modo corretto oltre 2.360 tonnellate di “filter cake”, i residui solidi del dragaggio.

Rifiuti che sono stati trasportati e abbandonati su terreni di proprietà della Europiemme Srl, con compromissione di oltre 10 mila metri quadrati, e, in “ingenti quantitativi” , in aree di stoccaggio non autorizzate.

Inoltre c’è stato un miscelamento del materiale “già oggetto di trattamento con quello da trattare” e ancora mischiato con “terreno vegetale, inerti da demolizione”, il tutto poi interrato.

Il resto del “filter cake” è stato “impropriamente avviato a operazione di recupero” e “illecitamente, per assenza di autorizzazione, avviato a smaltimento”.

In quest’ambito c’è anche l’accusa di falso in atto pubblico perché in molteplici formulari di identificazione del rifiuto, al prodotto del dragaggio è stato attribuito un codice errato del Catalogo europeo dei rifiuti (Cer).

LA FRODE DA 260 MILA EURO

Luca e Galileo Nicolaj sono indagati anche per frode nelle pubbliche forniture, per essersi fatti liquidare “un maggior importo per il dragaggio, pari a 262.800 euro”, dopo che “inducevano in errore la stazione appaltante” a seguito di due sequestri penali dei siti di destinazione dei fanghi di dragaggio a carico della Europiemme Srl.

La frode per i pm sussiste perché la Nicolaj ha compiuto raggiri, come “utilizzare per lo smaltimento la ditta Europiemme Srl nella consapevolezza che il sito in disponibilità di quest’ultima non era idoneo”, “omettere di interrompere le operazioni al verificarsi concreto dell’incapienza del sito a ricevere i fanghi”, o ancora “tacere alla stazione appaltante la corresponsabilità nell’illecita gestione”.

LA CORRUZIONE, 2 MILA EURO PER FAVORIRE LA NICOLAJ

Contestato agli imprenditori Nicolaj anche un episodio di corruzione nei confronti dell’altro indagato Luigi Minenza, progettista e responsabile unico del procedimento per i lavori di dragaggio del Porto di Pescara, I e II lotto, per conto del Provveditorato alle Opere pubbliche per il Lazio, Sardegna e Abruzzo.

Da Luca e Galileo Nicolaj Minenza “riceveva una mazzetta dell’importo di 2 mila euro” per ottenere un “positivo interessamento” e “il sostanziale asservimento” agli interessi della ditta, nonché “l’adozione di atti a essa favorevoli, anche in contrasto con i doveri d’ufficio del pubblico funzionario”.

Tra gli effetti, mancati provvedimenti sfavorevoli del provveditore Donato Carlea, non coinvolto nell’inchiesta.

SOSTANZE NOCIVE SCARICATE IN MARE, ANCHE ARSENICO E MERCURIO

I belgi della Dec-Nv sono anche indagati per aver scaricato in mare a bella posta sostanze estremamente nocive  provenienti dalle operazioni di dragaggio.

Ripetutamente – scrivono i pm – effettuavano uno scarico in mare di acque reflue industriali” provenienti “dall’impianto di trattamento dei fanghi derivanti dalle operazioni di dragaggio”.

Impressionante la lista delle sostanze: “solidi sospesi, Bod5, Cod, azoto ammoniacale, alluminio, arsenico, bario, boro, cadmio, cromo, ferro, manganese, mercurio, nichel, piombo, rame e zinco”.

CONTRO LE PERIZIE, ACQUA CORRENTE INVECE DI QUELLA DEL PESCARA

Tra i reati contestati ai due esponenti della Dec Pesce e Mosca, anche la frode processuale per sviare gli accertamenti del consulente tecnico d’ufficio (Ctu).

Avvisati al momento della nomina che il consulente Roberto Quaresimini avrebbe effettuato un sopralluogo il 4 giugno 2011, gli indagati “alteravano artificiosamente lo stato dei luoghi e delle cose” presso l’impianto Dec, in particolare “introducendo dell’acqua corrente” al posto “di quella normalmente utilizzata dall’impianto, ovvero l’acqua del Fiume Pescara, e dunque con l’aggiunta di elementi estranei”.

GLI INDAGATI


Sono 31 gli indagati, accusati a vario titolo di gestione non autorizzata e traffico illecito di rifiuti, falso in atto pubblico e in registri, frode processuale, frode nelle pubbliche forniture, truffa, corruzione e turbativa d’asta.

Agli arresti domiciliari sono finiti Angelo Bellafronte Taraborelli, ex consulente esterno di vari Comuni del Pescarese e Giuseppe Biscontin, ex funzionario del provveditorato alle opere pubbliche di Venezia.

Sul registro degli indagati sono stati iscritti tutti tra gli amministratori o legali rappresentanti delle società che hanno partecipato all’appalto finito nel mirino degli inquirenti, ovvero quello del 2011 affidato alla ditta Gregolin di Venezia.

Gli indagati sono Luca Nicolaj (Nicolaj Srl), Galileo Nicolaj (Nicolaj Srl),Antonello Mancini (Nicolaj Srl), Pierre Henri Catteau (Dec-Nv), Francesco Paolo Pesce(Dec-Nv), Davide Mosca (Dec-Nv), Candeloro Di Sabatino (Euro Piemme Srl), Artesiano D’Attilio (Euro Piemme Srl), Cristian Ventura (Euro Piemme Srl), Andrea Nuccitelli(Nuccitelli Snc), Luigi Minenza (progettista), Sabino Cannone (Ecologica Anzuca Srl),Gianluca Giansante (Soget Srl), Luciano Columbaro (Soget Srl), Franco De Lutiis (Marzoli Trans Srl), Guerino Testa (commissario delegato), Emanuele Ucci (Rup), Angelo Bellafronte Taraborrelli (supporto al Rup), Luciano “Cucco” Boscolo (Dragaggi Srl), Giuseppe BiscontinFrancesco Gregolin (Gregolin Lavori Marittimi Srl), Marcello Rossi (Marcello Rossi spa), Paolo Del Pistoia (amministratore unico Sa.Si.T srl), Umberto Cicuttin (Costruzioni Cicuttin srl), Franco Bresciani (Bresciani srl), Antonella Bean (Rossi Renzo srl), Roberto “Anzoletti” Boscolo (Dragaggi spa), Carlo Amato (Icem srl), Diego Paltrinieri ( Prama srl), Walter Malvolti (Carlo Agnese), Dante “Contadin” Boscolo (Nuova Co.Ed.Mar).

Da www.abruzzoweb.it

 

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