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Niente risorse agli allevatori: persi 65mln di euro

 

E’ di queste ore la notizia che il Governo non intende inserire il finanziamento delle associazioni allevatori nel decreto “mille proroghe”

 

attualmente in discussione al Senato. Sino all’anno scorso lo Stato investiva 65 milioni di euro per promuovere il miglioramento genetico, la sicurezza alimentare, il benessere animale e la competitività delle stalle italiane. Con un colpo di spugna si smantella oggi un sistema efficiente, cresciuto e consolidato negli anni, ritenuto fra i migliori al mondo. In Abruzzo sono circa 2.500 gli allevatori aderenti all’Associazione Regionale Allevatori, che vedranno interrotto il sostegno alla loro attività di produttori di alimenti zootecnici (latte, carne, formaggi..) sicuri,  tracciati ed etichettati “made in italy”. Gli effetti di una scelta politica così miope si riverseranno inevitabilmente su un comparto che in Abruzzo è tuttora strategico: per il fatturato che produce, per l’indotto che genera, perché collegato direttamente all’offerta turistica e all’azione di presidio di un territorio montano difficilmente suscettibile di alternative produttive.
Non a caso la Cassazione ha definito di rilevante interesse pubblico quella attività che da domani invece non potremo più garantire, grazie a quello stesso mondo politico e produttivo che ogni giorno auspica investimenti a favore della competitività ma poi, al momento di decidere, ha scelto di cancellare, dalla sera alla mattina, le risorse per il sistema allevatori. Sistema che, nella nostra regione, rischia di ricevere così il colpo finale, dopo il taglio radicale ai finanziamenti, per quanto di propria competenza, già apportato anche sul bilancio regionale.
L’Associazione Regionale Allevatori d’Abruzzo, unendosi alle istanze che provengono dal mondo allevatoriale dell’intero paese, esprime quindi un ultimo pressante appello a tutte le forze politiche e all’intera società abruzzese perché si trovi il modo ed il tempo di porre rimedio ad un errore così grave e carico di conseguenze anche sul futuro delle nuove generazioni di allevatori.

 

 

 

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