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L’impresa, il territorio e la banca: una triade vincente, ma non in Abruzzo La terapia c’è, bisogna decidersi a bere la medicina

Rapporto banche, imprese, territorio: trasparenza e correttezza in tema di swap, condizioni usuraie, gestione finanziaria e riflessi sulla Centrale Rischi e Basilea 2 è il convegno che Confindustria Abruzzo ha organizzato nella giornata dello scorso 28 novembre per affrontare e cercare soluzioni agli argomenti più scottanti per gli imprenditori. Un approfondimento particolare hanno ricevuto gli swap, e nella spiegazione delle dinamiche finanziarie ha trovato non poco spazio un ampio chiarimento sulle modalità di azione delle banche nel rapporto con il correntista, imprenditore e non.

In apertura, alla platea sono stati illustrati gli “accadimenti”, neanche immaginabili,  che attraversano la vita di un qualunque correntista senza che il titolare del conto ne abbia la minima percezione; hanno fatto seguito le problematiche inerenti l’aspetto strettamente finanziario e del credito.

 

Condivido la sensazione che provano in molti quando dicono che il Paese è avvitato su se stesso, fermo, scemito dalla cultura calcististica o da isola dei famosi.  Figuriamoci se la cultura d’impresa o il rispetto e la dignità dell’imprenditore possono trovare interessamento o spazio alcuno. In Abruzzo abbiamo una situazione debitoria della sanità che potrà essere ripianata solo succhiando dalle imprese: da dove altro prendere soldi?  Ne è la prova il punto di IRAP in più che si aggiungerà alla percentuale prevista dalla Finanziaria, e che ci darà un peggioramento pari a circa lo 0,45%.

Inoltre. Abbiamo un totale di 89 enti con i quali avere a che fare per qualunque iniziativa imprenditoriale e un costo del denaro superiore alla media italiana di ¾., anche se i capitali da accantonare sono ridotti al 4% per il rischio finanziario. La Legge 488, i Patti Territoriali e quanto altro che, oltre ad avere effetti positivi quasi insignificanti, richiedono un iter burocratico non inferiore ai 4/5 anni. Una “deroga all’87.3.c.” i cui effetti sono tutti da vedere, si vedrà.

Ma così vogliamo che sia ancora l’Abruzzo?

La terapia, detto in maniera sintetica e concisa, sta nel:

*  fare squadra tutti compatti: tra imprese, con le Istituzioni, la politica, le banche, i sindacati. Entrare insieme in un progetto unico, condiviso, che dobbiamo deciderci a redigere, spazzando via tutto l’inutile che ci circonda.

* cambiare anima al sindacato, che non può pensare di ricoprire lo stesso ruolo che ebbe un secolo fa: i tempi sono cambiati e si deve adeguare. Oggi l’impresa è anche il singolo lavoratore: “si vive per lavorare” e non “si lavora per vivere” come un tempo; il lavoro adesso è gratificante, non serve più a sopravvivere, è il posto in cui l’individuo può esprimersi liberamente e trovare una identificazione. Sappiamo benissimo che il netto percepito in busta paga non è adeguato per vivere dignitosamente, ma su ogni 100 euro che l’imprenditore paga, per lui ce ne sono altri 110 da versare! Urge la defiscalizzazione degli oneri sui lavoratori

* snellire la burocrazie e ridurre la quantità di politica che ha ammalato l’Abruzzo senza quasi più via di ritorno: per ottenere un’autorizzazione bisogna avere a che fare con 30 enti, e con altri 26  per i controlli e le sanzioni! Figuriamoci quello che accade quando vengono esaminati i progetti: basta un cavillo microscopico per mandare a gambe all’aria qualunque Bill Gates.

* fare tesoro delle indicazioni di Basilea 2 in modo da renderle un’opportunità: dobbiamo arrivare ad una relazione basata sulla fiducia, sulla conoscenza reciproca, insomma ad una relazione di valore. E’ giusto che la banca conservi la sua capacità critica di valutatore, ma mai senza motivare la negazione ad un finanziamento, negazione dietro la quale quasi sempre si cela la paura di assumersi il rischio in qualità di imprenditore e a fianco dell’imprenditore.

 

Vittorio Silvestri

Delegato al Credito e alla Finanza Confindustria Abruzzo

 

 

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