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Le aziende dell’Abruzzo dovrebbero orientarsi ai mercati esteri?

Curvi Colabianchi

Amministratore delegato

3C S.p.A. Compensati
Cappelle dei Marsi

67060 Scurcola Marsicana (AQ)

 

 

Sono sicuramente favorevole. In questo periodo di forte crisi per l’Italia, il mercato estero rappresenta sicuramente una ricca fonte alla quale attingere. In 3C abbiamo iniziato a trattare con l’estero 15 anni fa, e attualmente contiamo rapporti con Danimarca, Svezia, Norvegia, Portogallo, Islanda, Francia ed Emirati Arabi. Purtroppo la strage dell’11 settembre 2001 ha pesantemente segnato i numeri dell’imprenditoria mondiale, provocando, a riguardo, un disagio pari all’80% rispetto alla situazione precedente all’avvenimento. Un altro pericolo potrebbe venire dai paesi dell’Est, i quali, disponendo di ottima materia prima e di costi non elevati, riuscirebbero a prevaricare tante altre aziende, soprattutto per quanto riguarda legno e arredamento. L’estero rimane, tuttavia, un’ottima opportunità per le realtà aziendali abruzzesi.

 

 

Franco Gatti

Amministratore Delegato

O’Plan soluzioni S.N.C.

Avezzano

 

Sono d’accordo. Ci sarebbe sicuramente un aumento dei beni. L’Abruzzo è una regione piccola, limitata per quanto riguarda gli abitanti. Bisognerebbe puntare a migliorare il fatturato. Noi produciamo servizi software, quindi non è che dobbiamo esportare un bene fisico; offriamo più che altro un servizio. Sarebbe interessante disporre di uno sportello che possa agevolare l’imprenditore nella burocrazia di queste cose; cioè i contatti con l’estero.

 

 

 

Cosa pensa dell’andamento economico della provincia dell’Aquila negli ultimi 10 anni?

 

Mimino Arcangelo

Amministratore Delegato

Febestar s.r.l.

Celano

Mi pare che le condizioni economiche della provincia dell’Aquila peggiorino di anno in anno. E non solo perché la provincia risente dei problemi di carattere nazionale (pressione fiscale, sicuramente esagerata, poca elasticità sul mercato del lavoro… e via dicendo), ma perché non si riesce ad adottare politiche adeguate che mirino alla salvaguardia delle imprese. Credo che L’Aquila abbia bisogno di una strategia di agevolazioni che punti a far restare in loco le aziende che già ci sono, e a farne nascere, o insediare da fuori, di nuove. A me pare che stiamo assistendo ad un “fuggi fuggi” generale dal quale non si viene fuori. Inoltre, si deve tener presente che i posti di lavoro diminuiscono più di quanto non appaia, perché quando un’impresa chiude porta con sé un indotto e, quindi, altre unità lavorative che sulla carta non appaiono

 

Bruno Guardiani
Direttore Generale Siemens CNX SpA
L’Aquila

 

Non mi soffermo sui dati e sugli indicatori, in quanto credo siano drammaticamente noti.  Vorrei invece indicarne brevemente le ragioni principali.
– La crisi industriale ed economica che ristagna sull’economia nazionale ed europea ormai da troppi anni.

– Una mancanza di visione e pianificazione locale di medio-lungo periodo, che ha impedito da almeno 10 anni di spingere e promuovere una riconversione del tipo di attività industriali presenti verso altre attività industriali a più alto valore aggiunto.

– Un persistente errore di valutazione di quella che dovrebbe essere la
vocazione principale del territorio: ci sono ottime università che
producono ottimi laureati, principalmente in campo scientifico e
tecnologico, mentre si continua a pensare che la principale vocazione
dovrebbe essere il turismo: e’ come dire produco ottimo vino, ma voglio
vendere frutta. E’ un dato certo che il territorio può offrire ottimi
cervelli a costi molto competitivi: basta promuovere e sponsorizzare tutto
questo, affiancandovi gli ingredienti aggiuntivi che consentono alle aziende
potenzialmente interessate di utilizzare quanto sopra in modo completo.

In particolare: fornire il territorio di una rete a larga banda, migliorare la
mobilità da/verso Roma e Pescara, migliorare la ricettività in quantità e
sopratutto qualità del servizio, migliorare ed aumentare la promozione dei
grandi pregi del territorio (ambiente, sicurezza), etc. etc.
Creare una grande coalizione, oltre ogni schieramento politico, sulla
rinascita economica e culturale del territorio, con un slogan molto forte:
“sullo sviluppo del territorio, tutti e senza dubbi di sorta, unicamente e
fortemente uniti”
Sfruttare, da parte del mondo politico, le conoscenze, le esperienze ed i
possibili suggerimenti degli operatori delle medie e grandi aziende presenti
sul territorio.

 

 

Come vede il futuro de L’Aquila e Provincia?

 

Marcello Arista

Elital srl
L’Aquila

L’Aquila sta attraversando un momento delicato dal punto di vista economico/sociale dovuto alla situazione lasciata da aziende importanti come Italtel, e dal fallimento dei tentativi successivi di ripristinare attività prevalentemente manufatturiere.
Una città che si era adeguata al posto fisso sia esso statale che industriale, oggi stenta ad uscire da questa situazione di stallo, al punto che una delle attività che va per la maggiore è di affittare camere.
Personalmente, però,  ritengo che questa sia una situazione transitoria perché il territorio è ricco di potenzialità e di risorse umane; inoltre vanta una Università di rilievo, per cui è questione di tempo: la tendenza è destinata a migliorare. Il futuro è della piccola/media azienda e nei giovani che devono essere educati e sostenuti per iniziare attività imprenditoriali.
Un difetto degli aquilani è di avere poca fiducia negli aquilani stessi e di aspettare sempre che qualche “generoso” venga da fuori per risolvere i problemi. L’esperienza invece dovrebbe insegnare che è meglio per L’Aquila credere nell’imprenditoria locale.
 
Bruno Di Bartolo

Amministratore Delegato

Bas S.r.l.

Raiano

 

E’ difficile dal mio osservatorio (piccolo imprenditore che opera  in una realtà periferica)  fare previsioni sul futuro dell’Aquila  e della sua provincia. Con certezza  posso affermare che abbiamo attraversato una fase difficile di crisi. I dati sono noti.

Si percepiscono segnali di ripresa di fiducia da parte dei cittadini. Ciò non è sufficiente per un nuovo sviluppo economico se non intervengono fattori di sostegno  alla piccola e media impresa endogena e se non si creano opportune condizioni di sinergia tra la produzione, l’università, i centri di ricerca e i servizi avanzati. La globalizzazione dell’economia ha bisogno di una forte capacità di produrre ricchezza a costi più bassi e con una qualità dei prodotti nettamente superiore. Questa prospettiva necessita di un intervento pubblico forte sulla riduzione  dei costi fiscali e contributivi.

 

 

 

 

 

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