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L’Aquila, tasse e contributi post sisma: Lolli incontra le imprese… tutto come un anno fa

Nulla di fatto su tasse e contributi post sisma di L’Aquila. Dall’incontro di oggi tra Giovanni Lolli, vice presidente della Regione Abruzzo con delega alle Politiche della Ricostruzione, la senatrice Stefania Pezzopane, sindacati, associazioni di categoria e imprese non è emerso niente di nuovo.

Tutto resta in ballo in attesa di una determinazione da negoziare con Bruxelles: domani un altro vertice, con il sottosegretario Gozi, per un’interlocuzione specifica finalizzata a capire la consistenza dell’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione europea sul regime degli “Aiuti di Stato” erogati dopo il terremoto del 2009.

La questione è proprio questa: aiuti di Stato. E si perché si parlò di “indennizzi” e non di aiuti proprio per evitare ogni possibilità di concorrenza sleale rinvenibile nella formula dell’aiuto. Oggi, a quanto pare, siamo dimentichi della natura giuridica che fu la fonte degli interventi.

Ma anche un’altra questione rimane poco chiara, quanto per niente perseguita da associazioni di categoria e rappresentanti delle Istituzioni: il Governo con la legge 183/2011 concesse defiscalizzazione su tasse e contributi seguita poi dal regime del “de minimis” e ad ora è l’unico responsabile dei propri atti: è esso solo l’autore di un possibile errore e deve farsi carico della eventuale sanzione inflitta dalla Ue. Non si comprende il motivo per il quale la battaglia debba essere condotta dalle imprese e, peggio ancora, pagata dalle imprese che dovrebbero restituire il tutto. Se errore ci fu questo è del Governo che ad oggi potrebbe pure essere colpito da un’azione di risarcimento del danno da parte delle imprese chiamate alla restituzione. Le Associazioni di categoria dovrebbero far pesare il proprio ruolo in questi termini, piuttosto che limitarsi ad un servile “saremo al fianco delle Istituzioni regionali”: ci mancherebbe che fossimo pure uno contro gli altri! Coraggio poco, voglia di essere dalla parte del potente di turno, invece, tanta.

Dal 10 agosto del 2013, giorno del recapito della famosa lettera del governo alla Regione Abruzzo (con la quale si chiedevano i dati fiscali delle imprese che hanno usufruito delle cosiddette agevolazioni fiscali post sisma) fino ad oggi sono passati più di 12 mesi e siamo ancora a chiederci la stessa cosa: come motivare quanto L’Aquila ha ricevuto? Dunque siamo allo stesso punto di un anno fa?

A questo si aggiunga pure l’errore materiale, di tipo “burocratico” con il quale il Governo italiano ha concesso agevolazioni fiscali prima della formale notifica alla Commissione avvenuta nel luglio 2012. Bè, decisamente troppo.

Ci sarebbe pure da chiedere perché non si rimettono in ballo anche le altre Regioni colpite da terremoti e beneficiarie di agevolazioni fiscali: anche su questo tutto tace.

I dati, ad oggi, sono sempre gli stessi: 111 imprese colpite dalla rivendicazione europea per un ammontare di 60 milioni di euro, “1/3 del totale concesso pari a 180 milioni” – dice Lolli sostenendo che “concorrenza sleale non ci fu, data la piccola porzione rispetto al tutto: 1/3 non rappresenta un danno a scapito di alcuno. Aggiungo anche – dice – che si rinviene un dato poco chiaro: nelle procedure della Ue compaiono 641 milioni erogati e non comprendo da dove esca una cifra simile, sulla quale non abbiamo riscontro. Un altro punto sul quale fare luce domani con Gozi”. In breve, pare che sosterrà che gli estremi per una concorrenza sleale non si rinvengono, anche in forza del fatto che dopo il sisma nessuno poteva produrre beni da immettere sul mercato e che, comunque, gli stessi non potevano essere trasportati a causa della mancanza totale di infrastrutture.

Raccomandazione della Senatrice: “teniamo la negoziazione nei limiti di regione e Governo, che non si abbia ad arrivare ad una legge che metta nero su bianco quanto ci viene rivendicato.

Insomma, tacere ed avere timore del peggio sembra sia la linea concordata.

Inopportuno e ingiustificato. Ma tant’è.

Maria Paola Iannella

Ex Consigliere Confindustria espulso da Confindustria L’Aquila

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