Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'AquilaL’Aquila, Salone Ricostruzione. La ricostruzione del Centro storico: la leva del commercio come strategia

L’Aquila, Salone Ricostruzione. La ricostruzione del Centro storico: la leva del commercio come strategia

Il dibattito ha voluto essere una “riunione fondativa” di un percorso finalizzato alla creazione di un progetto condiviso che vedrà la luce da qui ad un anno – ha dichiarato il moderatore moderatore Celso Cioni, Direttore Confcommercio Abruzzo, che ha fatto aprire i lavori al Sindaco Massimo Cialente. A lui ha subito sottoposto due questioni: la diminuzione dell’Imu in favore degli operatori del commercio che si rendano disponibili ad affittare i locali a prezzi calmierati,  ricordando a questo proposito la produzione di ampio materiale documentativo che Confcommercio ha tratto dalle delibere comunali di altre città che si sono già attivate in questa direzione; la sospensione delle tasse sull’occupazione di suolo pubblico a favore degli esercizi commerciali.

Il Sindaco ha risposto che l’amministrazione sta lavorando su una strategia volta a ricondurre in centro le attività commerciali, e per questo sta cercando di immaginare una  riduzione dell’Imu per chi affitta ai prezzi del 2008: ha poi detto di volere una città esattamente come era prima, con una vita notturna nel centro storico animato di pub e locali, fatto che attirava utenti anche da fuori città e che recava buona dose di benessere economico e di qualità della vita.

Pierluigi Properzi, Professore Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università dell’Aquila.

Il centro storico deve riprendere il ruolo di perno del commercio, del tessuto sociale, di progetti pilota nei quali trovino spazio le start up da collocare nelle aree dismesse, quale per esempio l’ex caserma. Tutto secondo quell’idea diffusa dall’Ocse per la quale L’Aquila deve essere la “città della creatività”.  Il capoluogo deve recuperare una forma nella quale riconoscersi, forma che aveva perduto già prima del sisma ma per questo bisogna fare delle scelte precise per capire che tipo di commercio vogliamo: solo quello della media e grande distribuzione? Solo quello caratteristico del centro storico? E’ evidente che nel definire i parametri bisogna stare ai fatti, perché ad oggi molti sono andati via e si sono riorganizzati una vita altrove: non possiamo pensare che il giorno in cui saremo pronti potremmo ricondurre qui chiunque con la bacchetta magica. Per allora la realtà sarà ben diversa da quella che avremo disegnato sulla carta.

Un piano di ricostruzione deve partire da una programmazione della viabilità: io lo immagino fatto di grandi circolatori perimetrali e di circolatori locali per i tratti brevi. Ma il problema sta tutto qui: non si può ragionare sulla mobilità se non si tiene conto dell’attuale modello sociale di sviluppo: per esempio prima avevamo la passeggiata, ora abbiamo via della Croce Rossa che è il simbolo del ritrovo del post sisma. E questo simbolo va cancellato e soppiantato con un valore identificativo e significativo di un futuro e non di un passato tragico.

Dunque, pensare ad un modello armonico del funzionamento della città vuol dire individuare una fruibilità del commercio, ecco perché è necessario capire subito come ricollocarlo.

Renato Cavalli, Presidente Commissione Consultativa Normativa e Pianificazione CNCC, Amministratore Unico Prassicoop, Consulente ANCI Lombardia.

Il dramma dell’Aquila sta nella mancanza di una pianificazione: i problemi che la affliggono esasperano chi ha deciso di restare. La dispersione in luogo della centralità è data dal fatto che non si sta lavorando in base alle vocazioni: bisogna individuare i flussi commerciali, assecondarli e costituire le sinergie funzionali intorno agli assi principali dello sviluppo commerciale. Faccio un esempio per essere chiaro: se delineiamo due o tre assi centrali della vita commerciale dobbiamo farlo tenendo conto che chi compera il prosciutto non può trovarsi a percorrere qualche chilometro per comperare il pane. Questo intendo quando parlo di flussi sinergici: mi riferisco a tutte le attività che sono tra loro connesse e che riescono a servire in modo completo una data area, sì da evitare che l’utente scelga di recarsi al centro commerciale per tagliare i tempi. La vision è importante: basti riflettere che laddove si compie un errore di valutazione il costo da pagare è alto: quando viene collocato un immobile residenziale questo sta a posto per 50 anni, diverso è il caso dell’esercizio commerciale che può invece chiudere dopo tre mesi e causare la perdita dell’investimento fatto.

Credo che uno strumento programmatorio possa passare attraverso una figura giuridica che sia creatrice di aree commerciali, cioè che sceglie e seleziona gli operatori commerciali e attribuisce le aree superando il concetto di proprietà dei metri quadrati.

Angelo Patrizio, Responsabile del Settore Urbanistica e progettazione Urbana di Confcommercio – Imprese per l’Italia.

Abbiamo perso 3519 giovani compresi tra i 16 e i 39 anni: un danno sociale ed economico irreparabile.

Abbiamo perso 1200 persone tra i 40 e i 64 anni.

Abbiamo perso 1500 attività commerciali, e in totale il 40% degli esercizi commerciali.

Chiedo pubblicamente alle Istituzioni, i cui rappresentanti sono qui: dove stanno tutte queste persone? E’ di questo che dobbiamo preoccuparci e di cui ci si deve assumere la responsabilità.

Non credo che ci siano modelli da importare, ce ne sono di bellissimi ovunque ma la città deve creare il proprio perché ci si deve riconoscere: i cittadini devono esprimere se stessi, le proprie esigenze,  abitudini, stratificazioni comportamentali. Non dobbiamo innamorarci di modelli che poi non funzionano, e quello del centro commerciale diffuso è un tema sul quale dobbiamo riflettere: L’aquila non è una città diffusa bensì un centro policentrico. Un centro commerciale è espressione di consuetudini, di spazi conquistati nel quotidiano, è dunque di tipo “naturale” non disegnato sulla carta: si parte da una vision, si passa per la gestione e poi si arriva al reperimento dei fondi. Non il contrario. Per me esistono i “sistemi commerciali” non i centri commerciali e per realizzare i primi bisogna ascoltare gli operatori, acquisirne le esigenze e tradurle in programmazione. Che Bruxelles venga qui a dirci se possiamo investire denaro pubblico o se dobbiamo stare firmi: ma deve venire qui a vedere.

Pietro Di Stefano, Assessore alla Ricostruzione, Urbanistica e Pianificazione Territoriale Comune di L’Aquila.

La città deve svilupparsi intorno a residenzialità, direzionalità, commercio, cultura.

E deve essere pedonalizzata. Qui ci vuole una battaglia culturale per far capire alla gente che non è necessario fermarsi con la macchina davanti al negozio.

Noi volevamo ricostruire partendo dalle due strade centrali del centro storico, la struttura  commissariale volle invece le aeree a breve. Oggi sappiamo che avevamo ragione, perché i primi fondi arriveranno per il centro e non per le aree a breve.

Anche per le autorizzazioni commerciali ci deve essere un sistema flessibile, non rigido come quello che abbiamo.

Corso Mantoné e il Museo delle genti d’Abruzzo di Pescara devono essere i nostri ispiratori.

(Alcuni commercianti in platea hanno reclamato le proprie ragioni, adducendo che le pratiche non si muovono e sottoponendo casi pratici e precisi: l’assessore ha risposto urlando che tutte le colpe sono del sistema di sostituzione edilizia che paga il sostentamento alla gente che è andata a vivere in altre città. Poi si è alzato ed è andato via)

Convegno a cura Fabbrica della Conoscenza, patrocinio Comune di L’Aquila, Camera di Commercio Provincia dell’Aquila, in collaborazione Confcommercio Provincia dell’Aquila, Coordinamento scientifico Lisa Di Bartolomeo, organizzazione Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo.

Print Friendly, PDF & Email