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L’Aquila, Salone Ricostruzione. Del Re (Cna-L’Aquila): le aziende chiudono per debiti e non per crediti

Presente fin dalla prima edizione, anche quest’anno la Cna (confederazione nazionale dell’artigianiato) dell’Aquila ha deciso di essere presente al terzo Salone della Ricostruzione. Con il direttore Agostino Del Re abbiamo fatto il punto sia sul Salone che sulla ricostruzione del capoluogo regionale.

Che significato ha per voi questo Salone?

«Avere un punto di riferimento fisso per veicolare il messaggio della ricostruzione dell’Aquila. Poi il confronto viene anche dal fatto di poter portare qui le realtà nel campo dell’edilizia nel territorio che ha il cantiere più grande d’Europa. Dunque perché non avere chi è specializzato nelle tecniche di recupero, restauro e costruttive. Poi ci interessa non far cadere l’attenzione sulla città».

Come giudica la situazione attuale dell’Aquila?

«È un disastro. La realtà del territorio in quattro anni è peggiorata, con la realtà logistica rimasta ferma, solo alcune cose sono andate avanti. Questi sono elementi che fanno perdere l’economia e l’attrattività di un territorio. La nostra situazione non riguarda solo la ricostruzione materiale, ma anche il rilancio dei settori di riferimento, come quello ricettivo e del commercio. La linea della ricostruzione vaa portata avanti a prescindere dal territorio in cui ci si trova e mi riferisco all’Emilia Romagna».

Quale segnale si auspica?

«Il segnale deve essere quello di mettere tutti nella condizione di poter ricostruire il mal tolto».

Cosa pensa dell’oltre miliardo di euro che dovrebbe arrivare?

«Dobbiamo riuscire ad avere la certezza di questi flussi economici. Qui si parla di un miliardo l’anno, che vorrebbe dire produrre ogni giorno 3 milioni di euro circa. Ma con l’immobilismo che c’è a causa dei pagamenti della pubblica amministrazione, si continuerà a costruire ma si creeranno delle sacche di credito enormi. Le aziende qui chiudono per crediti e non per debiti. Dobbiamo premere con il governo per avere garantito questo flusso economico, come già attuato in Emilia Romagna».

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