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L’Aquila, Salone della Ricostruzione: un’ala intera per i rivenditori, il Cfe sentinella del territorio

Sentinelle del territorio. Per loro transitano i prodotti che arrivano da tutto il mondo alla ricostruzione di L’Aquila: una responsabilità sociale prima ancora che imprenditoriale. Sono i RIVENDITORI: una categoria trasversale, che praticamente fa da collante tra i produttori di materiale edile e i costruttori che lo impiegano sui cantieri. Circa un paio di anni fa si sono aggregati e hanno dato vita al Cfe, una sigla che dietro l’acronimo esprime un contenuto preciso: Comitato – che vuole significare “aggregazione”, Filiera – che riconosce e istituzionalizza l’esistenza di una rete messa a sistema, Edilizia che circoscrive quello che ormai è un segmento economico a sé, la “ricostruzione”.

Al Salone della Ricostruzione dell’Aquila, nei giorni 7/10 maggio prossimi, compariranno tutti insieme e per la prima volta in un’ala riservata: 10 stand su 500 mq nei quali prenderà vita non solo l’esposizione classica ma una vera e propria “filosofia della ricostruzione”, materiale e sociale. Insieme all’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila, infatti, avremo sorprese tutte da vedere e vivere, che ci porteranno in una L’Aquila che non abbiamo più ma che non vogliamo neanche rimpiangere. Perché la riavremo più bella e meglio di prima. Il Cfe ce la mostrerà in una versione che adesso non siamo più costretti ad immaginare soltanto perché cominciamo già a toccarla attraverso i palazzi che rinascono nel centro storico. Palazzi dei quali, forse, non vedevamo più nemmeno il pregio, soffocati com’erano dalla poca manutenzione, e che ora invece stanno rispuntando comparendo come meravigliose novità.scimia

“Il trend di pensiero che vogliamo generare negli Aquilani – ha dichiarato Carmine Scimìa Coordinatore Cfe – è la convinzione di dover ESIGERE LA QUALITÀ ATTRAVERSO LA SELEZIONE DEI PRODOTTI E DELLE PERSONE: vigilare che tutto sia in regola e al meglio significa proteggere il territorio, il tessuto sociale e l’economia locale. Come Cfe abbiamo un codice etico, e vorremmo che a questo aderisse chiunque arriva in Città per la lavorare sulla ricostruzione. Qualcuno ci ha accusato di fare cartello contro il forestiero e di essere per questo anacronistici. Non ha capito niente, e non è un imprenditore… Ben venga il forestiero, ma no a quello furfante. E poiché dove c’è movimento terra è fisiologico un numero di eventi criminali o mafiosi, dobbiamo solo essere attentissimi a selezionare PERSONE E COMPORTAMENTI: solo così possiamo garantire una ricostruzione di qualità, alla quale naturalmente conseguirà una rigenerazione del tessuto sociale”

350 famiglie e 130 ml di fatturato sono i numeri del Cfe, e con dati come questi c’è la forza per generare un trend di pensiero, una modalità di lavoro che parte anche da noi e investe tutto il territorio”.

AGEA, 17 aprile 2014

 

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