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L’Aquila. Ricostruzione, Apindustria: danni incalcolabili con il passaggio alla disciplina dei lavori pubblici

Lo stravolgimento delle regole con l’ipotizzato passaggio alla disciplina dei lavori pubblici provocherebbe danni incalcolabili, dal blocco di cantieri che si stanno per allestire ad una stagione di infiniti strascichi legali che una normativa, seppur progressiva e perfettibile, protratta per cinque anni, lascerebbe inevitabilmente. Del resto gli attori del territorio, associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali, enti ispettivi e di controllo, sono da sempre impegnati nel cercare soluzioni senza provocare appesantimenti normativi proprio per scongiurare l’allungamento dei tempi di questa difficile ricostruzioneApindustria ha già da tempo segnalato diverse criticità ed ha spesso trovato risposta anche nell’impegno di diversi politici locali per sanare tali evenienze, ma è altresì vero che spesso, da fuori cratere, giungono come spade di Damocle, iniziative sciolte e dissennate di chi, pur non avendo assolutamente chiaro il quadro della situazione post-sisma, propone soluzioni “geniali” che, ovviamente sono solo il frutto di personali elucubrazioni. I punti più critici oggi, anche se di natura piuttosto tecnica, sono già allo studio sia dell’On. Legnini che della Sen. Pezzopane e potrebbero essere affrontati proprio nel modo descritto: senza provocare altri traumi.

Le nostre richieste sono riassumibili oggi in tre punti fondamentali a tutela del territorio, dei cittadini, delle imprese coinvolte (anche come subappaltatori) e dei fornitori:

1) scongiurare l’effetto della “revocatoria” per i crediti sorti durante la procedura di concordato che sono considerati prededucibili ex art. 111 comma due l.f. (in sostanza addirittura le somme già incassate possono essere richieste al fornitore);

2) inserire un dispositivo normativo che valga come clausola unilaterale rescissoria per i contratti stipulati con ditte successivamente fallite o in procedura concordataria (in qualsiasi forma) da parte della committenza previa verifica dello stato di avanzamento dell’opera;

3) stesso tipo di dispositivo normativo che renda obbligatoria l’accettazione da parte della committenza del mantenimento del contratto stipulato in caso di cessione di ramo di azienda successivo all’affidamento dei lavori.

Relativamente ai problemi riscontrati in fase di indagine delle Forze dell’Ordine sull’utilizzo di manodopera a nero abbiamo già avuto modo di proporre soluzioni semplici e volte al contenimento del fenomeno, fermo restando che nessun intervento normativo può salvaguardarci da tutte le azioni criminali possibili:

I dati per il controllo delle maestranze impegnate nei cantieri, con relativa individuazione degli specifici luoghi di lavoro, sono già in possesso della Cassa Edile e dell’Edilcassa, basterebbe mettere in rete la Prefettura, gli Uffici Speciali, gli Organi ispettivi ed il Gruppo Interforze per avere un quadro completo e, incrociando i dati, capire dove si deve approfondire l’indagine.

Non c’è alcun dubbio dunque che occorra intervenire per arginare e prevenire alcune criticità che possono essere create dalle distorsioni seguite all’intreccio di normative, ma non è proprio possibile ricominciare da capo, come proposto, stravolgendo le regole dei lavori privati ed è per questo che caldeggiamo il percorso già intrapreso e che, in questi cinque anni, ci ha condotto, non senza fatica, a perfezionare le regole vigenti senza provocare interruzioni nella ricostruzione.

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