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L’Aquila, modifiche assegnazione case: ma chi pagava l’affitto perché non lo paga più?

Dal Consiglio Comunale arriva l’iniziativa di rivedere la situazione dell’assegnazione delle case che, dal 6 aprile ad oggi, è rimasta immutata pur essendo totalmente cambiato l’assetto della distribuzione e della condizione delle famiglie terremotate.

Un esempio per tutti: all’indomani del sisma i residenti dell’Aquila si sono visti assegnare un alloggio o un assegno di autonoma sistemazione a spese dello Stato. Dunque, chi fino al 6 aprile pagava un affitto ha poi cominciato a vivere di sostegno pubblico al pari di chi, invece, aveva acquistato una casa in proprietà. Ad oggi la situazione è rimasta identica e non si capisce perché quanti ai tempi erano in affitto non debbano riprendere a versare un canone, esattamente come facevano prima, al legittimo proprietario, cioè il Comune. Il danno per le casse dello Stato è evidente, calcolato pure il gran parlare della fine dei fondi per la ricostruzione.

Eppure, arrivano proposte diverse e di ogni tipo, come quella che segue.

“Oggi ho presentato in comune, la mia proposta di modifica dei criteri per gli aventi diritto ad una abitazione Map o CASE, in favore dei giovani, in particolare donne, coppie, genitori”. Lo annuncia, in una nota, il consigliere comunale dell’Aquila di minoranza Enrico Verini. “Purtroppo, a 4 anni dal sisma – osserva – nessuno si e’ mai preoccupato di modificare gli originali criteri per l’assistenza alla popolazione che, e’ bene ricordarlo, fotografavano la situazione familiare degli aquilani alla data del 6 aprile 2009. Sono passati 4 anni e quelli che all’epoca erano poco piu’ di bimbi di 14 anni e piu’, oggi sono entrati nella maggiore eta’ e in alcuni casi hanno deciso di uscire dalla famiglia di origine, formandosene una propria, sia attraverso la contrazione di un matrimonio, ma anche attraverso una semplice convivenza, da non molto regolamentare dal nostro comune, con l’istituzione del registro delle coppie di fatto. In alcuni casi infine, giovani donne sono diventate anche madri. Tutte queste situazioni, diventano incompatibili con la vita comune presso le famiglie di origine e, prima di oggi, nessuno si era premunito di proporre di eliminare il divieto vigente che impedisce la disgregazione dei nuclei familiari di origine, impedendo alle “nuove” famiglie di vivere in un’ abitazione a loro assegnata, anche se i componenti delle stesse (nuove famiglie), avendo la loro abitazione inagibile in seguito al sisma, hanno diritto moralmente all’assistenza dedicata a tutti coloro che si trovano nelle medesime situazioni abitative. Di fatto oggi, se un ragazzo al 6 aprile 2009 di 14 anni, diventato maggiorenne, esce dalla propria famiglia di origine che vive in un Map o in una C.A.S.A., non ha diritto a nulla”, afferma Verini. Insomma, da questo punto di vista (e ahime’ per tanti altri), essere giovane, all’Aquila, non conviene. Come non conviene tentare di formarsi una propria famiglia, come non conviene mettere al mondo dei figli. Al contrario io credo che, non solo bisogna tutelare questa fascia di popolazione estendendole i diritti oggi a pannaggio esclusivamente delle generazioni piu’ mature, ma in qualche maniera bisognerebbe premiare il coraggio e la speranza, che attraverso l’assunzione di proprie responsabilita’, i giovani aquilani trasmettono a tutta la citta’, provando nonostante tutto e nonostante tutti, ad andare avanti. Mi auguro – conclude il consiglere – che la mia proposta sia votata all’unanimita’, Sindaco in testa quando, a brevissimo, sara’ discussa in Consiglio comunale”.

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