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L’Aquila, Futuris: quale opportunità per gli operatori economici locali?

Riprende la pubblicazione della nostra intervista ad Antonio Nidoli, Amministratore e Presidente di MA&D Spa e Consigliere di Amministrazione di Futuris Aquilana. Per un contributo costruttivo al dibattito intorno alla centrale per la produzione di energia elettrica da biomasse di Bazzano e sulle sue ricadute sul territorio abbiamo scelto di esaminare il progetto sotto il profilo del piano industriale e non anche ambientale, già ampiamente affrontato in altre sedi e in corso di valutazione. Domani la conclusione dell’intervista e le osservazioni di ordine operativo sulle quali invitiamo la comunità e gli operatori ad accendere un confronto. AGEA resta disponibile alla pubblicazione di tutti gli interventi che perverranno.

(parte quarta – rapporti col territorio)

Alle polemiche sulla fattibilità di una filiera locale per l’approvvigionamento della centrale, Futuris risponde con l’accordo con gli operatori del settore agro-forestale e, in particolare, con la C.I.A. della Provincia dell’Aquila. Quali prospettive vedete in queste relazioni col territorio?

Riteniamo che il tratto più qualificante del nostro progetto stia nella qualità della progettazione e nel grado in cui questa abbia trovato poi riscontro nelle relazioni con gli operatori economici locali. A differenza di altri progetti simili, in prima battuta è stata progettata e costruita la filiera e soltanto in un secondo momento abbiamo messo mano alla progettazione dell’impianto, decidendo sul dove localizzarlo e con quale potenza. Abbiamo sollecitato l’aggregazione in forma stabile dei nostri futuri fornitori di biomassa che già dal 2009 si sono costituiti in Società Cooperativa a r.l. (“Energia e Territorio”). Dalle aree già oggi gestite dai Soci di Energia e Territorio saremmo in grado di ottenere circa 18.000 tonnellate annue di biomassa forestale derivante dall’attività di taglio raso a fini di rimboschimento e bonifica di aree incendiate. In più occorre considerare la biomassa potenziale disponibile ogni anno derivante da manutenzione forestale ed i residui di biomassa vergine da segheria, pari a 48.675 ton/anno di cui 15.000 già pronte per Bazzano. Il prezzo offerto per la fornitura di biomassa adatta alle caratteristiche dell’impianto è in linea con la media di mercato, ma, soprattutto, consente alla filiera di ottenere un’equa e piena remunerazione dei fattori produttivi, oltre che una certa marginalità. Il coinvolgimento ulteriore della Confederazione Italiana Agricoltori nel consorzio di fornitura E.T. rassicura tutti sia sulla provenienza locale delle biomasse sia sull’affidabilità, sulla durata e sull’attendibilità del piano di approvvigionamento dell’impianto. E’ elemento di garanzia soprattutto per gli investitori la cui attenzione si concentra più sulla solidità e sull’affidabilità della filiera di approvvigionamento che sugli aspetti tecnologici e costruttivi dell’impianto. La realizzazione della centrale di Bazzano porterà ad un indotto occupazionale di 70-80 addetti nella sola filiera di approvvigionamento per la fornitura della biomasse oltre che a benefici connessi all’integrazione dell’attuale reddito agrario e ad una più attenta e costante manutenzione del territorio, finora rimasta in ombra per mancanza di risorse.

Avete considerato l’ipotesi di una partnership con E.T., facendola entrare, ad esempio, nella compagine societaria di Futuris Aquilana? Darebbe maggiore solidità al progetto.

E’ un’ipotesi che non escludiamo e che stiamo valutando.

Qual è l’opinione di Futuris Aquilana in merito all’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale dell’Aquila il 14 novembre scorso, che ha espresso, tra le altre cose, la sua contrarietà alla localizzazione dell’impianto?

La nostra posizione è stata illustrata in una lettera datata 8 novembre 2013 indirizzata ai Consiglieri del Comune dell’Aquila e nel frattempo non abbiamo registrato alcun elemento tale da indurci a rivedere il nostro giudizio. Prendiamo atto di un passaggio di significato politico ma privo di alcuna valenza amministrativa. Nel rapporto con la Pubblica Amministrazione parlano le “carte” e le “carte” dicono che finora nessuno dei 23 enti coinvolti nella Conferenza di servizi, Comune dell’Aquila compreso, ha fatto marcia indietro rispetto al parere tecnico reso in senso favorevole al nostro progetto. Non escludiamo che i Consiglieri del Comune dell’Aquila possano essere stati influenzati da informazioni inesatte sulla sostenibilità della filiera di approvvigionamento e sulle emissioni dei fumi. Al di là della vicenda del nostro impianto, il nodo da sciogliere è quello di una politica che si dimostra incerta nel decidere né a favore né contro determinati progetti industriali.

Se la politica è ambigua e i cittadini spaventati, come imprenditori con quale stato d’animo attendete l’esito del TAR, a fronte di un investimento di tali proporzioni? (domani la conclusione dell’intervista)

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