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L’Aquila, Futuris: per Nidoli tutto è migliorabile e aperto al dialogo e al confronto

Questa pubblicazione conclude la nostra intervista ad Antonio Nidoli, Amministratore e Presidente di MA&D Spa e Consigliere di Amministrazione di Futuris Aquilana. A chiusura, alcune riflessioni che vogliono alimentare costruttivamente il dibattito intorno al progetto della centrale per la produzione di energia elettrica da biomasse di Bazzano e sulle sue ricadute sul territorio.

Chiunque vorrà intervenire sull’argomento potrà farlo inviando in redazione il proprio contributo che sarà puntualmente ospitato sulle nostre pagine.

(parte quinta e ultima – conclusioni)

In chiusura, una domanda d’obbligo: con un giudizio del TAR pendente, malgrado incentivi poco generosi per la produzione di energia elettrica, l’ostilità di parte dell’opinione pubblica e senza avere certezze sulla futura vendita del calore prodotto dalla centrale, perché continuate a puntare su un progetto così ricco di insidie?

Perché abbiamo investito tanto, malgrado le difficoltà connesse al carattere innovativo del progetto, nella progettazione e nella costruzione della filiera per la fornitura della biomassa. Perché riteniamo che il progetto di Bazzano sia realmente sostenibile sotto ogni profilo, anche dal punto di vista ambientale. Ciò non esclude, ovviamente, che tutto possa essere nel tempo migliorato anche sulla base dei bonus economici che già oggi la normativa nazionale riconosce a favore della produzione di energia elettrica e termica da fonte rinnovabile non fotovoltaica. Anzi, da questo punto di vista, siamo aperti al dialogo e al confronto, e pronti a valutare proposte migliorative. Infine, perché riteniamo che tra il “non fare”, rassegnandoci al dominio delle fonti fossili, ed il “fare” in modo innovativo, accettando di essere criticati e valutati anche duramente e a volte strumentalmente, sia di gran lunga preferibile la seconda via. Per noi questo significa una sola cosa: essere responsabili nei confronti di noi stessi e, soprattutto, di chi verrà.

CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI PER UN DIBATTITO CON LA COMUNITA’

A rileggere l’intervista per intero si intuisce che la questione non si presta a banali semplificazioni. La complessità del progetto meriterebbe un doveroso approfondimento in sede tecnica ed un approfondito studio delle “carte” depositate presso gli enti competenti e presso la stessa Futuris Aquilana. Tutto questo, però, esula dai compiti di AGEA. Preme invece fare alcune considerazioni di carattere generale con riferimento al progetto di Futuris, e non solo. Nel lungo dibattito tra chi è a favore e chi è contro la costruzione della centrale sono rimasti in ombra alcuni punti che nell’intervista si è tentato di far emergere.

Punto Primo. Scorrendo la scansione degli eventi si afferra subito che se anche i lavori di costruzione avessero avuto inizio nell’autunno del 2010 senza subire interruzioni, non vi è certezza che l’impianto sarebbe entrato in funzione prima del 30 aprile 2013, termine oltre il quale ogni chilowattora elettrico NON sarebbe stato più incentivato a € 0,28: http://www.gse.it/it/Qualifiche%20e%20certificati/Incentivi_DM_06_07_2012/Pagine/default.aspx

Del “taglio” degli incentivi che varato con il D.M. 6 luglio 2012 i promotori di progetti simili a quello di Bazzano ebbero a percepire qualcosa soltanto ad inizio 2012 allorquando iniziarono a “girare” diverse bozze di quel decreto. Cosa c’entra tutto questo con Bazzano? C’entra e come. La scure che si è abbattuta su quella famosa tariffa onnicomprensiva di 0,28 €/kWh ha messo in discussione alcuni punti di cardine del progetto: la potenza installata, la composizione qualitativa del “combustibile” (almeno per il 70% costituito da sottoprodotto), la sostenibilità della filiera agro-forestale, i tempi di rientro dell’investimento, la redditività attesa, ecc.., tutti elementi a cui prestano particolare attenzione gli istituti di leasing o i fondi di investimento quando si tratta di co-finanziare progetti simili (oggi in misura non inferiore all’80% del fabbisogno).

Siamo certi che, malgrado tutti i correttivi apportati da Futuris per sterilizzare i minori incentivi (chiedendo di fare un passo indietro ai fornitori, alla C.I.A. ed al credito), il progetto di Bazzano sia ancora economicamente sostenibile?

Su questo punto auspicheremmo un momento pubblico di approfondimento: l’esigenza di chiarezza e trasparenza è prevalente rispetto alla tutela del segreto industriale. Il socio Omnes Capital, l’ex fondo di private equity di Crédit Agricole, ha un qualche ruolo nell’apportare quell’80% della finanza necessaria per realizzare la centrale? Non è questione di lana caprina che la comunità locale ne venga informata e che la stessa conosca fino in fondo del perché dell’ingresso di Omnes Capital nella compagine sociale di Futuris e se/come Omnes Capital agisca per rendere più solido, credibile e sostenibile il progetto. Fin troppe volte si è assistito, infatti, negli ultimi anni, allo shopping sfrenato, ad esempio, di centrali biogas da parte di anonimi fondi di investimento sia italiani sia stranieri.

Quali sono i piani di Omnes Capital rispetto a Futuris? Tutto ciò che sappiamo è che all’atto del suo ingresso in Futuris, Omnes Capital ha messo sul piatto 4 milioni di euro, a cui se ne sarebbero aggiunti altro 10 negli anni successivi, necessari per sviluppare la cosiddetta “fase 2” del piano industriale, consistente nella costruzione di tre nuove centrali. Nel 2016 Futuris avrà realizzato dieci nuovi impianti, per una potenza installata pari a 54 MW ed un investimento complessivo di 220 milioni di euro.

C’è altro che dovremmo sapere?

Nel corso dell’intervista, il top management di Futuris ha tenuto a ribadire che è importante “dialogare in modo costruttivo con la comunità locale per far conoscere, con chiarezza e trasparenza le reali caratteristiche del progetto e informare sulle opportunità per il territorio e chi lo vive“. Il che è eticamente corretto ma anche necessario se l’obiettivo che i promotori del progetto si propongono di raggiungere è il consenso sociale. Ma la ricerca del consenso e del favore della comunità locale rispetto ad un’iniziativa imprenditoriale così importante hanno un passaggio obbligato nella conoscibilità anche degli aspetti economico-finanziari della centrale di Bazzano e dei cofinanziatori del progetto con quali la comunità locale, fatta da famiglie ed imprese, si troverebbe a convivere per non meno di 20 anni, non un giorno. La regola aurea della piena conoscibilità allargata anche alla sfera economico-finanziaria ed ai soggetti che a volte intervengono nel finanziamento di un determinato progetto fino all’80% del fabbisogno, dovrebbe valere non solo per la centrale di Bazzano ma per tutti quelle iniziative che hanno un significativo impatto sui territori e che necessitano in ogni caso di un ampio consenso sociale.

PUNTO SECONDO: coinvolgimento diretto nella compagine sociale di una rappresentanza dei fornitori di biomassa vegetale (E.T.).

Nel corso dell’intervista, Futuris si è detta disponibile a valutarne la fattibilità. Qualora si trattasse di una presenza non simbolica (maggiore del solito 5% “politico”) ed assicurasse una presenza qualificata degli agricoltori nel Consiglio di Amministrazione di Futuris Aquilana, con possibilità di nomina di uno dei componenti del Collegio Sindacale, saremmo in presenza di un fatto importante. La partecipazione al capitale di rischio potrebbe allargarsi anche ad altri soggetti (azionariato diffuso?) ma, anche in questo caso, condizione necessaria affinché ciò avvenga è che vi sia una profonda condivisione dell’obiettivo e che agli eventuali piccoli/piccolissimi azionisti di Futuris Aquilana tocchi una sorte diversa da quelli di Telecom.

PUNTO TERZO: lotta agli sprechi e ricerca dell’efficienza. Il progetto di Bazzano ha in sé una contraddizione di cui non si può chieder conto a Futuris Aquilana bensì al legislatore. La centrale è stata autorizzata come impianto per la produzione di energia elettrica. In realtà la produzione preminente di energia di quell’impianto riguarda il calore il cui futuro impiego è incerto in quanto legato ad una serie di variabili: piani delle varie amministrazioni competenti, incerto sviluppo di un polo produttivo che possa acquistare il calore prodotto dalla centrale, elevati costi di realizzazione e di gestione di una qualsiasi rete di teleriscaldamento (non a caso se ne fanno sempre meno in Italia), ecc.. E’ socialmente accettabile che a fronte dell’ingente quantità di biomassa utilizzata per “alimentare” la centrale, la parte prevalente dell’energia prodotta -cioè calore- debba essere buttata via? Non è questo di per sé uno spreco/una inefficienza tollerato/a da un impianto normativo che andrebbe profondamente rivisitato?

PUNTO QUARTO: bilancio emissivo zero. Nell’intervista si richiama la legge regionale dell’Emilia Romagna. In alcune aree quella Regione accorda l’autorizzazione di impianti per la produzione di energia a biomasse con potenza termica superiore a 250 kW solo a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2. Non sarebbe il caso di approvare una norma analoga, migliorandola, anche in Abruzzo?

Last but non least. Non commettiamo l’errore di mettere sullo stesso la questione del rilancio delle fonti fossili (petrolio, gas e carbone) e quella della produzione di energia da biomasse/biogas. La seconda merita un’attenta considerazione ed è ineludibile così come lo è quella ancora più importante della lotta agli sprechi energetici e a favore dell’efficientamento energetico. Tutte queste devono essere affrontate per far scaturire Piani d’azione seri, credibili, sostenibili e con regole certe, anche con riferimento al diritto all’informazione e di partecipazione alle scelte “dal basso”, come si diceva un tempo: l’immobilismo dettato dall’incertezza ci condanna alla “dittatura” di petrolio, gas, e carbone.

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