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L’Aquila, Futuris: 3 anni di ritardi, ma centrale pronta entro 2015

Intervista a Antonio Nidoli

Pubblichiamo un’intervista ai vertici di Futuris Aquilana fatta ad inizio dicembre dello scorso anno. Oggetto: la centrale per la produzione di energia elettrica da biomasse di Bazzano. Date importanza e complessità dell’argomento, l’abbiamo articolata in 5 puntate, intorno a 5 temi: sostenibilità economica, efficienza dell’impianto e tutela della salute, sostenibilità ambientale, rapporti col territorio, conclusioni.

Dopo aver letto il lungo carteggio ricevuto da FUTURIS AQUILANA, in un tranquillo sabato mattina raggiungiamo telefonicamente Antonio Nidoli, che è al contempo Amministratore e Presidente di MA&D Spa, la società che ha curato lo sviluppo del progetto della centrale di Bazzano, e Consigliere di Amministrazione di FUTURIS AQUILANA che è, invece, la società veicolo (NewCo), in cui MA&D Spa ha una partecipazione del 20% a fronte dell’80% di FUTURIS Spa, che realizzerà e gestirà l’impianto. Ci risponde da Milano per un’intervista senza paracadute attesa a lungo.Il tono è colloquiale e la conversazione scorre fluida, malgrado la comunicazione si interrompa più di una volta. Ci poniamo in posizione di “ascolto”, l’unica possibile quando v’è necessità, come in questo caso, di tentare di cogliere le potenzialità e le criticità di un progetto piuttosto controverso.

(parte prima – sostenibilità economica)

Dottor Nidoli, ci parli di Futuris Spa, della mission aziendale, del suo mercato, dei suoi impianti già in esercizio, di quelli in programma e delle tecnologie utilizzate.

Futuris Spa è stata costituita nel 2009 da un gruppo di manager con importanti trascorsi professionali; tra questi l’Ing. Danielli, che vanta una lunga esperienza ai vertici di Air Liquide e di Italcementi. Nel marzo del 2013 si sono aggiunti altri associati non operativi, che hanno apportato ulteriori risorse finanziarie per lo sviluppo dell’azienda. Ultimo investitore in ordine di tempo è Omnes Capital, l’ex fondo di private equity di Crédit Agricole. Ha scelto di operare nel mercato delle energie rinnovabili, soprattutto nel segmento delle biomasse solide che in Italia ha un elevato potenziale crescita perché vi sono sia know-how consolidato, quindi tecnologia e filiera industriale interamente italiana, sia disponibilità di biomasse solide. Ad oggi Futuris Spa è presente solo sul mercato nazionale ed ha 2 impianti in esercizio; 3 sono invece quelli autorizzati tra cui rientra quello de L’Aquila. Per quanto concerne le tecnologie, sono i contesti territoriali a guidarne la selezione: quello di Isontina, ad esempio, è un impianto di gassificazione a pellet; a L’Aquila, invece, è previsto un impianto cogenerativo alimentato da biomasse solide per la precisione da sottoprodotti che derivano da lavorazioni meccaniche del legno e dei residui delle coltivazioni agricole.

L’inizio dei lavori di costruzione della centrale è stato più volte rinviato: dall’autunno del 2010 la posa della prima pietra è slittata dapprima alla seconda metà del 2012 e poi ancora alla seconda metà del 2013. E di conseguenza la data di entrata in funzione della centrale: dai primi mesi del 2012 si è passati alla seconda metà del 2014. Oggi qual è la situazione e quali sono le vostre previsioni?

La nostra tabella di marcia è stata più volte rivista soprattutto a causa dei tre ricorsi presentati contro l’autorizzazione della centrale: due si sono risolti a nostro favore; uno, invece, è tutt’ora pendente. Tra quelli risolti, uno in particolare venne a cadere nel delicato passaggio dalla fase di progettazione preliminare a quella di progettazione definitiva/esecutiva dell’impianto, che prelude all’inizio vero e proprio dei lavori.

L’autorizzazione alla costruzione dell’impianto è stata rilasciata alla MA&D Power Engineering S.p.a. il 30/8/2010. Esattamente un anno dopo, il titolo autorizzativo è stato volturato alla NewCo Futuris Aquilana. A luglio 2011 abbiamo accettato la soluzione tecnica di connessione della centrale alla rete di distribuzione dell’energia elettrica, abbiamo avviato la fase di ordine ai vari fornitori (caldaia, turbina, opere, ecc.) ed acquistato i terreni su cui sorgerà l’impianto. L’apertura del cantiere è avvenuta formalmente nel mese di luglio 2013. L’inizio delle opere e il primo getto tra agosto e settembre 2013 (la comunicazione di inizio lavori è datata 29/8/2013). Se saremo bravi e se le condizioni meteo ce lo permetteranno, chiuderemo la parte più importante dei lavori in massimo 21-24 mesi. Non oltre la fine del 2015.

I tre anni di ritardo fin qui accumulato non avranno ripercussioni sulla sostenibilità economico-finanziaria del progetto?

Consideri che finora sono già stati investiti nel progetto 3.000.000 di euro. Oltre a quelli già spesi, sono in programma investimenti per complessivi 30.000.000 di euro. E’ indubbio che alla fine questi continui ritardi andranno ad incidere sulla redditività del progetto. Il problema di fondo sta nella forbice che divide i tempi decisionali/operativi del mondo produttivo e quelli della giustizia amministrativa. Noi ci avviamo ad investire 30.000.000 di euro in un progetto si cui pende l’ennesimo giudizio del TAR -il terzo della serie- di cui si conosceranno gli esiti a macchina già in corsa.

Nel frattempo è mutata anche la disciplina degli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non fotovoltaica. L’impianto di Bazzano contava di introitare 0,28 € per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta nei primi 20 anni di vita. Nella data prevista di entrata in funzione della centrale gli incentivi saranno inferiori di circa il 40% …

La normativa sugli incentivi è cambiata nel luglio del 2012 ed abbiamo dovuto tenerne conto per preservare gli equilibri finanziari del progetto e per variare il mix della biomassa necessaria per alimentare la centrale, che nella sua formulazione definitiva prevede solo sottoprodotti da legno vergine come prescritto dalle nuove leggi. Di fatto il D.M. 6 luglio 2012 ha reso più virtuosa la centrale di Bazzano.Siamo stati costretti ad ottimizzare ulteriormente, d’intesa con la Confederazione Italiana Agricoltori della Provincia dell’Aquila, la logistica di approvvigionamento in biomasse della centrale; abbiamo ridotto la potenza elettrica dell’impianto (downgrading); abbiamo parzialmente beneficiato della discesa del prezzo di mercato per l’accesso alle tecnologie; abbiamo chiesto uno sforzo anche al mondo del credito. Così facendo –se le previsioni verranno rispettate e se non ci saranno altri incidenti di percorso- stimiamo di poter rientrare dall’investimento in 10 anni al massimo, contro gli 8 anni previsti nel 2010. Tutto questo senza contare sui “premi” che la legge prevede per quegli impianti a biomassa che si dimostrino particolarmente efficienti e che siano in grado di abbattere drasticamente le emissioni, ben al di sotto dei limiti di legge, e senza considerare l’apporto economico dell’eventuale vendita del calore prodotto dalla centrale.

Perché vendere (o disperdere) l’energia termica prodotta quando la maggior parte delle centrali a biomasse sono finalizzate al teleriscaldamento delle abitazioni vicine o delle aziende limitrofe? (fine prima parte – continua domani)

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