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L’Aquila: è ora di innovare Il Terziario sarà la punta avanzata dell’innovazione Intervista al Presidente Antonio Chiodo

 

Si è costituita, in seno a Confindustria L’Aquila, la Sezione Servizi e Terziario Avanzato: oltre 80 aziende che insistono sui settori della consulenza di direzione ed organizzazione aziendale, engineering, informatica, telematica, banche dati, videoinformazione, revisione e certificazione dei bilanci, leasing, factoring, attività politiche e sociali, comunicazione e pubblicità, servizi tecnici.

Nelle foto, i tre componenti del Comitato di presidenza della Sezione.

ANTONIO CHIODO, cremonese, classe 1936, due figli, vive a Sulmona  dove è arrivato nel 1984 dal milanese. E’ stato Amministratore Delegato dell’unità produttiva di Sulmona della Beta Utensili  fino al 2000, ha costituito la S&T Consulting sas – Sviluppo e Territorio – che, in collaborazione anche con Sintab srl di Sulmona, offre servizi per “Soluzioni Integrate” alle problematiche aziendali, onde affrontare il cambiamento nell’ottica dell’innovazione.

Dal 2007 è Presidente della neonata Sezione Servizi e Terziario Avanzato di Confindustria L’Aquila. Al suo fianco i Vicepresidenti Francesca Pompa di L’Aquila (One Group) e Arcangelo Ciccarelli di Celano (Marsica Lavoro) ed un comitato operativo composto da:

Alessandro Graziani – Spes Lavoro (L’Aquila)

Cristiana Alfonsetti – Ingenius srl ( L’Aquila)

Antonietta Riccitelli – Pea sas (L’Aquila)

Gennaro Tornincasa – Lynx srl (Sulmona)

Gianluca Bucci – Internovit srl (L’Aquila)

Mirella Bricca – S.B.S. (L’Aquila)

 

 

 

Ogni nuovo Presidente ha un programma, ed è prontissimo nel descriverlo punto per punto, basta dargli il via. Antonio Chiodo, invece, dice chiaro che l’obiettivo della sua Presidenza sarà solo ed esclusivamente quello di diffondere “la cultura dell’innovazione” su un territorio che ha bisogno di questa cultura per emergere o anche solo per sopravvivere.

 

“Intanto un programma per soli due anni di Presidenza mi sembra un parolone: se fossimo a Brescia, a Torino, a Venezia o a Udine, risulterebbe credibile perché ci sarebbero almeno delle fondamenta sulle quali iniziare a costruire, ma all’Aquila siamo ancora alla fase della ricerca del terreno edificabile…!

Intendo dire che, nella nostra provincia il concetto di “Servizi all’impresa”, l’idea di utilizzare le competenze che le aziende del terziario avanzato mettono a disposizione delle imprese è ancora avvertita come un grande costo e non come un’opportunità.

Innovazione vuol dire apertura verso il nuovo, curiosità, creatività, partecipazione, capacità di fare sistema, fare emergere le proprie peculiarità, personali e territoriali “capacità di fotografare la realtà attuale, ma anche capacità di comprendere cosa ci prospetta il futuro”

Dunque, con molta serenità, intendo iniziare dalle fondamenta: creare cultura di innovazione. E già mi sembra un progetto molto ambizioso, che richiederà certamente molto tempo e più di un mandato”.

 

Dunque, una partenza ragionata e calibrata in base alle peculiarità del territorio?

Direi di si. Certamente il desiderio di fare un disegno programmatico, un progetto di innovazione per lo sviluppo del territorio c’è, ma penso che sia prematuro; se pensiamo a tutte le sedute, a tutti gli incontri che si sono fatti, per esempio nella Valle Peligna a anche altrove, hanno dimostrato che conseguentemente alle parole sono venuti ben pochi fatti. Interpretando la geografia economica del territorio, che si presenta a macchia di leopardo, si potrebbe pensare a progetti di innovazione, diversi per ogni area della provincia, a seconda delle singole vocazioni, da mettere insieme in un unico contenitore nel quale coinvolgere come protagonisti tutti gli attori che operano sul territorio: politica, imprese grandi e piccole, istituzioni, Confindustria… Ma abbiamo verificato, come già in altre occasioni, che la cultura dell’immobilismo e non la cultura dell’innovazione è molto radicata, tanto da scoraggiare o far naufragare qualunque velleità di cambiamento.

A questo si aggiunga che mancano le risorse: le idee ci sarebbero pure, basterebbe guardare quello che stanno facendo altre città e riprodurlo, adattandolo al nostro contesto; prima ho citato Torino, Brescia, Venezia, Udine non a caso: lì ci sono progetti in atto, progetti integrati tra operatori pubblici e privati che porteranno ad uno sviluppo certo e duraturo.

Dobbiamo porci l’obiettivo di far crescere l’intero sistema industriale, aiutando soprattutto le piccole imprese a superare i loro limiti strutturali, a far emergere la capacità innovativa di cui dispongono, specialmente in ambito produttivo, offrendo quelle competenze anche in campo gestionale ed organizzativo, in grado di far affermare la spinta innovativa: obiettivo raggiungibile qualora riusciremo a rendere fruibile il nostro patrimonio di conoscenza.

 

Insomma, “facciamo prima gli italiani e poi l’Italia”…

In un certo senso sì, ma ad onor del vero la parte più difficile è proprio quella iniziale: diffondere la cultura dell’innovazione. Se ci fosse un substrato imprenditoriale solido, non avremmo aree così svantaggiate sulle quali non si riesce a far nessuna previsione di sviluppo.

Casi di eccellenza nella nostra provincia in verità non mancano, ma il problema è la diffusione della cultura dell’innovazione nell’intero sistema delle imprese e nei rapporti tra queste ed il sistema istituzionale.

Sta prendendo corpo, a livello regionale, l’idea di creare una specie di Club dell’Innovazione, al quale possono aderire, e dal quale possono contaminarsi, tutti quelli che sono a caccia di soluzioni e cambiamento.

Stiamo inoltre pensando ad un’iniziativa pubblica, un convegno o forum per intenderci, da tenersi in primavera, e comunque metteremo in atto tutti i mezzi di comunicazione disponibili per veicolare idee ed iniziative.

 

Lei non è aquilano: come trova la nostra provincia?

Come dicevo prima, si sente il peso di un grande immobilismo. C’è scarsa cultura di impresa, e lo dimostra il fatto che anche quando sono venute da fuori molte aziende attratte dalle previdenze dell’Obiettivo 1, nessuna di queste si è radicata sul territorio ed ha portato alla creazione di un sistema produttivo locale. Forse sono da prendere in considerazioni anche aspetti sociali: se un imprenditore o un manager intraprende qui un’attività economica ma non trova un territorio sufficientemente attrattivo in termini di stimoli e qualità della vita tale da portare ad un effettivo trasferimento, ad esempio dell’intero nucleo familiare, non metterà al centro dei suoi progetti lo sviluppo dell’area. Finché ci sono forti agevolazioni economiche l’imprenditore può anche fare 5/600 km a settimana, ma finite quelle, perché dovrebbe continuare? E nel nostro territorio sta accadendo anche questo: nessuno si è radicato e nessuno si radica. Occorre cambiar  mentalità e passare dalle parole ai fatti: qui cominciamo ora a parlare di cose che altrove si stanno facendo già da cinque- dieci anni… Cultura d’impresa non è soltanto escogitare il modo di pagare meno tasse o di ridurre i costi… così l’azienda sopravvive, ma costruire un futuro intorno ad un progetto di sviluppo, nell’ottica del miglioramento continuo e della ricerca di nuovi traguardi.

 

Ci vorrebbe almeno un secondo mandato…

Non sarebbe possibile: lo Statuto della Sezione  prevede un mandato di soli due anni. Ma chi vorrà continuare ad impegnarsi potrà farlo ugualmente, non servono le nomine.

 

 

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