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L’Aquila, Confindustria contro la Perdonanza: ma i 3mila euro di chi sono?

Che la Perdonanza è una “sagra di paese” è un commento che da Confindustria L’Aquila non avremmo mai dovuto ricevere. Come Aquilani, come Cittadini e come operatori della cultura. Se il Presidente voleva che le imprese avessero una parte nella manifestazione poteva attivarsi, e a tempo debito, e magari dare l’esempio in prima persona con una significativa sponsorizzazione. Invece ha aperto la borsa dell’Associazione con un contributo di 3mila euro, a proposito dei quali qualcuno potrebbe pure porsi la domanda seguente, anch’essa lecita: sono soldi dei fondi sisma o degli imprenditori? E si, perché stiamo ancora aspettando chiarezza su quei fondi, sui quali non si è vista una rendicontazione separata, come le disposizioni in materia, ivi compresa la circolare di Cipolletta (addirittura), impongono per i fondi di scopo. Abbiamo anche chiesto la nomina di una società di revisione che attendesse alla rendicontazione separata, tanto per essere nei ranghi dell’ineccepibile, come da sempre è costume della Confindustria aquilana. Ma nulla si è visto o saputo.

Sappiamo tutti – e il Sindaco lo ha detto chiaramente con la classe che lo contraddistingue anche di fronte agli attacchi più interessati che legittimi – che sugli eventi culturali gli imprenditori aquilani non si sono mai consumati le dita: certamente hanno questioni più importanti di cui occuparsi, e farebbe bene chi li rappresenta ad occuparsene di più, piuttosto di scivolare su giudizi facili. E anche su questo il Sindaco ha parlato chiaro.

In 23 anni di attività nella diffusione degli eventi culturali in tutto Abruzzo, dalla fondazione di un giornale a questo deputato e poi avanti con altro e fino ad oggi, chi scrive può personalmente testimoniare ed attestare con dati alla mano il solco netto che divide il mondo della cultura da quello delle imprese, almeno quanto a partecipazione e sostegno economico.

Nessuno ha impedito alle imprese di Confindustria e non, e specificatamente a chi le rappresenta, di attivarsi in prima persona, senza bisogno di alcuna chiamata alle armi: che la Perdonanza non ha disponibilità e che la Regione ha stanziato il 14 agosto lo sanno tutti. Detestabile mettersi a fare la pagella a cose fatte, annunciando pure il brutto voto fin dal 22 agosto.

Quanto alla gestione manageriale di cui qualcuno si riempie la bocca va detto che la valutazione della Cultura fatta solo ed esclusivamente sulla base del rendimento economico è un’aberrazione: dalla conquista della Luna alla diffusione della banda larga avremmo oggi ben poco senza un forte investimento. Cultura significa terreno fertile sul quale si esercitano le menti e i talenti: l’ignoranza non paga, e se la conoscenza rende gli uomini liberi dobbiamo lottare per questa. La cultura, invece, paga e lo fa in termini di sviluppo del Paese – e troppi lo enunciano ma senza azioni conseguenti – sia quando è scientifica (l’innovazione e la tecnologia fanno la qualità dei nostri manufatti) sia quando è umanistica (strategica anche in termini di business in un Paese che ha la maggior parte dei siti “patrimonio dell’umanità”).

Chi dice – ed ogni riferimento è puramente casuale – che la cultura deve auto sostenersi con gli incassi degli eventi mente sapendo di mentire: fare cultura è un’impresa nel senso iperbolico della parola, ed è un’Impresa nel significato gestional economico, ma fare Impresa non può essere il suo obiettivo, piuttosto lo slogan per direzionare altrove le risorse pubbliche e per rendere commerciabile anche la produzione intellettuale.

Il Pil misura tutto, a sentire chi produce dati statistici più manipolativi che significativi di qualcosa, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Concludo.

Quanto alle “associazioni culturali ubriache e drogate di finanza pubblica” siamo al cospetto di un offesa alla quale chi siede nelle sedi storicamente più rappresentative (come il Tsa, solo per citare) e contestualmente in Confindustria dovrebbe rispondere a muso duro in difesa dell’interesse specifico che è chiamato ad affermare: che l’ubriacatura abbia danneggiato le imprese e l’imprenditorialità italiana fino a stoncarne il genius, che solo le generazioni odierne stanno cercando di recuperare, sta scritto sui libri. Basterebbe averli letti.

Maria Paola Iannella

Consigliere Confindustria espulso da Confindustria l’Aquila

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