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L’Aquila, Centi: “Fare cultura è un’impresa”

Le istituzioni culturali abruzzesi come parte integrante dell’identità della regione, ma anche – e forse soprattutto – modello di sviluppo economico e fattore di attrattività decisivo in un momento di crisi. Basta guardare alla più grande di esse, l’Istituzione sinfonica (Isa): 60 dipendenti e una quarantina che gravitano nell’indotto, 600 mila euro l’anno di fondi reperiti autonomamente al di fuori di quelli statali, partnership importanti in Italia e all’estero. Facile, allora, che il suo presidente da due anni, Antonio Centi, la identifichi, nel laboratorio di idee di Abruzzo Open Source, come esempio per trainare l’Abruzzo fuori dalla crisi. Presidente, come se la passa il sistema culturale regionale? «C’è un’evidente contraddizione. A differenza del resto dell’Italia qui lo Stato ha confermato fino all’ultima lira del Fus, il fondo unico per lo spettacolo, che premia la qualità e la quantità delle produzioni, comprendendo il valore e la capacità di penetrazione dei progetti culturali, decisivi per la ricostruzione. La Regione, invece, ha tagliato l’ottanta per cento dei fondi, non capendo che la cultura è anche un sistema imprenditoriale». In che senso? «Nel senso che crea una movimentazione non indifferente. La Sinfonica, ad esempio, ha capacità di entrate autonome pari a 600 mila euro annui. E poi si pensi al Flaiano, a Pescara jazz, al Marrucino, alla settimana mozartiana. Sono o non sono valori aggiunti per il nostro territorio? Le strutture culturali sono parte dell’identità, ma anche un sistema economico vero e proprio che alimenta l’indotto. Oltre che un’opportunità per veicolare il made in Abruzzo fuori regione». L’Isa, in questo senso, ha già anticipato il modello della macro regione adriatica. «Si, siamo parte fondamentale della filarmonica dell’Adriatico costituita grazie alla sinergia con le Marche. È una grande orchestra di cento elementi che si proietta al mercato estero, oltre l’Adriatico, per veicolare la nostra identità».C’è in vista anche un ambizioso progetto con la Russia. «Anche grazie alla mediazione dell’avvocato Fabrizia Aquilio, domani sera (stasera per chi legge, ndr) le istituzioni musicali aquilane sono state invitate all’ambasciata russa a Roma per fare il punto sulla ricostruzione finanziata da loro (come nel caso di palazzo Ardinghelli, ndr) e anche per una possibile collaborazione culturale». A proposito dell’Aquila la cultura che ruolo può recitare nella ricostruzione? «Paradossalmente ha fatto il primo scatto per credere nella ripresa, riaprendo, dopo pochi mesi dal sisma, il Ridotto del teatro. Si è riuscita a proporre come speranza in un futuro migliore, nonostante tutte le difficoltà». Cultura, dunque, come modello per uscire dalla crisi. Che si deve fare nell’immediato? «Da mesi e mesi stiamo operando fortemente per riuscire a recuperare finanziamenti regionali che abbiamo perso. Lo Stato non ci ha tolto una lira, finora, ma se la Regione confermerà il taglio anche l’amministrazione centrale sarà costretta a ridurre i contributi in maniera proporzionale. Il danno sarebbe gravissimo. Bisogna evitarlo a tutti i costi».

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