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L’altra faccia di una Ricostruzione poco nota: il business e il malaffare non sono aquilani

Forse si continueranno a vedere scandali all’Aquila ma è bene tenere a mente che nel “Cantiere più grande d’Europa” si sono ovviamente concentrati gli appetiti dei politici corrotti e delle mafie, mali con i quali il nostro Paese si confronta da tempo immemore, in maniera importante dove c’è movimento terra.
Ma subito va fatta una debita precisazione: L’Aquila non è il politico di turno che lì ha deciso di sporcarsi le mani, né l’Istituzione colpevole, nazionale o locale. L’Aquila queste entità le ha subite e le subisce, né più né meno del resto del Paese.
Dopo essere andati a “godersi il campeggio” e a “divertirsi negli alberghi al mare” gli aquilani si sono ritrovati gente in casa (in casa si fa per dire…) che sguazzava nei miliardi dell’emergenza.
Ma tutto è avvenuto secondo la legge. Anzi, le leggi.
E si, perché L’Aquila è stata toccata dal miracolo di 1115 disposizioni: 5 leggi speciali, 73 Ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 25 atti delle Strutture di gestione dell’emergenza, 21 direttive del Commissario Vicario, 51 atti della Struttura Tecnica di Missione, 152 Decreti del Commissario delegato, 62 provvedimenti della Protezione Civile, 720 Ordinanze del Comune, solo la scheda parametrica atto di richiesta del contributo per ricostruire la casa) conta 140 pagine più allegati.
Non significherà qualcosa tanta alacre produzione? Tante leggi poca legge… e nel caos il furbo ci sguazza e quello per bene ci affoga…

Per non contare quanti soldi in meno deve tirare fuori lo Stato se a ricostruire sono in pochi: cosa sarebbe accaduto se gli aquilani avessero avuto modo di rifare subito le proprie case e quindi avessero chiesto il contributo nel giro di uno, due o tre anni? Da dove avrebbe potuto prendere i soldi per i suoi Figli (70mila sfollati) un Governo così buon padre di famiglia?
Certo è che, in una città nella quale è tradizione farsi la casa con le proprie mani, risulta quanto mai singolare che financo le riparazioni abbiano atteso due o tre anni…
Steda (Veneto), Mazzi (Verona), Consta (Padova) sono alcune delle imprese “mordi e fuggi”, come le altre sono sigle forestiere: non c’è un aquilano tra le imprese che hanno preso cantieri esibendo grandi fatturati e squagliandosi poi nei concordati preventivi. Gli aquilani hanno incassato solo i mancati pagamenti ai fornitori e alle imprese locali in subappalto, con evidenti perdite di risorse e posti di lavoro. Tutto, leggi permettendo.
Le porte puntellate a colpi di 1100 euro l’una (questo il costo di un uscio da 44 snodi e relativi tubi, nel palazzo di fronte a San Pietro) per una media di 80mila euro per una casa ingabbiata ma di nessun valore (Roio); lo scandalo dei “cessi chimici”: 34 milioni di euro per la gestione dei bagni chimici nelle tendopoli; la vergogna del rendiconto per il G8 spostato dalla Maddalena all’Aquila: solo un dato approssimativo, ma che dà l’idea, sono i 660 mila euro per cancelleria, posaceneri, noleggio tv e… megafoni… Anche in tutto questo non c’è traccia di aquilani.

QUALCHE DATO
Il costo complessivo dei danni creati in Italia da terremoti, frane e alluvioni è stimato dal 1944 al 2012 in 242,5 miliardi di euro (rapporto Cresme): 3,5 miliardi all’anno di cui il 75% riguarda i terremoti con 181 miliardi e il 25% il dissesto idrogeologico con 61.5 miliardi.
Solo dal 2010 alla data del sisma dell’Emilia Romagna compresa, i terremoti sono costati 20,5 miliardi cioè l’8% del totale: non è un caso che qualcuno pensò di gestirli in proprio cercando di trasformare la Protezione civile in una Spa. “La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud” è il titolo del Rapporto 2011 dell’Osservatorio permanente del dopo sisma: una denuncia circostanziata di come le incursioni nelle aree colpite da sisma siano finalizzate al saccheggio dei contributi.

COSA FA L’AQUILA: LE INIZIATIVE DELLE IMPRESE

Insomma, a tirare le somme, emerge che tra gli autori o portatori del malaffare ci sono stati politici ignobili e istituzioni ignave, non cittadini e imprese locali.
Nel groviglio di tubi e leggine, L’Aquila per bene si organizza e fa da sé.

Un esempio per tutti è Officina L’Aquila 2014: nata da un’iniziativa imprenditoriale del IV Salone della ricostruzione (3/5 aprile 2014) di Carsa srl e forte del sostegno dell’Ance Abruzzo, ha portato in città le più grandi aziende internazionali dell’edilizia legandole alle Istituzioni locali in un Laboratorio continuo, il primo in Italia, che posiziona il Capoluogo al centro della sperimentazione di una ricostruzione di qualità e sostenibilità a PREZZI CALMIERATI: un progetto pilota per la qualità del territorio esportabile altrove. Per tutto l’anno majors del calibro di ARISTON THERMOGROUP, BIOISOTHERM, GRANITI FIANDRE, GRANDFORM SANITRIT (SFA ITALIA), GROHE, KESSEL, MAPEI, POZZI GINORI e ROCA CERAMICHE si impegneranno in percorsi di formazione tecnica, momenti di professionalizzazione concreta della manodopera specializzata; assistenza pre/post vendita per la migliore messa in opera dei prodotti; accordi commerciali basati su prezzi calmierati convenzionati, per la creazione di un “catalogo” di prodotti di qualità. Il tutto è stabilito in una Convenzione siglata lo scorso ottobre.

Ad oggi il Comitato Promotore di Officina L’Aquila risulta composto da Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Fondazione Pescarabruzzo, Fondazione Carispaq, Ufficio Speciale per la Ricostruzione dell’Aquila, Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere, Comitato della Filiera dell’Edilizia, Confindustria Abruzzo, Associazione dei Presidenti dei Consorzi e dei Procuratori Speciali Centri Storici Aquilani, Collegio dei Geometri e Geometri Laureati Provincia L’Aquila, Collegio dei Geometri Chieti, Ordine provinciale degli Architetti di Teramo, Ordine provinciale degli Ingegneri di L’Aquila, Pescara e Teramo, Università D’Annunzio Chieti e Pescara.
E poi c’è il Comitato Filiera dell’Edilizia (Cfe): 350 famiglie per un totale di 130 ml di fatturato l’anno.

Promosso e coordinato da Carmine Scimia, è un un network di imprese – rivenditori di materiali, noleggio macchine e attrezzature, ecc… – deciso ad arginare il fenomeno delle imprese “mordi e fuggi”, quelle che vengono all’Aquila spacciandosi per affidabili e con forte liquidità, prendono i cantieri, incassano e poi si squagliano lasciando sul territorio solo gli insoluti e i danni di lavori da rifare da capo. Il “dissuasore” è un centro dati che il Comitato ha realizzato con tempo e perizia nel quale sono riportate le “abitudini di pagamento” degli operatori: prima di scegliere la ditta alla quale affidare i lavori di ricostruzione della propria casa, è possibile accedere al sistema e verificare la reale situazione di serietà e liquidità dell’impresa alla quale si vuole affidare il cantiere. Certamente, onde evitare di incorrere nelle censure della legge, sono state previste giuste contromisure: l’estratto sull’azienda deve essere richiesto da un iscritto al Comitato e per il tramite dell’Api (Associazione piccole industrie dell’Aquila) presso la quale il Cfe è costituito.

L’iniziativa, nelle aspettative, sarà portata avanti con il Comune che dispone solo di un elenco attualmente poco aggiornato, pubblicato sul sito, relativo alla situazione dei pagamenti di ciascun cantiere: nella sostanza un’informativa poco fruibile e incapace di prevenire commesse ed incarichi a male intenzionati. Di fatto, chi consulta il sito ha già conferito il mandato e scopre solo a cantiere avanzato che i pagamenti ai fornitori e ai subappaltatori sono indietro: un’anagrafe fine a se stessa, che fotografa lo stato dell’arte ma non previene il malaffare.

Anche a fronte della speculazione derivante dalla nuova disciplina sul concordato in bianco il Comitato – coinvolgendo i rappresentanti politici locali e le imprese virtuose – ha messo allo studio l’individuazione degli anticorpi contro il meccanismo perverso con il quale le imprese possono congelare i pagamenti dai 60 ai 180 giorni a mezzo di una semplice autocertificazione di difficoltà economico-finanziaria. Un provvedimento che all’Aquila renderebbe legale non pagare chi ha seriamente lavorato e quindi speso di tasca propria, con evidente, ulteriore e gravissimo, attacco al territorio e alle sue risorse: ad oggi, legge dello Stato compiacente, le piccole e medie imprese che lavorano in sub appalto delle grandi, sedicenti affidabili, possono restare con i conti in rosso dopo aver investito e pagato con soldi propri, addetti compresi. A questo punto, i Durc negati alle imprese che scappano significano poca cosa, molto, invece, per chi all’Aquila ci vive e ci lavora da sempre, e che senza il Documento Unico Regolarità Contributiva smette definitivamente di lavorare.

Altra iniziativa è la fattibilità di joint ventures tra imprese e banche: gli imprenditori sanno come acquistare un’automobile ma non sanno come acquistare denaro garantendo se stesse. Una situazione esemplificativa potrebbe essere la seguente: se un imprenditore, un fornitore ed una banca si garantiscono reciprocamente, uno sulla esecuzione della commessa, uno sulla fornitura e l’altra sul credito il gioco è fatto, ecco la garanzia del credito e dell’affidabilità della consegna lavori.
Chiaramente, data la forza propositiva e fortemente orientata alla protezione della Città, il Comitato ha saputo acquisire un ruolo attore all’interno di Officina L’Aquila, con la quale si è integrata e ha disegnato un sistema di interfaccia con le imprese.

Maria Paola Iannella, Direttore Responsabile AGEA, Agenzia giornalistica economica d’abruzzo

(Prima Pagina – edizione febbraio 2013)

 

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