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La mobilità è la vera mobilità per l’Abruzzo

La comunità Pescarese  rivendica l’istituzione nel proprio territorio di una sezione distaccata della Corte d’Appello attualmente presente nel capoluogo di Provincia. La motivazione sarebbe nella mole di lavoro,  circa l’80%. Ma anche la gran parte del p.i.l. abruzzese proviene da quell’area; anche la maggioranza della popolazione insiste su quell’area. Se il principio che vale è quello dei numeri, dei grandi numeri, allora,  spostiamo tutto, ma proprio tutto, financo le intere città e i centri abitati  dell’Abruzzo interno su quell’area.

Siamo alle vecchie e anacronistiche rivendicazioni di territorio in una Regione che con il suo milione e duecentomila abitanti rappresenta una città territorio che va considerata, definitivamente,  come un unicum. Anche con uno strappo rispetto al recente passato.  Le istituzioni non si dividono; le istituzioni sono le istituzioni. Diverso è il discorso del decentramento amministrativo che però deve fare i conti  non solo con l’efficacia ma, altresì, e per fortuna, con l’efficienza. Da queste rivendicazioni di quartiere –  purtroppo sparse sull’intera Città d’Abruzzo –  T.A.R., Università, aree metropolitane, istituzioni di nuove province, aeroporti, siamo lontani culturalmente. Che ci distraggono dal vero problema: quello di  costruire la Città d’Abruzzo. Che deve avere la forza di vedere in positivo l’orografia  del proprio territorio che permette, come pochi,  con un’ora di togliersi gli sci dai piedi e vedere il mare.

Un suggerimento? Accorciamo le distanze che ci separano; che ci separano anche da due grandi bacini come Roma e Napoli. Viabilità, mobilità e collegamenti sono le vere priorità. L’Aquila è lontana non solo per Pescara e Chieti; anche per Sulmona e l’alto Sangro.

Ma, purtroppo, prima delle infrastrutture urge una cultura dell’unicum…

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Quella tazzina di caffè senza macchia

 

 

In un convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria  di qualche anno fa un imprenditore, Rosario Messina, l’inventore del letto Flou, a proposito di qualità, di turismo e di competitività disse nella sua esposizione che era sempre più difficile  trovare un bar che ti facesse del caffè senza sporcarti esternamente  la tazzina. Aveva ed ha perfettamente ragione. Fateci caso.  Chiedete un caffè e vedete quante volte la tazzina che vi viene servita  è sporca esternamente dal caffè che gocciola. Una bella macchia nera che, ancora gocciolante, solca la sempre più accattivante tazzina e va a  toccare il piattino sottostante provocando un vero pasticcio.

Quella macchia  ha il potere di rovinare il concentrato di arte –  a proposito, fare il caffè è un arte!  – di qualità che sta dentro, e non solo dentro, la tazzina. Si perché “la Qualità”  – termine  inflazionato  e sempre più difficile da qualificare –   in un mondo iper  competitivo,  dove prevalgono i grandi numeri e con il turista sempre più esigente, si costruisce  anche partendo da come viene presentata la tazzina di ceramica  bianca. E la tazzina sporca esternamente  fa perdere appeal  non solo al bar; il che sarebbe poca cosa. Purtroppo ad un intero territorio. In un mondo che vive di particolari, di micro marketing, di formalismo, di stile, di immagine, di… scusate se è poco. Fà la differenza!

Non sarebbe utile cominciare,  già da oggi, non solo a farci caso ma,  anche,  ad educare il barman  di turno?

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Organismi geneticamente modificati e prodotti tipici: matrimonio possibile

 

In tutto l’Abruzzo si registra, allo stato, l’adesione  da parte di  una sessantina di Comuni ad una campagna contro la diffusione nel proprio territorio di colture e cibi  ogm,  organismi geneticamente modificati. Tutto questo mentre la Commissione Europea sta per mettere fine alla moratoria, peraltro criticata dal wto e più volte infranta,  per l’importazione del mais dolce transgenico. Francamente invidio le certezze di questi consiglieri in materia.

E’ sicuramente un terreno dove la prudenza è d’obbligo. Ma bisogna avere il coraggio di andare avanti.  Del resto il grano di oggi non è quello di 2000 anni fa conosciuto nell’antica mesopotamia. Così come da decenni gli  agricoltori  acquistano il mais  pronto a 90, 120, 150, 180 giorni dalla semina. Ed è dimostrato come gli ogm possono aiutare i prodotti tipici; conservando tutta la loro tipicità.

Grazie agli ogm è possibile produrre in zone aride, prodotti resistenti alle intemperie climatiche, con meno utilizzo di diserbanti e pesticidi. Sfamando, di fatto, interi popoli denutriti e malnutriti. I farmalimenti, ad es.,  che nutrono e al tempo stesso curano e prevengono scompensi e malattie.

E’ un campo che necessita di tanta, ma tanta, informazione; disinformazione e terrorismo, certamente no. 

Speriamo che non siamo di fronte a moderni luddisti di due secoli fa che appiccavano il fuoco ai telai. E magari  trascurano alcuni grossi problemi come l’oligopolio biotec,  sono solo “7 sorelle”, i “brevetti dell’invenzione genetica”,  le lobbies, i paesi del terzo mondo, gli organismi di controllo…

O, forse, i problemi di natura politico-economica non interessano ai cosiddetti ecologisti?

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Agroalimentare: l’unione fa la forza

 

In un convegno tenuto la scorsa settimana ad Avezzano, organizzato dall’A.R.S.S.A. sull’impatto dell’allargamento dell’Unione Europea sul sistema agricolo e rurale abruzzese, per la prima volta si sono trovati insieme a dibattere le organizzazioni agricole e una rappresentanza del sistema industriale -agroalimentare.  Auguri!!! Si, perché fino alla settimana scorsa, da decenni ormai, si aveva la presunzione di affrontare e risolvere le complesse problematiche legate al mondo agricolo-zootecnico  abruzzese solo con le tre, a volte quattro, sigle delle categorie di rappresentanza agricole. Laddove, la realtà agroalimentare,  fatta di tanti e validissimi trasformatori, caseifici, laboratori, artigiani e  industriali che trasformano e valorizzano quel prodotto che viene anche dal mondo agricolo abruzzese,  veniva sistematicamente ignorata; ragionando, di fatto,  per compartimenti stagni. Una politica che, inspiegabilmente,  ha isolato  due mondi, quello prettamente agricolo e quello della trasformazione – la filiera agroalimentare, appunto –  che sono obbligati a dialogare, a progettare, a sinergizzare, a cooperare; a fare sistema  in quanto insieme rappresentano un unicum. Pena  il prolungamento della lenta agonia di gran parte dell’agricoltura della ns. regione, della zootecnia e di tutta la  ruralità; di quella parte consistente super  assistita che sta  fuori dal mercato.

A prescindere dall’allargamento dell’Unione.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Dopo due anni persi per stilare i bandi, per progettare i piani di azione locale, per fare le graduatorie  e per affrontare i ricorsi degli esclusi, finalmente sono sul nastro di partenza, in Abruzzo, i Leader Plus.  Uno strumento innovativo dell’U.E. per stimolare lo sviluppo rurale; ogni territorio – otto nella ns. regione –  decide autonomamente con il proprio   Gruppo di Azione Locale – G.A.L. – all’interno di regole predefinite e di un telaio di regolamenti e procedure,  gli obiettivi, le priorità, i progetti, i punteggi, le misure da finanziare, l’ammontare dei finanziamenti,… E’ un’altra occasione storica che ci si presenta per investire al meglio le risorse e per contribuire a stimolare ed innovare il mondo rurale. Speriamo di non vanificarla semplicemente appagandosi della mole ( sic! ) di denaro pubblico che viene spruzzato sul territorio  a prescindere dai risultati, dal raggiungimento degli obiettivi, dalla produttività in termini di vera occupazione creata, di professionalità e vera formazione,  di indotto stimolato, di valore aggiunto, di brevetti e know how, di innovazioni proposte, di sinergie create tra i diversi stakeholders. L’auspicio è che i G.A.L. non  si accontentino solo e soltanto di spendere; intanto bisogna spenderli tutti. Ma che abbiano la capacità di “osare”, di innovare,  concentrandosi sul come. Premiando quelle misure, quella creatività, quei progetti  che meglio di altri “arricchiscono” un territorio. Nella consapevolezza che ogni investimento ha anche un proprio “rendimento” macroeconomico.

Se poi c’è anche il tempo e voglia per  pensare  al follow up e per darsi un proprio rating per il lavoro svolto allora  siamo a cavallo…

Carpediem!!!

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

 

Lo gnomo cinese souvenir del parco della Maiella.

 

Venerdì 28 Maggio sono stato nel Parco Nazionale della Maiella, a Guardiagrele, ad accompagnare  le mie figlie con un numerosissimo gruppo di un’intera scolaresca che ha scelto “il bosco delle mele” per fare una gita fuori città a stretto contatto con la natura. Suggestiva ed incontaminata cornice, radiosa giornata, ottimi teatranti che hanno messo su un favoloso  spettacolo itinerante nel bosco con folletti, gnomi, regina e lupi tra le meraviglie dei più piccoli, e non solo. Quindi pranzo al sacco nell’area appositamente attrezzata, punto ristoro, bagni puliti,  giochi di intrattenimento per i ragazzi, riposino per qualche grande, cellulari spenti. Giornata indimenticabile! Grande professionalità delle guide. Ecco un esempio di come si valorizza un’area. All’improvviso spunta un tavolo per vendere il ricordino della giornata; due fantastici gnometti. Lorenza mi fa notare “made in China”.  Il tempo, che aveva retto, si vendica: arriva un temporale. Ecco un esempio di come non si valorizza un territorio. Di tanti piccoli artigiani dell’area ignorati e umiliati. Di come farsi male da soli; financo aiutati dal contributo pubblico.

Basta davvero poco per rovinare una giornata…

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

 

 

Domenica 6 si è svolta a Vasto l’ assemblea di bilancio di Conad Adriatico s.c.ar.l. Una realtà abruzzese/marchigiana leader di mercato nella distribuzione di prodotti di largo e generale consumo che opera nelle regioni Abruzzo, Marche, Molise e Puglia.  265 supermercati, 113.190 mq. di superficie vendita, 3000 addetti, 650.000.000,00 € di incassi, 3.600.000,00 utile d’esercizio, 4 centri distributivi, 3 piattaforme distributive terziarizzate.

Un esempio di cooperazione regionale vincente;  nata trent’anni fa nella zona a cavallo tra l’Abruzzo e le Marche, che ha funzionato. Che è leader di mercato.  Un mix di piccoli negozianti lungimiranti che hanno creduto nella cooperazione; nel mettersi insieme e fare squadra, nel delegare  a bravi manager per trovare le professionalità necessarie ed aumentare il peso contrattuale indispensabile a   sfidare i colossi della distribuzione.  Una forza di circa 300 soci imprenditori legata al proprio territorio. Che valorizza le produzioni tipiche, locali e di qualità, che si avvale di imprese del territorio;  inserendole, di fatto, in un network europeo. Ecco un esempio autoctono di cooperazione che ha legato, e non solo economicamente, le regioni dell’Adriatico. Bravi.

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

L’esperienza di Austin : modello Texas

 

Austin, la capitale dello Stato del Texas, da diversi anni occupa costantemente le prime posizioni nella classifica “Best Places for Business and Career” redatta da Forbes.

Che cosa è successo ad Austin in questi anni?

Il fattore chiave del successo di Austin dipende da un altissimo livello di qualità della vita che passa attraverso un grande potenziamento dell’offerta culturale e una crescente sensibilizzazione comunitaria delle forze produttive locali.

Ad Austin la qualità della vita dipende molto dall’ azione svolta dalla business community  locale.

Una esperienza esemplare ed unica è quella della Austin Entrepreneurs Foundation; una istituzione che opera secondo una logica non comune: le imprese che vi aderiscono, al posto di assegnare parte delle proprie azioni ai dipendenti, come incentivo alla crescita e alla efficienza dell’azienda, le destinano ad una pluralità di enti no-profit che fanno cultura e  del sostegno a soggetti svantaggiati. Qual’è la filosofia? Il futuro di un azienda dipende soprattutto dal suo territorio.

Come dire; se si vince, si vince tutti assieme; se si perde, si perde tutti assieme. Gli “azionisti” del nuovo modello di sviluppo sono anche e soprattutto gli esclusi che grazie al programma avranno reali opportunità di divenire protagonisti.

Ad Austin si implementa un’idea di sviluppo come moltiplicazione delle opportunità di inclusione e di partecipazione dell’intera comunità, basata su una combinazione creativa di cultura, innovazione tecnologica e responsabilità sociale.

Eccelsi. Che aspettiamo a partire?

 

Fabio Spinosa Pingue

 

fabio@pingue.it

 

Quell’idea geniale della Ryanair

 

Ryanair, la compagnia aerea Irlandese famosa in Europa per i voli a prezzi stracciati che collega, tra l’altro, Pescara a Londra e Francoforte, taglia ulteriormente i propri costi estremizzando la politica dei voli “senza fronzoli” ( no frill ): ordina nuovi aerei  senza tendine rigide, senza tasche sul dorso dei sedili, senza poggiatesta e con poltrone non reclinabili. Il vettore a basso costo taglia gli elementi considerati “ non essenziali “, soprattutto  perché fonte di costi come quelli di manutenzione e riparazione –  le poltrone con schienale reclinabile – o come i costi di pulizia e di tempo perduto nella preparazione del volo successivo, le tasche sul dorso degli schienali. Vorrà, in futuro, eliminare anche il servizio bagagli. Nel frattempo premia il passeggero con poco bagaglio e disincentiva quello che si presenta con troppe valigie. Non solo. Cerca anche di trasformare un costo – l’acquisto dei poggiatesta – in ricavo; come? Facendoli pagare direttamente agli sponsor che acquisterebbero spazi pubblicitari a bordo. Geniale.

Possiamo trarne qualche insegnamento per aumentare e/o recuperare la redditività delle ns. aziende?

 

Fabio Spinosa Pingue

 

 

 

Ma quanto sono bravi gli ingegneri

 

L’ordine degli Ingegneri di Teramo ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001/2000 per i sistemi di gestione della qualità.

Sembra essere  il primo ordine in Italia che ricorre ad una certificazione per garantire un elevato standard dei servizi, delle procedure e delle metodologie applicate dai propri iscritti ai clienti.

E’ anche così che si costruisce l’appetibilità di un territorio per l’attrazione di investitori esterni; e’ così che si fà fare un balzo in avanti al “rating” di un territorio.

Le imprese possono contare  in questo modo su standard elevati di qualità e, soprattutto, su tempi certi.

Oggi, per attrarre investitori e stimolare la nascita di nuove imprese non sono sufficienti soldi a fondo perso; è necessario avere un buon rating. Il rating è un insieme di fattori soprattutto immateriali che danno un plus ad un territorio rispetto ad un altro; livello della qualità della vita, il fattore pubblica amministrazione, la deregulation dei regolamenti e della normativa locale, il livello di pressione e l’elasticità degli organi ispettivi e di controllo, la qualità dei servizi, la manodopera specializzata, la carta dei servizi del territorio, il grado di cooperazione e sinergia tra gli stakeholders, rapporto scuola, università con le imprese, presenza di centri di ricerca, di infrastrutture tecnologicamente avanzate,ecc.

Un plauso all’ordine degli Ingegneri di Teramo. Chi sarà il prossimo a certificarsi?

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente   

fabio@pingue.it

 

n.b. se devi tagliare taglia la parte in grassetto

 

Come si vive nella regione “anfibia”

 

Il Tempo d’Abruzzo di martedì 9 Marzo titolava, le diverse pagine locali, come segue:

“Val Vibrata, il miracolo non c’è più, a rischio ottomila posti di lavoro; De Profundis per Lores. Nuovo lavoro cercasi.

I Funerali dell’Edilizia, in prov. dell’Aquila.

La Fiamm non deve spegnersi”.

Se aggiungiamo la vicenda Merker, di Tocco da Casauria, la crisi del Polo Elettronico di L’Aquila, la Fin Mek di Sulmona,“la questione” Valle Peligna, della Valle del Pescara,  ecc. ecc. abbiamo  un vero è proprio bollettino di guerra. Quanto tempo ancora dobbiamo attendere prima che le istituzioni, tutte, certifichino lo stato di calamità economica/industriale di una Regione “anfibia”. Una parte sopra il livello dell’acqua e la gran parte sotto; abbondantemente sotto, il livello dell’acqua. E con una Regione anfibia, contrariamente a quanto qualcuno vuol farci  credere, non si va da nessuna parte. Peggio. Rischiamo di compromettere quella parte sana e vitale di economia Regionale, che produce, che esporta, che fà ricerca, che crea ricchezza.

Delle due, l’una; o ci attrezziamo per essere veramente anfibia, (come si fa ad “assistere e foraggiare” un territorio con le ristrettezze della finanza pubblica?) o facciamo emergere, e presto, la parte sott’acqua pena il rischio di mettere un freno a ciò che in Abruzzo funziona. Che funziona molto bene. “Il futuro di un’azienda dipende dal suo territorio”.

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente – fabio@pingue.it

 

 

Se posso suggerire un titolo:  Una Regione “Anfibia”

 

Colaiacovo ovvero un modello di impresa familiare

 

Il Sindaco di Pratola Peligna, Corrado Di Bacco, e tutto il Consiglio Comunale, hanno appena conferito la benemerenza  a Pasquale Colaiacovo, imprenditore nato a Pratola negli anni trenta  ma cresciuto a Gubbio, oggi a capo di una famiglia di imprenditori; quattro fratelli che proseguono l’attività creata dai propri genitori. Il gruppo  Financo, che rappresenta il 3°  in Italia nel comparto del cemento, opera in diversi settori economici  con circa 2000 dipendenti e 700 milioni di euro di fatturato consolidato.

Agli amici Colaiacovo un grande in bocca al lupo per un futuro pingue di successi.

Al Sindaco e al Consiglio Comunale un plauso per aver  dato,  in questo momento particolarmente delicato per il sistema produttivo italiano alle prese con diversi scandali e con “qualche avventuriero travestito da imprenditore“, un riconoscimento e la giusta considerazione ad un vero ed autentico esempio di impresa; di impresa familiare di successo, come ce ne sono tante altre sparse su tutto il territorio nazionale. Quelle che, spesso in silenzio, coinvolgendo tutta la famiglia ed investendo tutti i loro averi, e senza alchimie di ingegneria finanziaria, costituiscono con i loro prodotti, il know-how, il vero patrimonio del sistema economico/produttivo italiano.

I Colaiacovo docet. Ad majora.

www.financo.it

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Quegli enti locali ancora fermi all’era paleozoica

 

Nell’ambito del complesso arcipelago degli Enti e/o uffici pubblici dislocati su tutto il territorio Regionale, vedi Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Uffici Comunali, Provinciali  e dell’Ente Regione, Consorzi Industriali, di Bonifica, A.r.s.s.a., Poste, A.s.l., Comunità Montane – il famigerato fattore P.A. Pubblica Amministrazione –  bisogna incominciare a fare qualche distinguo; tra ciò che funziona in termini di efficienza, efficacia ed obiettivi raggiunti e quegl’enti  che invece sono fermi all’era paleozoica. C’è un trade-off tra il fattore P.A. e la costruzione di un ambiente ideale per fare impresa. Andate a vedere cosa fanno oggi alcuni uffici di diretta emanazione statale come l’Inps, l’Inail, l’Agenzia delle Entrate, le Poste in termini di tempi brevi ( il fattore velocità ) per istruire una pratica, di sistemi di controllo attivati, di deregulation dei regolamenti; la certificazione delle procedure, la carta dei servizi, il grado di interfaccia con il cliente, il front office, l’ attenzione ai costi; financo la customer satisfaction. E la qualità dei servizi erogati dagli  uffici degli enti locali? Tranne qualche lodevole caso, non c’è partita…

C’è da registrare una sorta di incapacità manageriale della classe politica dell’intera regione ad organizzare gli uffici degli enti locali che amministra.

Morale: lo stato funziona; il locale non funziona? Siamo al paradosso. Dobbiamo ripensare il federalismo, la riforma del titolo V della Costituzione, la tanto agognata  autodeterminazione dei popoli?  Ma, sogno o son desto? Son desto, son desto…

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Basilea 2: una grande occasione

 

 

Basilea 2 sta ad indicare le nuove regole sui requisiti patrimoniali e sulla gestione del rischio delle banche. Si discute del cosiddetto “new Basel capital accord” in funzione del quale le banche, a partire dal 2006, speriamo il 2007, dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante  dai rapporti di credito assunti con la clientela.  Gli istituti di credito avranno nuovi strumenti per misurare la solvibilità dei propri clienti debitori, attribuendo loro un “punteggio”,  il rating appunto.  L’obiettivo  che ci si prefigge con l’accordo di Basilea 2 è principalmente quello di promuovere una maggiore stabilità dei sistemi finanziari. Che è una priorità non solo del sistema bancario.

Basilea 2 è una grande opportunità per tutto il sistema economico industriale italiano ed europeo; per le piccole e medie imprese. A patto, però, che il rating non venga misurato solo e soltanto da uno score.  Che non sia frutto solo di parametri di tipo quantitativo; ma di elementi  di tipo qualitativo come la storia dell’imprenditore, la qualità dei clienti, la rotazione del magazzino, il know how, ecc.

E’ una occasione utile per le P.M.I. per una rivisitazione critica dell’attività di verifica e certificazione contabile, del controllo di gestione, del budget e dell’analisi finanziaria.

Il rapporto banca/impresa deve necessariamente evolvere se si vuole affrontare in maniera adeguata l’impatto di Basilea 2.  Urge un salto di cultura da parte di entrambi i soggetti. Le banche hanno bisogno delle imprese; e le imprese…Questa è la sfida.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Il confetto ambasciatore di Sulmona

 

 

Confetti, confetti e ancora confetti. Con l’arrivo della primavera, quasi magistralmente, a Sulmona si registrano tre iniziative meritevoli di un plauso, che sanno di confetto; la William Di Carlo  arriva addirittura a firmare ogni confetto con il nome di Sulmona, la Pelino strappa un importante accordo con la IP per una fornitura di confetti  per ogni pieno di benzina e,  per finire, l’evento Sweet Confetto – Sulmona Città dell’Amore,  dal 14 al 16 Maggio prossimi, ideato da Franco Iezzi  e partners.

Che non sia l’inizio di un nuovo corso in Valle Peligna?

Il confetto è un autentico  “ambasciatore”  di Sulmona nel mondo che può dare molto al marketing del territorio se valorizzato con professionalità e costanza e non lasciato a sporadiche iniziative.

E’ una magra consolazione essere riconosciuti come patria del confetto nel mondo e poi vendere appena il 5% del mercato Italia.

Non è più differibile un progetto complessivo che vede il confetto protagonista che coinvolga, facendo sistema,  tutta la business community, il mondo culturale e le istituzioni. Con la consapevolezza che la valorizzazione del ns. ”oro bianco” – lavorando con creatività e fantasia – è un dovere non verso i confettieri, appena sette e anche divisi, ma verso la comunità tutta che ha solo da beneficiarne se la carta intestata di qualche ente locale riporta il confetto, se un guinness  premia il confetto più grande, se un concorso internazionale premia la ricetta più innovativa, se una via della città è dedicata all’amore, se crea un monumento al confetto, se ci si ricorda, ogni tanto,  che Sulmona è la patria dei confetti e di Ovidio…e che esiste il marketing.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Il marketing mette il turbo ai tipici

 

 

Con la Santa Pasqua in Abruzzo quest’anno è arrivata anche la polemica dei banchi dei tanto “vituperati supermercati” che tracimerebbero di agnelli esteri;  mentre gli agnelli abruzzesi rimarrebbero nelle stalle.

E dov’è la notizia? Sono lustri, ormai,  che agnelli cosiddetti “stranieri” vengono consumati nella ns. regione; in qualche caso spacciati per nostrani. Ma questi furbastri commercianti, per fortuna pochi e spesso non della GDO,  prima di essere puniti, forse,  dagli organi di controllo sono, sicuramente, penalizzati dal consumatore. Che sa valutare il corretto rapporto qualità/prezzo. Ma anche la gran parte dei prodotti ittici, di quelli ortofrutticoli, dei dolci, dei torroni, delle carni bovine, suine, del pollame, dell’olio extra vergine, dei formaggi, della pasta consumata dalle genti d’Abruzzo proviene  da paesi terzi; o come prodotto finito o per l’utilizzo delle materie prime. Laddove le leccornie prodotte in Abruzzo raggiungono i palati fini sparsi nel resto del mondo. Ma questo è semplicemente il gioco della globalizzazione; alla quale non è molto produttivo rispondere  piangendo. Urge una cultura diversa per operare nel mondo del tipico; che proprio perché di alta, altissima qualità e, quindi,  di nicchia,  richiede maggiore professionalità, cooperazione e sinergie tra gli allevatori e con gli operatori della filiera;  innovazione, certificazione, marchio, valorizzazione, tecniche di vendita,…e, soprattutto, marketing. Ci sono plurimi esempi nell’agroalimentare abruzzese dove il marketing ha messo il turbo al prodotto tipico. Ignorarlo e continuare a fare del vittimismo significa distruggere un intero comparto già fortemente compromesso dalla burocrazia e da qualche zelante operatore sanitario.

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

Irap, imprese esonerate dal pagamento

 

 

Il Consiglio Regionale Abruzzese nella finanziaria per l’anno 2004 ha approvato un emendamento con il quale esonera – nei piccoli  comuni – le imprese commerciali, turistiche e di servizio dal pagamento dell’I.R.A.P. Splendido segnale per supportare la permanenza delle imprese nelle arre marginali della ns. Regione. Anche  per supportarne lo sviluppo? Forse…ma certamente si se la scelta è inserita in un progetto globale di attenzione e rilancio delle piccole comunità.  Altrimenti abbiamo perso preziose risorse  per incentivare chi ha idee e progetti a scapito di un anacronistico assistenzialismo che non giova a nessuno; e date le somme,  nemmeno ai diretti interessati.

Oggi fare impresa nei piccoli comuni, spesso localizzati nelle aree interne della regione e lontani da mercati sia di approvvigionamento che di allocazione, risulta particolarmente oneroso non solo per l’assenza di infrastrutture, per la difficoltà a reperire manodopera professionalizzata e altri fattori e servizi; e a buon prezzo. A volte l’assenza  di una sana concorrenza e di un territorio dinamico  atrofizza l’ingegno, non stimola l’innovazione e la voglia di incrementare il proprio business.

E perché l’estensione non comprende anche le imprese manifatturiere?  E’ una distrazione o un scelta di politica economica? Se la ratio della scelta del Consiglio Regionale è quella di contribuire al rilancio dei piccoli comuni, ad invertire il trend dello spopolamento delle imprese e della popolazione,  allora non si capisce la esclusione. Che provoca, tra l’altro, una pericolosa discriminazione.

 

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

 

 

 

 

 

 

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