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Italia, sprechi alimentari: ogni anno al macero 5,5tonnellate di cibo

Sono 6 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno in Italia vengono prodotte in piu’ per problemi di natura estetica, o etichette sbagliate o perche’ rimane invenduto. Di queste, 5,5 finiscono al macero: si tratta del cibo che non viene recuperato anche se buono, e viene distrutto. Cifre che, se accostate a quelle dell’Istat relative alla poverta’ – in Italia sono 8,2 milioni le persone indigenti – fanno rabbrividire. Sono alcuni dei dati contenuti nella ricerca “Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunita’”, condotta dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarieta’, in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus e Nielsen Italia, presentata all’universita’ “d’Annunzio” a Chieti, in un convegno promosso dal Banco Alimentare dell’Abruzzo e Fondazione per la Sussidiarieta’, con il sostegno del Csv Pescara, e il patrocinio della Regione Abruzzo e dell’universita’ “d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Lo studio, primo nel suo genere nel nostro Paese, e’ stato realizzato dai docenti Paola Garrone, Alessandro Perego e Marco Melacini, quest’ultimo presente ad un convegno che ha acceso i riflettori su una realta’ poco conosciuta: la generazione dell’eccedenza nella filiera che comprende agricoltura e allevamento, industria di trasformazione, distribuzione, ristorazione, famiglie, e la frequente trasformazione in spreco. Inoltre, sono state studiate scientificamente le cause di questi processi, e suggerite soluzioni per ridurle, a partire da esperienze positive di imprese ed organizzazioni non governative. “L’eccedenza – ha detto Melacini – viene generata per vari motivi: a monte, vi possono essere errori di previsione della domanda, difetti qualitativi che riducano il valore percepito del prodotto, anche in termini estetici, danneggiamenti nel packaging e cosi’ via. Oppure, nello stadio del consumo, vi sono comportamenti come la bassa frequenza della spesa, l’acquisto di confezioni non divisibili, gli acquisti di impulso”.  Non tutto lo spreco e’ semplice da recuperare, come nel caso dei pasti non consumati nella ristorazione che richiedono una gestione del tutto particolare, e cosi’ la ricerca analizza anche i diversi livelli di ‘fungibilita”, vale a dire di possibilita’ di riutilizzo”. Proprio laddove e’ possibile un recupero maggiore, come nel caso delle aziende di trasformazione, sono stati implementati sistemi di controllo piu’ evoluti, anche se ancora oggi solamente il 35,3% dell’eccedenza e’ donato a food banks o enti caritativi sparsi sul territorio, mentre ancora un 32,2% di prodotti viene smaltito in discarica. I motivi alla base delle diverse scelte aziendali sono diversi: valutazioni economiche, rischi di immagine, modalita’ di generazione dell’eccedenza, carenze gestionali, caratteristiche degli operatori presenti sul mercato. La ricerca, infine, suggerisce alcune possibili evoluzioni: l’aumento della conoscenza delle caratteristiche e dei benefici delle pratiche virtuose di recupero, una maggiore collaborazione tra imprese e organizzazioni non profit nella ricerca di soluzioni, il sostegno degli attori pubblici a chi si impegna nella lotta allo spreco, e azioni indirizzate al miglioramento dei comportamenti del consumatore, invitandolo ad ottimizzare la propria spesa. All’incontro e’ intervenuto anche mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che citando Sant’Agostino ha parlato di vanita’ e verita’ come categorie per comprendere anche la crisi. “Serve una nuova sobrieta’ – ha detto – perche’ consumiamo di piu’ di quello che potremmo, e sprechiamo molto. Consumismo, dunque, e’ vanita’, sobrieta’ e’ verita’”. L’arcivescovo ha poi parlato dell’egoismo che si contrappone alla solidarieta’ che ha ispirato una grande opera come il Banco Alimentare, e infine dell’egocentrismo: “Dietro lo spreco – ha detto – c’e’ l’egocentrismo del disinteresse. Verita’ in questo caso e’ scelta di responsabilita’ etica. Sobrieta’, solidarieta’ e responsabilita’ come nuovo stile di vita, per uscire da una situazione drammatica, aggravata anche da una classe politica irresponsabile, incapace di dare un governo all’Italia”.

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