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Italia, Moretti risponde a Barilla: “Non ha senso spaccare in due la Confindustria”

L’ad Ferrovie: i big sono quasi tutti utilities. Bisogna snellire la burocrazia dove è inutile.  «Separare l’industria manifatturiera dai servizi? Non ha senso», spiega l’ad delle Ferrovie Mauro Moretti. «Capisco molte delle obiezioni di Guido Barilla, però guardiamo la classifica dei principali gruppi del Paese: nei primi 40 posti i manifatturieri sono appena 6, Exor-Fiat, Finmeccanica, Riva, Benetton, Pirelli e Luxottica. Con Fiat che non è più in Confindustria e Finmeccanica che è considerata di fatto pubblica. Per il resto sono tutte utilities, poco importa se a controllo pubblico o privato. Perché è chiaro che se si vuol mettere fuori da Confindustria l’Eni poi devono uscire anche Saras ed Erg. E se esce l’Enel deve andar fuori anche Edison, no?». 

Secondo lei non c’è un conflitto di interessi tra aziende manifatturiere e società di servizi dentro Confindustria? 

«Ma cosa si intende per manifattura? Un conto è produrre beni di consumo, biscotti, computer, biciclette o auto, tutte attività facilmente delocalizzabili, ed una cosa è produrre sistemi complessi che richiedono competenze di filiera difficili da trasferire da un’altra parte del mondo. Faccio un esempio: l’Eni vende gas e olio, ma non ha solo uffici e impiegati, ha tutta una catena industriale che parte addirittura dalla società di progettazione, la Saipem, che progetta sistemi di estrazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione. Più industria di così non so cosa c’è? E lo stesso vale energia e ferrovie. Del resto l’industria moderna è nata con noi e ancora oggi più della metà della nostra forza lavoro sta in cantiere o in officina».  (Estratto da La stampa, Paolo Baroni 23 maggio 2013)

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