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Italia. Istat: oltre due milioni di giovani non studiano e non lavorano

Sono oltre due milioni i giovani 15-29enni (il 23,9 per cento del totale) non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un’attivita’ lavorativa. Si tratta di un valore fra i piu’ elevati in Europa. La differenza fra i generi mette in luce una incidenza dei Neet piu’ elevata fra le ragazze, si amplia inoltre lo svantaggio del Mezzogiorno. Solo il 6,6 per cento degli adulti e’ impegnato in attivita’ formative, un valore che evidenzia il ritardo dell’Italia in materia di apprendimento permanente. Si legge nel rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat.  In Italia l’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil e’ pari al 4,2 per cento, valore ampiamente inferiore a quello dell’Ue27 (5,3 per cento) (2011). Nel 2012 il 43,1 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio piu’ elevato; e’ un valore molto distante dalla media Ue27 (25,8 per cento) e inferiore solo a quelli di Portogallo, Malta e Spagna. In Italia il 17,6 per cento dei 18-24enni ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore (12,8 per cento in media Ue), quota che sale al 21,1 per cento nel Mezzogiorno. I dati piu’ recenti sul livello delle competenze dei 15enni prossimi alla fine dell’istruzione obbligatoria (indagine Pisa dell’Ocse) evidenziano per i nostri studenti performance inferiori alla media Ocse e a quella dei paesi Ue che partecipano all’indagine, ma confermano i segnali di miglioramento gia’ evidenziati tra il 2006 e il 2009. La permanenza dei giovani all’interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria, e’ pari all’81,3 per cento tra i 15-19enni e al 21,1 tra i 20-29enni. La media Ue21 nelle due classi considerate e’ piu’ alta (rispettivamente 87,7 e 28,4 per cento), ponendo l’Italia agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi europei. Il 21,7 per cento dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l’incremento che si osserva nel periodo 2004-2012 (+6 punti percentuali), la quota e’ ancora molto contenuta rispetto all’obiettivo del 40 per cento fissato da Europa 2020.

Istat: disoccupazione giovani sempre peggio; al top da 35 anni

I giovani rappresentano da sempre una delle categorie piu’ vulnerabili e la loro condizione nel mercato del lavoro diviene sempre piu’ critica. Nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia raggiunge il livello piu’ elevato dal 1977, pari al 35,3 per cento, in aumento di 6,2 punti percentuali rispetto a un anno prima e di oltre 11 punti rispetto al 2003. E’ quanto emerge dal rapporto Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. Nel 2012 permane il divario di genere, seppure in attenuazione rispetto al 2011: il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane (37,5 per cento) supera quello maschile di 3,8 punti. Il tasso di disoccupazione, aggiunge l’Istat, raggiunge il 10,7 per cento, in confronto all’8,4 per cento di un anno prima, ed e’ in linea con quello medio Ue27 (10,5 per cento). L’incremento interessa entrambe le componenti di genere e tutto il territorio; in alcune regioni del Mezzogiorno arriva al 19,3 per cento (Campania e Calabria).

La disoccupazione di lunga durata (che perdura cioe’ da oltre 12 mesi) interessa il 52,5 per cento dei disoccupati e supera il 54 per cento per la componente femminile. Nel 2012 inoltre risultano occupate sei persone su 10 in eta’ 20-64 anni, con un forte squilibrio di genere a sfavore delle donne e un marcato divario territoriale tra il Centro-Nord e Mezzogiorno (20,5 punti percentuali). Il tasso di occupazione nella fascia di eta’ 55-64 anni e’ pari al 40,4 per cento, in aumento di circa 2,5 punti percentuali rispetto al 2011 ma inferiore alla media Ue27 (48,9 per cento). Il 13,8 per cento dei dipendenti ha un contratto a termine, valore sostanzialmente analogo alla media europea. La quota di occupati a tempo parziale e’ pari al 17,1 per cento. Entrambe le tipologie contrattuali sono piu’ diffuse tra le donne. Il tasso di inattivita’ e’ al 36,3 per cento. Pur segnando una riduzione significativa rispetto al 2011 si conferma tra i piu’ elevati d’Europa. L’inattivita’ femminile rimane molto ampia (46,5 per cento), nonostante la forte contrazione rispetto al passato. Nel 2011 infine la quota di unita’ di lavoro irregolari si attesta al 12 per cento, in lieve riduzione rispetto ai due anni precedenti. Il Mezzogiorno registra l’incidenza piu’ elevata di lavoro non regolare, oltre il doppio rispetto a quella del Centro-Nord. A livello settoriale, e’ non regolare quasi un quarto dell’occupazione nell’agricoltura.

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