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Italia, i nodi che impediscono alle imprese di crescere

Nonostante i partiti politici dichiarino soddisfazione per i risultati ottenuti nel post-elezioni, la situazione delle imprese Italiane, ma soprattutto nel Mezzogiorno rispecchia splendidamente le lacune presenti a monte di questo grande sistema politico-economico.

Bisognerà focalizzare l’attenzione su alcuni punti chiave che frenano ed impediscono lo sviluppo delle imprese, piccole, medie o grandi esse siano. È doveroso citare brevemente la scossa violenta che ha investito l’europa ma anche il nostro paese, generando instabilità: Spread, attacco al debito pubblico, l’ascesa dell’oro e le perdite continue della borsa. Ma di questo ne abbiamo già parlato.

L’osservatorio delle imprese del mezzogiorno, ha analizzato ciò che limita la competitività del nostro sistema produttivo rispetto al resto d’Europa, il risultato offre spunti per il prossimo governo su punti molto importanti.

  • Giustizia civile

Francia e Germania impiegano meno di un anno per risolvere un contezioso tra imprese e consumatori. In Italia la media è di 3 anni.

  • Credito

In Italia, una richiesta di prestito su cinque, da parte delle imprese, non viene accolta. Tra fine 2011 e fine 2012 la media dei prestiti rifiutati dal sistema bancario era del 13%. In Francia nel medesimo periodo le richieste di finanziamento sono state meno del 10% mentre in Germania addirittura del 5%, cioè una su venti. Le imprese italiane, soffrono anche per il grosso “carico fiscale”, e questo impedisce loro di entrare in competizione con il resto d’europa.

  • Burocrazia

Chi gestisce un’impresa conosce bene i tempi interminabili per ottenere un permesso, un certificato, insomma i rapporti con l’amministrazione pubblica non sono dei migliori. Facendo un confronto con le imprese inglesi sui pagamenti di imposte e tasse, in Italia occorrono 285 giorni mentre le imprese inglesi impiegano solo 110 giorni.

  • Retribuzione al netto del lavoratore dipendente

Questo è un tasto doloroso; bisogna considerare che un lavoratore medio taliano prende un salario di circa 1.800 euro al mese contro i 2.900 euro di un tedesco, ed i 2.200 euro di un lavoratore francese. Nonostante il costo medio per il datore di lavoro sia più o meno uguale in tutti e tre i casi, questo la dice lunga sul metodo di calcolo utilizzato per i salari. Tale dato influisce tantissimo sui consumi interni di ogni paese.

  • Pubblica amministrazione

Quando si tratta di ricevere denaro dalle imprese la PA non conosce ostacoli, in molti casi utilizza metodi di riscossione molto vessatori, ma quando è debitrice i tempi di erogazione del denaro si allungano talmente tanto che la media per estinguerli è di 9 mesi. Non succede così in Germania, infatti i debiti vengono saldati entro un tempo massimo di 35 giorni mentre  in Francia 65.

  • Energia

Anche questo è un argomento che sta a cuore a molti imprenditori; considerato la bassa percentuale di autoproduzione di energia praticamente insufficiente per il fabbisogno nazionale, le nostre tariffe energetiche superano di gran lunga quelle della media europea; il costo per kilowattora nel nostro paese è di 20 centesimi; in Francia la metà mentre in Italia appena un terzo. Questo rende il nostro paese assolutamente inappetibile da parte degli investitori, con tutte le conseguenze del caso.

  • Costi delle esportazioni

Quando si parla di imprese è impossibile evitare il discorso delle esportazioni, non parliamo solo di aziende ambiziose, ma ormai l’export è una realtà che riguarda ogni tipo di attività. Come unità di misura è stato scelto un container, il costo medio per il trasporto di una unità, in Germania è di 872 dollari, 1.078 in Francia mentre in italia la cifra record è di 1.245 dollari.

Da http://it.ibtimes.com

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