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Italia, frequenze tv: asta entro 40 giorni

“Ci vogliono fisicamente 30-40 giorni. Ma certamente non passiamo la palla avanti”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, commenta a Radio Anch’io le parole del garante delle Telecomunicazioni, Angelo Maria Cardani, il quale prevede tempi stretti per la gara sulla vendita delle frequenze tv, salvo che Passera lasci al suo successore il dossier. “Mettiamo immediatamente in moto la messa a punto del bando e del disciplinare per completare l’operazione” dell’asta delle frequenze, ha detto il ministro. “E’ un’operazione che dura da più di un anno su cui siamo stati attori e protagonisti andando un po’ contro tutti, che finalmente arriva a soluzione”. In un’intervista pubblicata su Repubblica in edicola, il Garante Cardani spiega la scelta di escludere i big dall’asta delle frequenze tv (come funziona la gara). Il ministro ha però sottolineato che l’asta “importante che varrà miliardi per le casse dello stato è la decisione di liberare le frequenze per la prossima generazione di telefoni cellulari”.

Nel frattempo, La Commissione europea ha espresso “preoccupazioni” su varie questioni relative alle regole sull’asta per l’attribuzione delle frequenze televisive del digitale terrestre, e in particolare “sulla qualità dei lotti messi all’asta,” secondo quanto riferito da AntoineColombani, portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. Manca poi il documento approvato ieri dall’Autorità per le telecomunicazioni. “Una volta che avremo ricevuto le regole, le analizzeremo con attenzione per verificare se possono rimediare alla violazione delle norme Ue per la quale è in corso una procedura di infrazione,” ha aggiunto Colombani in una nota. Infine Bruxelles sottolinea che le regole per l’asta “devono offrire una vera opportunità per nuovi e piccoli operatori per accedere realmente o espandere le loro attività sulla piattaforma del digitale terrestre in Italia”.

Tornando a Passera, il ministro si è soffermato anche sul decreto per i rimborsi da 40 miliardi di crediti alle imprese, dovuti dalla Pubblica amministrazione. “Il decreto ha un ottimo impianto”, ma non ci saranno problemi “se troveremo insieme con le commissioni parlamentari le condizioni per migliorarlo ulteriormente, come è successo in altre occasioni”. Parte delle critiche “che adesso si sentono si riferiscono a una versione precedente rispetto a quella” varata definitivamente. Passera ha sottolineato come “non è facile erogare 40 miliardi quando c’è da dare soldi alle regioni e alle strutture sanitarie senza punire le amministrazioni virtuose”. Soddisfatto del fatto che il provvedimento “destina in gran parte in modo preciso i 40 miliardi previsti e prevede come si andrà a chiudere completamente la questione dei debiti”. Comunque, ha concluso, “il decreto prevede chiaramente come si vada a chiudere il tema dei debiti”, confermano la possibilità che il conto finale arrivi a 60 miliardi. 

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