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Italia, disoccupazione: il 40% non ha un lavoro da oltre un anno

Accordo tra il premier italiano Enrico Letta e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz a proposito del dramma della disoccupazione, specie quella giovanile: la disoccupazione fra i giovani si sta cronicizzando, ed è forte il rischio che un’intera generazione di capitale umano possa finire perduto. Sia Letta che Schulz hanno espresso l’intenzione di promuovere misure immediate per invertire la tendenza.

Martin Schulz ha proposto di anticipare il piano della Presidenza irlandese, che destina al problema della disoccupazione sei miliardi dal 2014-2020: per Schulz l’Europa dovrebbe investire quei sei miliardi già adesso, perché il problema si sta aggravando oggi, non nel 2020.

Il tema del lavoro è particolarmente urgente se si considera che dal 2008, anno d’inizio della crisi, i disoccupati in Europa sono aumentati di 10 milioni per un totale di oltre 26 milioni di europei senza lavoro. I più colpiti sono ovviamente i lavoratori giovani e quelli poco qualificati, che rappresentano per definizione la parte debole del mercato, essendo le loro competenze meno mature e più deperibili.

Dell’Europa a 27 Paesi solo cinque (Austria, Germania, Lussemburgo, Malta e Ungheria) hanno registrato tassi di occupazione superiori a livelli pre-crisi mentre altrove la situazione è peggiorata costantemente. In Grecia ormai i due terzi dei giovani non hanno un lavoro, mentre in 19 paesi europei i disoccupati di lunga durata (ovvero senza lavoro da almeno 12 mesi) rappresentano più del 40 per cento del totale.

La situazione continua creare tensioni a livello sociale, e dato che ciò interessa principalmente i giovani, si tratta di energie che possono sfociare in proteste violente, come ha vaticinato il presidente della BCE Mario Draghi pochi giorni fa.

L’Europa dovrebbe intervenire, poiché il problema ha radici europee, a cominciare da un settore finanziario di dimensioni continentali che però è sottoposto alla vigilanza (inefficiente) dei singoli Stati: le banche devono tornare ad aprire i rubinetti del credito per garantire alle piccole e medie imprese l’ossigeno necessario per mantenere i propri lavoratori, visto che gli impiegati nelle PMI rappresentano ben i tre quarti del totale degli occupati. Inoltre l’Europa deve accelerare sulle riforme per integrare i mercati del lavoro, in modo che sia più semplice per i disoccupati spostarsi dalle zone in cui il lavoro è carente a quelle dove c’è fame di manodopera. (IBT)

 

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