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Italia. Decreto Fare, un duro colpo alle rinnovabili con la Robin Tax

La Robin Tax è stata inserita nella versione definitiva del testo del decreto Fare andato i pubblicazione il 21 giugno nella Gazzetta Ufficiale. L’addizionale Ires è una tassa che colpirà molte società che operano nel settore delle rinnovabili, proprio nel momento in cui gli incentivi sono in scadenza e la flessione del mercato europeo fa preoccupare non poco gli addetti ai lavori.

La norma è stata Inserita nell’articolo 5 del decreto, e la tassa prevista viene estesa ora anche ai produttori di energia rinnovabile per imprese che abbiano un fatturato di almeno tre milioni di euro annui e profitti di almeno 300.000 euro lordi. Durante il 2013, l’imposta sarà pari al 10,3%, mentre dovrebbe arrivare un calo nel 2014, fino a quota 6,5%. La tassa, che non era stata inserita dopo l’ultimo Consiglio dei ministri, sarebbe motivata con la necessità di calmierare le bollette energetiche e alleggerire i costi sui consumatori. Secondo la relazione tecnica legata al decreto, dall’imposta si dovrebbe ricavare un gettito di 150 milioni di euro nel 2015, a cui si aggiungeranno 75 milioni nel 2016. In particolare, dovrebbero essere ridotte le componenti A2, cioè i costi legati alle operazioni di smantellamento del nucleare. C’è allarme fra gli operatori, in particolare il fotovoltaico, a causa del fatto che in questa tassa rientreranno gran parte degli impianti sparsi sul nostro territorio, a partire dai 300 kW di potenza. Parecchie sono le critiche arrivate già, a poche ore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, a partire da Giovanni Simoni, presidente di Assosolare, che scrive: sarebbe opportuno fare la massima chiarezza sulla fonte di tali proposte e verificare se, lo dico solo nell’interesse del Paese, possano convivere nelle istituzioni pubbliche soggetti che, protetti dall’anonimato e chiusi nelle loro stanze, elaborino proposte che la Politica boccia quasi interamente.

 

Fonte: Greenstyle

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