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Italia, dati di oggi su consumi da Istat, Coldiretti, Confcommercio, Confesercenti

Crollano le vendite nei negozi tradizionali (-2,2 per cento) e volano quelle nei discount alimentari con un +4,8% per cento, ma crescono soprattutto gli acquisti nei mercatini e nelle bancarelle con 17mila nuove aperture negli ultimi 3 anni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati sul commercio al dettaglio relativi al marzo 2013 divulgati dall’Istat. Sono le conseguenze del fatto che – sottolinea Coldiretti – ci sono oltre sei famiglie su dieci (62,3 per cento) che hanno tagliato quantita’ e qualita’ degli alimenti privilegiando nell’acquisto di prodotti low cost.

Gli acquisti di frutta per esempio nel primo trimestre del 2013 sono diminuiti in Italia del 4,8 per cento ma – continua la Coldiretti – si registra un aumento solo nei discount (+2,2 per cento) e degli ambulanti (+2) di fronte al crollo dei supermercati (-8,4). In Italia ci sono 180mila bancarelle e sono ben 21 milioni gli italiani che nell’ultimo anno – conclude la Coldiretti – hanno fatto la spesa dagli agricoltori dei quali 7 regolarmente e altri 14 almeno una volta.

ISTAT: COMMERCIO AL DETTAGLIO -0,3% MARZO -3% SU ANNO
Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con il mese di marzo 2012, un aumento per la grande distribuzione (+1,3%) e un calo rilevante per le imprese operanti su piccole superfici (-6,6%).
 Nei primi tre mesi del 2013 l’indice grezzo diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2012. Le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dell’1,2% e quelle di prodotti non alimentari del 4,9%.
Nel confronto con il mese di marzo 2012 – rileva l’Istat – si registra un aumento dell’1,3% per le vendite delle imprese della grande distribuzione e un calo del 6,6% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici.
Nella grande distribuzione le vendite aumentano, in termini tendenziali, del 3,8% per i prodotti alimentari e diminuiscono del 2,5% per quelli non alimentari. Nelle imprese operanti su piccole superfici le vendite segnano un calo sia per i prodotti alimentari (-2,4%) sia per quelli non alimentari (-7,7%). Sempre a marzo, tra le imprese della grande distribuzione si rileva un aumento tendenziale per gli esercizi non specializzati (+1,9%), e una diminuzione per quelli specializzati (-2,2%). Tra i primi, in aumento del 2,4% le vendite degli esercizi a prevalenza alimentare mentre diminuiscono del 2,9% quelle degli esercizi a prevalenza non alimentare.

ISTAT: CONFCOMMERCIO, PER CONSUMI UNA PICCHIATA VERTIGINOSA
Picchiata “vertiginosa” dei consumi: e’ la constatazione di Confcommercio sui dati delle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat. Con marzo salgono a 10 i mesi di riduzione consecutiva. “Al netto della variazione dei prezzi, la riduzione dei consumi nel primo trimestre del 2013 raggiunge il -4,8% in confronto a quello dello scorso anno, mentre la riduzione del primo quarto del 2012 rispetto allo stesso periodo 2011 – rileva l’Ufficio Studi Confcommercio – era stata pari al -2,7%. Dunque, l’inizio del 2013 e’ peggiore rispetto a quello dello scorso anno che e’ stato il piu’ negativo per i consumi nella storia economica repubblicana”.

“La risposta delle famiglie alle riduzioni di reddito, conseguenti all’incremento della pressione fiscale, si articola, quindi – prosegue Confcommercio – tra contenimento assoluto dei consumi e riduzione della qualita’ media degli acquisti. Particolarmente colpite – continua la nota – risultano le aree di spesa considerate meno necessarie e urgenti, come vestiario e arredamento”.
   “E’ ormai eccezionalmente grave – conclude l’Ufficio Studi – la condizione produttiva delle imprese del commercio al dettaglio di piu’ ridotte dimensioni. Nei primi 3 mesi del 2013 la riduzione di spesa nelle grandi superfici e’ dell’1,4% mentre nei piccoli negozi ha gia’ superato il 5%. La sparizione di ampia parte del tessuto imprenditoriale si riflette in una maggiore disoccupazione oltre che in un’oggettiva riduzione di vivibilita’ nei centri storici e nelle prime periferie delle grandi citta’”.

Piu’ in dettaglio, tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, aumentano le vendite per i discount (+4,8%), per i supermercati (+2,1%) e per gli ipermercati (+1,5%). Con riferimento alla dimensione delle imprese, a marzo il valore delle vendite diminuisce, in termini tendenziali, del 6,4% nelle imprese fino a 5 addetti, del 5,1% nelle imprese da 6 a 49 addetti e aumenta dello 0,4% in quelle con almeno 50 addetti. Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, a marzo si registrano variazioni tendenziali negative in tutti i gruppi di prodotti.
   Le flessioni di maggiore entita’ riguardano i gruppi Abbigliamento e pellicceria (-9,0%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-8,8%); quelle piu’ contenute riguardano i gruppi Prodotti di profumeria, cura della persona (-1,4%) e Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (-2,1%).

ISTAT: CONFESERCENTI, VENDITE MARZO SEGNANO TRACOLLO ANGOSCIANTE

“Regge a fatica l’alimentare mentre soffrono sempre di piu’ i negozi di vicinato che sfiorano una vera e propria Waterloo con un calo che, in volume, supera l’8% su base annua ed il 7% nei primi tre mesi di quest’anno. In questa situazione – prosegue Confesercenti – il rischio di desertificazione dei centri urbani si fa sempre piu’ forte e va contrastato con estrema determinazione”.

   “La contrazione delle vendite segnala, se ancora ce ne fosse bisogno, anche lo stato di forte disagio nel quale versano i redditi delle famiglie italiane. Ecco perche’ – secondo Confesercenti – servono misure forti a sostegno della crescita, tagliando con coraggio la spesa ed alleggerendo il carico fiscale di famiglie ed imprese”.

   “Gli annunci o il ricorso ad interventi tampone servono ormai a poco. Per ricreare un clima di fiducia in grado di far ripartire crescita e consumi ci vuole una svolta reale nella politica economica che tenga conto anche del fattore tempo”.

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