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Italia, dal petrolio al fotovoltaico entro il 2010

Due delle attuali regine del petrolio e del gas, la Libia e l’Arabia Saudita, hanno intenzione di coprire una quota sempre più alta dei propri consumi elettrici con le rinnovabili e, eventualmente, esportare energia pulita in Europa tramite l’Italia o la Spagna. Tutto questo entro pochi anni. 

Sembra fantascienza ma, a quanto pare, non lo è affatto. La Libia a breve aprirà una gara d’appalto internazionale per la costruzione di due grossi impianti solari e, entro il 2020, mira a coprire il 20% dei suoi consumi con le rinnovabili. In gran parte solare termodinamico e fotovoltaico. 

Tempi molto stretti, ma se la Libia non ha dalla sua la stabilità politica ha certamente una montagna di petrodollari utili a invogliare gli investimenti diretti esteri in rinnovabili. Ma quello che colpisce è la maturità energetica che sembra trapelare dalle parole dell’attuale ministro dell’Energia Ali Mohammed Muhairiq. In 20 o 30 anni la Libia potrebbe restare a secco di petrolio, di conseguenza stiamo pensando di sostituirlo con le rinnovabili. La mia previsione è di raggiungere il 20% di elettricità da rinnovabili entro il 2020, principalmente da solare. 

Se usassimo appena il 5% del deserto Libico potremmo coprire il consumo annuale dell’intera Europa. E non è un’idea peregrina, visto che l’Arabia Saudita la pensa in maniera molto simile: investimenti massicci in rinnovabili solari per poi vendere l’elettricità all’Europa in inverno, quando da noi fotovoltaico e termodinamico sono bloccati dal clima. Elettricità che, attraverso il Nord Africa, arriverebbe in Italia e Spagna per poi essere distribuita nel resto del vecchio continente. 

Ma Khalid Al Sulaiman, vice presidente del King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (KACARE), tiene a precisare che si tratta di un’idea, non ancora di un progetto.

Non è ancora un progetto, è una potenzialità. Deve essere esaminata a fondo da tutti. L’energia rinnovabile è quasi inesistente al momento in Arabia Saudita, con solo 10-11 MW di capacità installata nell’intero paese.

 

Ma la strategia energetica saudita è molto chiara e speculare a quella libica: il petrolio sta finendo e va sostituito con qualcos’altro. Rinnovabili e nucleare, nel caso saudita. E, infatti, l’Arabia ha annunciato due mesi fa l’intenzione di raggiungere i 24 GW di rinnovabili installate entro il 2020 per salire a 54 GW nel 2032. 

Da notare, ed è significativo, che 54 GW sono anche l’obbiettivo della Germania per il fotovoltaico. Con una bella differenza di insolazione, però, e di potenza realmente generata: 54 GW di fotovoltaico in Germania producono molta meno energia elettrica di 54 GW in Arabia Saudita o in Libia.

Ecco, allora, l’idea di esportare l’elettricità verso paesi dal clima meno generoso. Il problema, però, sono i collegamenti elettrici: migliaia di chilometri di elettrodotti, con un’inevitabile perdita di efficienza. Investimenti paragonabili ai gasdotti e agli oleodotti. 

Ma, la storia insegna, né la Libia né l’Arabia Saudita si sono fatte mai intimorire dalla grandezza di un progetto energetico.

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