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Il fenomeno della fuga di cervelli e la situazione europea in tema di Ricerca & Sviluppo

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Segreteria Tecnica

Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie

 

Problematiche, statistiche e percorsi

Report a cura del centro Studi del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie

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Sommario

1 Emigranti e flussi migratori in Europa …………………………………………………………………………2

2 Emigrazione di personale competente dall’Italia…………………………………………………………2

3 Flussi migratori dall’Europa all’America………………………………………………………………………2

4 Gli europei che conseguono dottorati americani: emorragia o guadagno per l’Europa?

2

5 I motivi alla base delle emigrazioni: alcune delle conclusioni principali derivate dai dati

raccolti ………………………………………………………………………………………………………………………………3

6 Ricerca e Sviluppo – I progressi dell’Unione Europea ………………………………………………..3

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1 Emigranti e flussi migratori in Europa

Accordi regionali come l’Unione Europea e il NAFTA incoraggiano ricercatori e

personale scientifico ed ingegneristico ad avvalersi delle opportunità lavorative

presenti al di fuori dei propri confini nazionali. Un numero sempre crescente di Paesi

sta sviluppando modalità per attirare personale internazionale altamente qualificato

(soprattutto nel settore IT e bio-tecnologico) e compensare la mancanza di offerta

interna (per esempio la mancanza di giovani che intraprendono una carriera

scientifica).

2 Emigrazione di personale competente dall’Italia

Secondo uno studio della Commissione Europea l’Italia è un Paese che fornisce

professionisti in Europa e in America: nel 1960 la Svizzera ha attratto una porzione

significativa di professionisti italiani – solamente nel 1966 circa 2000 ingegneri e 540

fisici ottennero un passaporto svizzero. Alla fine degli anni sessanta il flusso

migratorio si è spostato verso l’America. Al termine degli anni ’90 l’Italia ha

sofferto di un’emorragia dei suoi laureati – tra il 1996 e il 1999 più di 2300 neolaureati

hanno lasciato il Paese per trovare fortuna all’estero. Nel 2002 un sondaggio

a campione svolto sui ricercatori italiani all’estero ha evidenziato come la loro

emigrazione fosse dovuta alle difficoltà ad accedere e proseguire una carriera

nell’ambiente scientifico italiano. I dati rivelano anche che, sebbene il flusso

migratorio degli italiani qualificati fluttuasse da un anno all’altro, il bilancio era

sempre in negativo per l’Italia.

Inoltre la presenza di studenti stranieri in Italia è piuttosto scarsa: negli anni ’90 questi

raggiungevano appena il 3% della popolazione studentesca.

3 Flussi migratori dall’Europa all’America

Complessivamente l’emigrazione intellettuale degli europei verso gli Stati Uniti sta

diminuendo: ne l 1970 tra i primi dieci paesi da cui provenivano gli emigranti, 5 erano

europei con l’Italia al primo posto e la Germania al secondo; nel censimento del 1990

solo tre paesi tra i primi dieci erano europei, con la Germania adesso solamente sesta

seguita da Regno Unito e Italia. Nel 2001 su un milione di immigrati, solo 50.000

erano europei. Sebbene il numero sia in declino gli Stati Uniti continuano a fare

affidamento sull’Europa per lavoratori qualificati per soddisfare la domanda a breve

termine del mercato del lavoro.

Nel 2000 tra i primi 15 paesi che hanno fornito i 257.640 lavoratori qualificati, il

Regno Unito è al quarto posto con 7.937 immigrati seguita da Germania (11° – 3.534)

e Francia (12° – 3.415).

4 Gli europei che conseguono dottorati americani: emorragia o

guadagno per l’Europa?

Nel 2000 gli immigrati europei negli Stati Uniti conseguirono 1493 dei 41.638

dottorati rilasciati; due terzi di questi veniva solamente da quattro paesi: Germania,

Regno Unito, Francia e l’Italia. Nel periodo 1991-2000 il 70% degli europei che

hanno conseguito un dottorato negli Stati Uniti ha deciso di rimanervi per lavorare.

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Nei primi anni ’90 la percentuale più alta, 62%, di lavori permanenti era nel settore

dell’istruzione, poi scesa a 57% nella seconda metà del decennio. Al contrario, il

settore del business ha evidenziato un aumento delle offerte di lavoro nella seconda

metà del decennio dal 19% al 25%.

5 I motivi alla base delle emigrazioni: alcune delle conclusioni

principali derivate dai dati raccolti

Le donne sono sottorappresentate nella mobilità internazionale e tendono a sfruttare

meno i vantaggi del mercato del lavoro internazionale rispetto agli uomini.

I fattori che determinano la scelta di emigrare per conseguire un dottorato e poi

eventualmente di rimanere all’estero sono molte e variano a seconda delle discipline

scientifiche o ingegneristiche, delle opportunità offerte nel Paese di origine, e a

seconda del genere. Eppure vi sono degli elementi constanti:

Il salario è sicuramente un fattore importante ma non determinante.

La situazione burocratica in Europa continua ad essere problematica per i ricercatori

stranieri; particolarmente per gli scienziati che si muovono da un Paese all’altro

all’interno dell’Europa così come quelli che vengono da fuori. Questo determina la

scelta di molti di lavorare negli USA.

La disponibilità dei mezzi scientifici necessari per svolgere le ricerche è un elemento

cruciale; l’Italia e gli Stati Uniti, entrambi molto ben attrezzati sotto questo aspetto,

accolgono molti professionisti dalle altre parti d’Europa anche per questo motivo.

6 Ricerca e Sviluppo – I progressi dell’Unione Europea

Nel Marzo del 2000 il Consiglio Europeo di Lisbona ha stabilito la strategia

per il rinnovo economico, sociale ed ambientale, con l’obiettivo di rendere l’Unione

Europea la ‘più competitiva economia della conoscenza’ per il 2010. La ricerca e lo

sviluppo sono naturalmente alcuni dei pilastri per raggiungere questo traguardo.

Occorre quindi valutare l’andamento di questo settore:

?? Analizzando la spesa in R&S della triade USA-Europa-Giappone si

riscontra come gli Stati Uniti attraggano un terzo in più in investimenti in

R&S da parte delle imprese europee rispetto all’investimento delle imprese

USA in Europa. Quest’ultima, infatti, sta attraendo dagli Stati Uniti il 10%

in meno in investimenti in R&S a vantaggio di Canada e Cina. L’Italia e i

Paesi del Sud Europa, Portogallo, Spagna e Grecia sono ancora indietro

rispetto al resto d’Europa, inoltre alla fine degli anni ’90 la ripresa di

questi Paesi in fatto di R&S sembrava aver rallentato sostanzialmente.

Francia, Regno Unito, Austria, Irlanda mantengono le loro posizioni

intermedie con la vistosa eccezione della Germania in cui si è verificato un

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?? crollo della spesa per R&S. Danimarca e Svezia sono invece su posizioni

avanzate, ben oltre l’obiettivo di Lisbona.

?? Nell’ambito delle R&S, l’Europa è ancora lungi dal colmare il gap negli

investimenti che ha con gli USA. Al contrario, dalla metà degli anni ’90 il

gap ha cominciato ad ampliarsi, e continua ad aumentare. L’ottanta per

cento del gap è determinato dagli investimenti in R&S delle imprese.

?? Affinché gli ‘UE-15’ possano ridurre il gap in termini di investimenti in

R&S con gli Stati Uniti, il tasso di crescita annuale della ricerca e sviluppo

dovrebbe essere quasi il doppio, e cioè salire fino all’8% quando tra il

1997 e il 2002 è stato solo del 4,5%. Un tasso dell’8% consentirebbe il

raggiungimento degli obiettivi del summit di Barcellona del Marzo 2002 –

dove ogni Paese si impegna a devolvere il 3% del PIL a R&S entro il 2010

(purché il Prodotto Interno Lordo si assesti su di un tasso di crescita medio

annuo del 2%).

?? Al summit di Barcellona i capi di Stato e di Governo hanno anche richiesto

che vi sia un maggiore coinvolgimento da parte del settore privato e hanno

quindi stabilito che entro il 2010 i due terzi delle spese R&S vengano

coperte da privati. Questo grazie all’esempio di Giappone e Usa dove gli

investimenti privati sono il 73 e il 66% del totale degli investimenti in

R&S rispettivamente, contro solo il 56% dell’UE-15.

Alla luce di questi dati, per raggiungere gli obiettivi stabiliti a Lisbona e poi a

Barcellona, la Commissione Europea ha quindi promosso un ‘Piano d’azione per

incrementare la ricerca in Europa’ definendo un numero di azioni da intraprendere a

livello nazionale e regionale. Tra queste annoveriamo:

?? L’introduzione di una serie di nuove Piattaforme Tecnologiche europee. Lo

scopo è di attirare programmi di sviluppo e di ricerca nei maggiori settori

tecnologici, mobilitando allo stesso tempo le risorse a livello europeo

attraverso il coordinamento e lo sforzo congiunto della UE e dei vari Paesi.

?? La cooperazione tra le attività di ricerca della Commissione Europea e della

Banca Europea degli Investimenti è stata perfezionata e formalizzata. Il

risultato di ciò è un aumento del capitale a disposizione della BEI per il

supporto alla ricerca e all’innovazione (fino a 50 miliardi di euro entro il

2010) oltre che una più ampia gamma di strumenti.

La mobilitazione di investimenti nella ricerca R&S attraverso una partnership

pubblica e privata rimane l’obiettivo principale dell’Unione Europea in questo settore.

(Si veda l’Iniziativa Europea per la Crescita

http://europa.eu.int/comm/commissioners/prodi/pdf/growth_initiative_en.pdf )

 

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