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HomeTutte le agenzieL'AquilaIl bando per le mense scolastiche della provincia dell’Aquila: il Sindaco Cialente promette “giustizia” per le aziende dell’Aquilano ma poi dichiara di non avere alcun potere per l’efficienza dell’Ammistrazione Comunale. E, alla fine, spuntano i vermi…

Il bando per le mense scolastiche della provincia dell’Aquila: il Sindaco Cialente promette “giustizia” per le aziende dell’Aquilano ma poi dichiara di non avere alcun potere per l’efficienza dell’Ammistrazione Comunale. E, alla fine, spuntano i vermi…

Tempo addietro Confindustria L’Aquila aveva segnalato al Sindaco On. Cialente, che il bando di gara pubblicato lo scorso giugno per l’appalto delle mense scolastiche dell’Aquila e provincia risulta incongruente nella forma e nel contenuto. Una serie di contraddizioni e di strane condizioni, infatti, impedisce che un servizio così delicato possa essere aggiudicato al migliore e, fatto gravissimo, immotivatamente esclude di netto la partecipazione delle Pmi locali. I requisiti richiesti nei capitolati sono tali da consentire l’ingresso in gara alle sole aziende nazionali, con evidente nocumento per le imprese del territorio e per la comunità stessa. Inutile citare i Sentieri del vino, dell’olio, del formaggio e tutte le altre centinaia di manifestazioni di prodotti tipici, e le altre centinaia ancora di sagre che il Comune stesso annualmente finanzia con una considerevole voce di spesa… qualora qualcuno avesse dimenticato che l’agroalimentare è una delle eccellenze del capoluogo. Evidentemente ci piace spendere l’immagine di città del gusto ma poi preferiamo andare a mangiare fuori… In una conversazione informale il Sindaco aveva rassicurato gli imprenditori su un personale interessamento circa la vicenda: giusto il tempo di vedere “le carte” e si sarebbero rivisti. Dunque, all’incontro con il Direttore Antonio Cappelli e il Presidente del Comitato Pmi Modesto Lolli, il Primo cittadino ha dichiarato che “anche noi (SINDACO E DIRETTORE GENERALE ndr) avevamo rilevato un certo numero di incongruenze nonché di inesattezze, tuttavia adesso il bando è stato pubblicato, e non possiamo fare nulla. L’unica soluzione è un ricorso al T.A.R. da parte delle imprese”. Lo sgomento ci ha impedito di fare qualsiasi considerazione, stanti le disposizioni circa l’istituto della Revoca, la responsabilità personale del dirigente che firma il procedimento, l’efficacia ed efficienza della P.A., i provvedimenti a carico del personale dirigente. In più, paradosso, si è avuto un epilogo anche drammatico di tutta questa vicenda, stanti le ultime notizie apparse sui giornali.

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Zona Franca Urbana: un progetto da cui la Valle Peligna è stata esclusa per l’ignavia e l’incompetenza delle Istituzioni

 

Che la Valle Peligna sia un’area svantaggiata è innegabile. E niente più della ZFU, di matrice francese, poteva meglio venire in soccorso di un territorio tanto depresso. Il progetto “Zona Franca Urbana”, infatti, ha la peculiarità di individuare e ritagliare, all’interno di sistemi locali del lavoro che abbiano un tasso di disoccupazione inferiore a quello della media nazionale, singole zone particolarmente sottosviluppate, financo strade, sulle quali insistere con programmi finalizzati e specifici.

Quando gli attori locali si diedero da fare perché la Valle Peligna facesse domanda di riconoscimento della Ztu presso il Ministero, si appurò che il dato di disoccupazione non era sufficientemente basso ma che, comunque, alcune aree sulle quali non insisteva neanche il turismo restavano fortemente emarginate, data anche la grave crisi industriale in corso. Dunque, si preparò uno studio ad hoc che il Consorzio del Nucleo Industriale di Sulmona caldeggiò presso la Provincia dell’Aquila e la Regione Abruzzo affinché lo facessero proprio: entrambi ne fecero il solito cavallo di battaglia di stampo elettoralistico. Lo studio dimostrava con numeri e dati lo svantaggio attuale di una zona che, per un semplice gioco di numeri, non rispondeva nella sua totalità al dato di disoccupazione richiesto ma che, comunque, era oltre la soglia di sottosviluppo. Evidente la necessità di una pressione politica capace di far valere ragioni complesse e di far leggere dati altrettanto complessi.

Ebbene, già la Commissione della Regione Abruzzo al momento dell’esame di tutte le domande non ebbe la volontà di supportare Sulmona e così, come era consequenziale, a Roma andò tutto alla deriva.

All’inizio di ottobre il Ministero dello sviluppo Economico ha reso noto l’elenco delle proposte che il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo ha selezionato tra le 64 inoltrate da tutta Italia: Sulmona non c’è. Fatto evidente, visto che la sua candidatura non era stata seriamente presa in considerazione neanche dalla nostra Regione. Ora l’elenco, nel quale c’è Pescara come unico Comune d’Abruzzo, sarà sottoposto all’approvazione del Cipe per la fase conclusiva dell’istruttoria, ossia l’autorizzazione della Commissione Europea.

Il danno è gravissimo perché la ZFU concede condizioni di favore tali da far ignorare qualsiasi agevolazione a fondo perduto, tipo sgravi fiscali e contributivi del 100%! Un’altra prova della ignavia e dell’incompetenza delle Istituzioni  provinciali e regionali.

 

 

 

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