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Europa. Prove di politica industriale europea

È un documento che di sicuro passerà alla storia. Mercoledì scorso, al termine dell’incontro di Parigi, François Hollande e Angela Merkel hanno presentato un “contributo” franco-tedesco al Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, dando prova di un riavvicinamento tra i due paesi e aprendo la strada verso una maggiore integrazione economica e politica dell’eurozona. Il documento si sofferma sulle preoccupazioni tedesche e francesi, per poi garantire che i due paesi favoriranno “con la stessa intensità” sia la crescita sia il “consolidamento di bilancio”, ovvero la riduzione del deficit. Ammesso che ci sia mai stata, la contrapposizione tra consolidamento e crescita appare ormai superata, e ora i due concetti, complementari, vanno di pari passo. Il contributo sottolinea infatti l’importanza di “ridurre i deficit strutturali” (ovvero le spese pubbliche al di fuori dal peso del debito) ma anche di “definire il ritmo dell’aggiustamento di ogni stato in funzione della sua situazione finanziaria e della necessità di proteggere o ripristinare una crescita duratura”. Tagliare le spese è ancora necessario, ma va fatto senza compromettere la possibilità di rilanciare la crescita. In sostanza, il compromesso tra Parigi e Berlino atteso da un anno è stato finalmente formalizzato. In fondo sono soltanto parole, ma è dalle parole che prendono il via le nuove politiche. Tra l’altro questi concetti sono già stati messi in pratica, da una parte con le proroghe concesse dalla Commissione (senza proteste da parte della Germania) a paesi come la Francia che non rispettano ancora i criteri di Maastricht, dall’altra con le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro avviate da François Hollande. In realtà il grande compromesso europeo era già stato avviato prima della diffusione del contributo franco-tedesco, ma il documento congiunto rappresenta un passo avanti decisivo. Come aveva auspicato il presidente francese in occasione della sua conferenza stampa, Parigi e Berlino hanno deciso di agire insieme e chiedere “un rafforzamento della governance dell’eurozona” attraverso incontri “più regolari”, la nomina “di un presidente a tempo pieno” e soprattutto la richiesta al parlamento europeo di creare al suo interno “strutture dedicate all’eurozona”, ovvero un parlamento di euroland da affiancare al suo esecutivo. Mai prima d’ora l’idea di organizzare un’eurozona integrata in seno all’Unione era stata così approfondita. Se alle parole seguiranno i fatti (e non dovrebbe essere altrimenti) sarà l’Unione nel suo complesso a cambiare natura, con la nascita di una federazione dotata di una moneta unica e politiche comuni all’interno di una zona di libero scambio di cui il Regno Unito potrebbe continuare a far parte e che potrebbe essere allargata con molta più facilità rispetto a oggi. Ma c’è dell’altro. Il contributo franco-tedesco parla anche di “un piano d’investimenti europei per le infrastrutture” e di una “reindustrializzazione dell’Europa”, due concetti che somigliano molto a un progetto di rilancio e a una politica industriale comune.

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