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Euroconic: da officinetta di 20 metri quadrati all’esportazione in tutto il mondo Con un catalogo tedesco la storia di un’amore a prima vista

Euroconic S.R.L.

Titolare: Sig. Giuseppe Bonsanti

Indirizzo: Via Diesel- Nucleo Industriale

67051 Avezzano (AQ)

Tel: (863) 509181 – (863) 509303

Fax: (863) 509182

Sito web: www.euroconic.com

E-mail: info@euroconic.com

 

È possibile parlare di un identikit pressoché omologato per quanto riguarda la figura dell’imprenditore? Passando in rassegna le diverse aziende del territorio abruzzese; e quindi conoscendo meglio le persone che ruotano attorno a questi piccoli-grandi regni imprenditoriali, ci si può accorgere che ogni imprenditore rappresenta una storia a sé. Chi si tramanda un’arte di generazione in generazione, chi ha avuto il classico colpo di fortuna ed è riuscito a ‘sfondare’, chi ha iniziato praticamente senza una lira e ha tenuto duro fino all’ultimo.  L’imprenditoria non è cosa facile, e lo sa bene il Bonsanti, titolare della Euronic Srl. Un’idea, un prodotto, e la capacità di tradurre il tutto in un efficiente meccanismo di produzione… il tutto contorniato da una buona dose di rischio, ed ecco che nasce una realtà imprenditoriale. Ricetta questa che sembra passare sempre più inosservata, almeno per quanto riguarda la regione Abruzzo.

 

 

Com’è nata la realtà Euroconic?

 

Euroconic è nata ‘idealmente’ a Milano negli anni ottanta, e ha trovato, nel 1991, una sua concretizzazione nella città di Avezzano. Un progetto, questo, che ha richiesto, almeno da parte mia, una lunga gavetta. Tutto è iniziato nel 1962, quando, in seguito all’invito di un amico, ho deciso di spostarmi da Matera a Milano, per ampliare le prospettive lavorative. Qui, dopo aver vagliato tutta una serie di proposte che la realtà milanese offriva, ho iniziato a lavorare come tornitore. Per 11 anni ho lavorato sotto padrone; dopodiché ho deciso di azzardare la mia avventura in proprio. Tutto, ovviamente, è iniziato a livelli minimali. Sono partito da un’officinetta di 20 metri quadri., proponendo torneria per conto terzi… e da qui, senza rendermene conto, è andata prendendo piede la realtà Euroconic. È stata tutta colpa di un catalogo tedesco!! Qui ho visto per la prima volta il prodotto che avrebbe costituito il centro focale attorno al quale, ora, ruota tutta l’azienda: i calettatori per attrito. È stato un vero e proprio amore a prima vista. Senza neanche sapere a cosa servissero, ho deciso di dedicarmi alla produzione di questi ‘marchingegni’ tecnici.

 

E dalla visione di un catalogo è nato un così grande regno industriale?

 

Qualche amico e un pizzico di fortuna hanno costituito gli ingredienti principali del successo di Euroconic. Ed ecco che arrivano i primi clienti e l’avventura ha inizio. Questo succedeva tanti anni fa. Attualmente esportiamo il prodotto in tutto il mondo. Euroconic tratta con ben 82 nazioni. La tecnologia moderna ha notevolmente favorito lo sviluppo di questa azienda. Disponiamo infatti di ottimi macchinari, veri e propri capolavori della robotica… Diciamo che, da questo punto di vista, non abbiamo nulla da invidiare ai grandi gruppi metalmeccanici sul territorio italiano.

 

Che cosa è cambiato, quindi, nell’arco di 20 anni?

 

   Bhe, considerando la pressoché totale mancanza di soldi dal quale si è partiti, direi che di cambiamenti ce ne sono stati eccome!! Dall’officinetta di 20 metri quadri siamo arrivati ad una ditta che conta 50 dipendenti e che, grazie all’impegno di tutti, riesce a migliorare, anno dopo anno, il suo fatturato di produzione.

 

E relativamente alla sua persona? Che cosa è successo?

 

Io sono indubbiamente il più vecchio della ditta. Diciamo che sono il ‘padre’ di quella che poi si pone come una sorta di famiglia… Riesco, fortunatamente, a mantenere un ottimo rapporto con tutti i dipendenti; e questo sia dal punto di vista lavorativo, che da quello prettamente umano. Non mi pongo come il ‘capo’, ma all’interno di Euroconic sono un lavoratore come tutti gli altri. Arrivo a lavoro alle otto meno un quarto del mattino e finisco alle otto la sera.

 

Mi interesserebbe iniziare a delineare una sorta di identikit della figura imprenditoriale. Cosa si potrebbe dire a riguardo, anche basandosi su quella che è stata la sua esperienza?

 

Sicuramente è importante avere una chiara idea di quello che si vuole fare, del progetto di cui si vuole essere promotore. Ma non è solo questione di creatività. Ci sono tutta una serie di problematiche che devono essere prese in considerazione una volta che si decide di avviare un’attività imprenditoriale… vedi, ad esempio, la parte esclusivamente commerciale che si affianca ad ogni realtà aziendale. Ad ogni modo, credo che ogni figura imprenditoriale debba comporsi essenzialmente di tre elementi fondamentali: l’idea, il prodotto e la capacità di tradurre tutto ciò in un meccanismo di produzione a tutto tondo. Denominatore comune di questa terna deve essere una genuina dose di rischio, senza la quale non è possibile pensare di intraprendere un qualsiasi progetto.

 

Cioè?

 

Io, per esempio, non avevo una particolare disponibilità economica quando avevo iniziato. Un giorno, quando ancora vivevo a Milano mi sono ritrovato a chiacchierare con uno dei miei amici. Ricordo di aver chiesto esplicitamente: “secondo te, per diventare più grande, cosa dovrei fare?” Lui mi ha detto che era importante, in questi casi, trovare qualcuno che ti facesse debito. Questo è un consiglio che tutt’oggi porto nel bagaglio di quella che è la mia esperienza imprenditoriale.

 

Se dovessi chiederle delle riflessioni in merito all’imprenditoria in Abruzzo, che cosa direbbe?

 

      Forse 15 o 20 anni fa c’era, paradossalmente, più sviluppo in Abruzzo. Più che altro c’è stato un momento in cui la gente si dava veramente da fare. Mi sentirei di dire, almeno per quanto riguarda la mia zona, cioè la marsica, che attualmente c’è una carenza di imprenditori, e quindi di imprenditoria. Che vengano fuori ingegneri, che siano semplici diplomati, nessuno sembra più azzardare la via imprenditoriale, nessuno sembra essere in grado di farsi venire in mente qualche brillante idea in cui credere. Per non parlare poi del settore della meccanica. In questi ultimi anni la meccanica sembra essere stata un pò accantonata, a partire dal suo insegnamento nelle scuole, negli istituti tecnici. Io sono convinto che la meccanica avrebbe potuto costituire, in queste zone, un campo di grande sviluppo… relativamente alle piccole aziende. Non credo, tuttavia, che sia troppo tardi.

 

Avendo la possibilità di rivolgersi ad altri imprenditori, che cosa si sentirebbe di dire?

 

Ogni imprenditore segue una sua strada… e chi ce la mette tutta riesce ad ottenere dei risultati. Il problema non sta negli imprenditori che ci sono già, ma nella sensibilizzazione all’imprenditoria. Bisogna far nascere dei nuovi imprenditori.

 

 

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