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Confindustria L’Aquila si rinnova: Gaetano Clavenna fa il punto sullo stato dell’arte

I lavori di ampliamento della sede di Confindustria L’Aquila, che prevedono un’estensione degli uffici di circa 600 metri quadrati, rappresentano un segnale esterno visibile della crescita della nostra associazione.

L’attuale gestione ha dato una sterzata netta, rispetto al passato, segnando un’epoca di transizione da una politica di gestione ad un’altra.

Certo il cambiamento dei tempi, e della condizione economica della provincia, ha anch’essa contribuito a motivare verso scelte diverse dal passato portando modifiche sostanziali  all’assetto associativo ed organizzativo.

A proposito di assetto associativo, basti dire che le imprese associate sono giunte a circa 280: un numero di non poco conto, se teniamo a mente le sofferenze subite dal settore industriale solo nell’ultimo quinquennio.

Degno di nota è la circostanza che ad associarsi sono state categorie prima impensabili come presenze nel comparto industriale: gestori degli impianti a fune, aziende del turismo, cliniche private, società di servizi, albergatori, ditte individuali…  La stessa costituzione dell’Anef, Associazione gestori funiviari, all’interno della Confindustria aquilana la dice lunga su come la politica dello sviluppo del turismo sia entrata a viva forza nei programmi dell’Associazione che, oggi più di ieri, è parte attiva nel supportare la stesura  dei piani di sviluppo della Regione, al cui tavolo la Confindustria siede, ormai, quale istituzione deputata anche in materia di turismo.

Altro fatto singolare è l’adesione di “aziende dello Stato”, si sarebbe detto un tempo, tipo Enel, Telecom, Anas, a significare la fiducia ed il riconoscimento che le imprese ci attestano.

Sotto il profilo interno, cioè dell’organico, si è registrato un mutamento direttamente proporzionale all’incremento delle attività svolte, tanto è vero che il passaggio da 4 a 10 unità è l’indicatore di come si sia voluto rispondere in maniera efficace alle esigenze delle imprese, talora addirittura prevenendole. Questo ha comportato una ridistribuzione delle mansioni, e al contempo, la creazione di figure nuove in grado di offrire servizi e prestazioni nuove.

Tutto è accaduto con la presidenza quadriennale del dott. Gaetano Clavenna,  Presidente di Dompé pha.r.ma , che ha voluto segnare il passaggio da una logica di assistenza all’impresa ad una di sviluppo dell’impresa e del territorio, supportato dal direttore dott. Antonio Cappelli – salernitano, residente da dieci anni all’Aquila, provincia che ormai conosce palmo a palmo, azienda per azienda, in ogni minima sfaccettatura.

Il loro programma,  fortemente basato sull’“economia della conoscenza”, ha fatto entrare nel lessico di tutti parole come ricerca e innovazione, alta formazione,  trasferimento tecnologico, ed eccellenza. Parole prima sconosciute, oggi invece, acquisite anche dalle Istituzioni che ne hanno fatto patrimonio personale.

Presidente lei ha segnato una sorta di rivoluzione nella Confindustria aquilana, forse prima più attenta ai bisogni del quotidiano, per esplicita esigenza degli imprenditori, che ad un possibile sviluppo del territorio nel quale (ri)trovare identità industriale.

E’ vero, del resto si sono dovuti affrontare problemi seri che richiedevano un’attenzione particolare sull’immediato. Le questioni sindacali ci divorano, per fortuna che su questo siamo in una botte di ferro… il Direttore Cappelli ce lo invidiano tutte le Associazioni.

Pur stanti le questioni urgenti, verso le quali si sono rivolte le attenzioni di tutti, Istituzioni, sindacati e politici,  ho sempre comunque cercato di guardare oltre, e  provare a diffondere concetti nei quali in pochi si  erano addentrati. L’economia della conoscenza per molti è  ancora una parola sconosciuta, così come c’è scarsa attenzione all’internazionalizzazione, vista come qualcosa di molto lontano e non  necessaria alla propria azienda.

Purtroppo, solo in pochi conoscono le condizioni del mercato globale, le regole di uno sviluppo programmato e gestito, la necessità di un progetto da ritagliare sul territorio, e sul quale investire. Nei momenti di sconforto ho l’impressione che le Istituzioni abbiano appreso da noi solo il lessico “forbito” al quale abbiamo dato diffusione facendolo diventare linguaggio diffuso, ma che, in realtà, non abbiano maturato una conoscenza tecnica… Mi  dà molta soddisfazione l’intervento di politici, come in una recente occasione pubblica da noi organizzata,  che dichiarano che le Istituzioni non stanno facendo abbastanza per l’internazionalizzazione delle Pmi, le quali vanno avanti da sole ed esclusivamente con le proprie forze; che gli apparati della pubblica amministrazione deputati per l’estero fanno burocrazia… e ricongiungimenti familiari(!) Una soddisfazione magra, ma significativa del fatto che qualcuno comincia a rendersene conto: è importante.

Ha portato anche ad una scelta di campo, mettendo a tacere una sorta di diatriba tra il “piccolo è bello” – espressione efficace per citare la corrente di pensiero che ritiene le Pmi l’unica speranza per il futuro – e la “grande industria a tutti i costi”.

Si. Perché ritengo che la scelta da compiere vada sia sulla grande impresa sia sulla piccola e media: entrambe devono essere studiate e progettate come realtà complementari, la cui caratteristica deve essere una interazione sistemica sempre in crescita. La grande impresa costituisce l’ossatura sopra alla quale si articolano e si sviluppano le PMI, e ne costituisce il principale mercato di sbocco.  Anche il discorso delle aggregazioni di impresa per ricreare una più grande industria virtuale fa parte della stessa logica. Ma anche qui avverto che siamo ancora lontani da un paralogismo che ci traghetti dalle parole a i fatti.

Lei un progetto che reinvesta tutto quanto è finora cresciuto e maturato nella nostra area, capace di mettere a frutto le potenzialità del territorio, lo aveva presentato all’inizio della sua presenza, uno dei punti dell’economia della conoscenza era L’Aquila Città della Ricerca.

Pensavo ad una nuova era. Rompere con gli schemi del passato e riprogettare la provincia secondo uno schema nuovo: lo sviluppo industriale delle Pmi e dei sistemi produttivi regionali all’interno del sistema universitario e dei centri di ricerca. Tutto per arrivare alla creazione di nuove forme di interazioni, che consentano non solo l’accesso delle imprese a fonti di conoscenza avanzate, ma anche e soprattutto, l’immissione di tali conoscenze nel sistema aziendale e nei sistemi produttivi. Avere un Polo Universitario con centri di eccellenza e di ricerca collegati al mondo dell’impresa significa poter lanciare l’economia della provincia e, con un impegno più ampio, dell’intera regione, in una realtà nuova nella quale il trasferimento tecnologico, la formazione di nuove figure e nuove competenze mirate ai bisogni delle imprese, porterebbe L’Aquila (e l’Abruzzo) a competere sul mercato nazionale ed internazionale.

Un varco lo ho aperto, ne sono certo, ma c’è veramente ancora molto da lavorare per cambiare logica e prospettive.

Sono fiducioso, staremo a vedere. (mpi)

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