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Confindustria L’Aquila, le dichiarazioni su Il Messaggero di ieri sono confuse sia sulle rendicontazioni che sulle presunte querele

Ad oggi solo parole, documenti zero. Solo minacce di querele alla stampa per far cessare la pubblicazione di ulteriori articoli.

Noi abbiamo citato solo atti, dati e numeri dei quali possiamo dare ampio riscontro. Confindustria solo fumosità, lettere anonime, lotte intestine, battaglie mediatiche, personalismi, addetto stampa assetato di vendetta… Ma le carte dove sono? Non siamo noi quelli che non hanno rendicontato e non siamo noi i fondi sisma che la Procura sta osservando. Sia ben chiaro a tutti che nessuno ha osato depositare atti a nostro carico. Inoltre è ampliamente documentato che la revoca del nostro contratto e l’espulsione di Metafin sono conseguenti alle nostre richieste di chiarezza su alcune  partite contabili.

Ieri chi ha parlato (clicca qui) appare confuso anche sulle questioni tecniche:

1) il conto Rivisondoli è stato perfettamente rendicontato da Confindustria Abruzzo: è Confindustria L’Aquila che non dispone di rendicontazione separata sui fondi sisma gestiti da sé medesima dal 2011 ad oggi (ricordiamo che il conto fu aperto nel 2009 dal regionale, reso con tutte le specifiche di spesa e girocontato da Confindustria L’Aquila sul proprio conto ordinario nel 2011). Su questo si vedano le dichiarazioni del direttore in data 10 luglio: “non ho rendicontato, mi devo suicidare?”. Forse è stato troppo solerte il direttore di Confinduistria Abruzzo che ha invece rendicontato le spese al centesimo?

2) il viaggio della speranza in Procura e dal Questore viene legato, nelle dichiarazioni di ieri come nelle precedenti, al nome della sottoscritta: se Confindustria si è rivolta ai magistrati lo ha fatto per le lettere anonime e non per quanto scritto da Agea o dai giornali, tanto è vero che non ha mai potuto annunciarei una querela a nostro carico: certo non l’avrebbe tenuta segreta visto che non è un atto riservato e che, soprattutto, sarebbe risultata ben utile come deterrente per noi e per i colleghi. La confusione è in essere. In ogni esternazione viene fatto il nome della sottoscritta e, poi, con un salto logico, si cita l’esposto, in pratica la sintassi è la seguente: la Iannella ci infama, noi abbiamo depositato un esposto contro ignoti. Mmmmm, intentare causa a chi ha fatto domande, e pure in sedi riservate, sarebbe un’azione temeraria e, come tale, passibile di sanzioni.

Per non parlare dell’annunciato esposto all’ordine dei giornalisti: senza capo né coda visto che abbiamo solo raccolto e commentato articoli pubblicati da altre testate, tenendo invece riservate le notizie che in qualità di associati ben conoscevamo.

3) se il Presidente vuole la chiarezza perché la cerca dal Questore invece che in casa propria dove da sempre regnano appropriatezza e congruenza? Consenta piuttosto la nomina di una società di revisione che rendiconti sui fondi sisma e provveda al regolare bando per la nomina di un direttore, che si occupi di condurre le operazioni con il massimo della terzietà e della serenità, possibilmente lontano dai riflettori dei media. Anzi, all’uopo mi consento una considerazione da Imprenditore edotto delle prassi interne: per le operazioni di cui sopra nomini pro tempore nella sua territoriale aquilana il direttore del Regionale. Questi conosce a mena dito il sistema, la Confindustria aquilana, la situazione dei fondi e della martoriata Ricostruzione, il tessuto sociale (nel quale è nato, cresciuto e vive), le imprese abruzzesi una per una: già anni fu indicato alla direzione di L’Aquila e recentemente il progetto è stato riproposto dagli industriali stessi e proprio nell’ottica di un taglio dei costi.

Di più. Se vuole la trasparenza che ha invocato nella circolare di ieri l’altro indirizzata a tutti gli Associati – contenente, questa si, riferimenti falsi e infamanti sul “proprio” addetto stampa – cominci con il consegnarci i documenti che abbiamo richiesto, sia quelli relativi ai conti sia quelli della nostra espulsione, visto che ad oggi ancora non li produce.

Quanto al reato di falso invocato ieri rinvio al punto di cui sopra: ci si consenta la nomina di una SOCIETA’ DI REVISIONE e si verifichi cosa è falso e cosa non lo è, invece di lasciare che qualcuno intimidisca i giornalisti affinché non pubblichino nulla, come sta già accadendo a seguito di oscure telefonate, sicuramente inoltrate dagli stessi ignoti delle lettere anonime che hanno creato confusione ad arte su questioni ampliamente dibattute nelle sedi opportune, pregiudicando così le richieste di chiarimenti in corso.

In merito all’”incontro con il Questore”, alla “chiarezza sui tavoli istituzionali”, alla “specifica denuncia querela “ (che di specifico non ha nulla), all’”intervento immediato degli organi di polizia giudiziaria” invocati sempre nella circolare e a mezzo giornale, la domanda nasce spontanea come recita il vecchio tormentone di Lubrano: è scoppiata la guerra? Chiamiamo pure l’esercito e i caschi blu? E perché tutto questo viene collegato ignobilmente al nome della sottoscritta?

Da ultimo:  le parole del Presidente oltre a non soddisfare le domande specifiche, ingenerano confusione tra gli aspetti legali e quelli di opportunità, situazioni ben distinte. Nessun giornalista ha mai parlato di reati, piuttosto ha riportato e sviscerato fatti la cui analisi può solo giovare alla crescita civile e democratica della comunità:
nessuna rendicontazione separata delle donazioni raccolte con il conto Rivisondoli
nomina per successione del  direttore senza bando e selezione
La domanda finale è scontata ma necessaria : se tutto questo fosse avvenuto in seno a qualche amministrazione pubblica, quale sarebbe stata la reazione di Confindustria?

Maria Paola Iannella

Delegato Pmi Confindustria Abruzzo

Condigliere Pmi Confindustria L’aquila

Amministratore Unico Metafin Srl espulsa da Confindustria

 

 

 

 

 

 

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