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Chieti. Petrolizzazione della costa, lettera aperta della Provincia a Renzi

La Bellezza e L’Inferno. Sì, proprio così. Mi corre l’obbligo quale Amministratore della Provincia di Chieti, di iniziare questa lettera con il paradosso che scaturisce dal cosiddetto decreto Sblocca-Italia che il Suo governo si accinge ad attuare e che porterà, nel nome della strategia energetica nazionale a trasformare il nostro Abruzzo in un distretto minerario per gli idrocarburi, combinando la bellezza dei trabocchi con l’inferno delle piattaforme petrolifere.

E’ vero, l’Italia ha bisogno di risorse energetiche che la svincolino da quei legami equivoci con le grandi potenze che la costringono ad assoggettarsi alla volontà e ai desiderî altrui. Tuttavia, ritengo che non sia questa la strada corretta da intraprendere, Signor Presidente del Consiglio. La natura stessa ce lo dice, gli abruzzesi che ce lo dicono: non intendono più sacrificare neanche un centimetro della propria terra sull’argomento petrolio, una terra vocata per le sue eccellenze, al turismo e all’agricoltura.

La Regione Abruzzo è uno dei tesori segreti dell’Italia. Non c’è folla, né industria pesante; solo verde, mare, sole, castelli, vigneti, e villaggi in pietra. Non frantumate questa bellezza, non scaraventateci nell’inferno per fare gli interessi di pochi ignorando completamente quelli di molti, non utilizzate logiche ignoranti e prive di scrupoli decidendo di strumentalizzare il nostro territorio a vantaggio di biechi personalismi. Esorto anche il Governatore della Regione Luciano D’Alfonso ad attivarsi attraverso i propri canali con il Governo Centrale al fine di scongiurare gli effetti di una strategia energetica che non ha nulla a che vedere con il nostro Abruzzo.

Tengo a rimarcare che centinaia di studi scientifici a livello mondiale dimostrano come l’inquinamento che proviene dalle lavorazioni degli idrocarburi provoca sul territorio aumenti di tumori, malformazioni fetali, malattie cardiorespiratorie e deformazioni genetiche come ben sanno gli abitanti di Falconara, Gela, Viggiano, Priolo, Porto Marghera, Manfredonia, Cremona. Assessorato Difesa della Costa e Problematiche Petrolifere.

Inoltre, nel compartimento del lavoro, i vari report dell’OPEC evidenziano che il settore è stato notevolmente colpito dal calo della domanda mondiale e che quindi non vi sono prospettive di crescita lavorativa, resistendo in ambito occupazionale nel solo “circolo chiuso” dell’indotto, cioè di quelle poche aziende che operano nel settore.

Il petrolio abruzzese è un petrolio “amaro”, cioè non si ricavano benzine ma solo bitume per asfalti o nel migliore dei casi PVC, come dichiarato anche dall’amministratore delegato della Medoilgas Sergio Morandi, titolare della concessione “Ombrina Mare2”.

Se il 1° settembre 2009 anche la Chiesa Cattolica attraverso il Sinodo dei Vescovi abruzzesi e molisani ha pubblicamente preso una posizione contraria allo sfruttamento petrolifero in Abruzzo. Se il 30 giugno 2010 “il Sole 24 ore” faceva un excursus sull’impossibile convivenza tra le richieste (e le autorizzazioni) di piattaforme petrolifere offshore e l’economia turistica e l’ambiente.

Se di conseguenza anche il giornale della Confindustria è stato costretto ad una prudente ritirata di fronte ad iniziative petrolifere che cozzano con il turismo, penso che qualcosa nel sistema OIL&GAS non vada, come penso Signor Presidente del Consiglio, che Lei possa e debba dare un segnale concreto modificando il decreto Sblocca-Italia verso risorse ecosostenibili perché se l’Italia vuole uscire da questo imbarbarimento ambientale e sociale deve ritrovare la forza e la dignità dei propri padri. Forza e dignità che nel dopoguerra hanno permesso di uscire dalla morsa della povertà e del sottosviluppo. Vogliamo bene a questo mare e a questa provincia, ed e’ per questo che faremo di tutto per evitare le estrazioni di idrocarburi . La esorto e Le chiedo di intervenire direttamente nel modificare il decreto Salva-Italia in quelle parti che trasformerebbero una Regione “verde” e vivibile in una Regione “amara”.

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