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Chieti, dopo 7 anni Provincia paga debiti a imprese per 17 ml

“Siamo una Provincia ‘sgarrupata” ha detto  Enrico Di Giuseppantonio presidente della Provincia di Chieti,ma siamo in grado di pagare i nostri debiti, soprattutto quelli con le imprese che hanno lavorato per noi e che sinora non siamo riusciti a pagare. Riceviamo ogni giorno centinaia di telefonate di imprese con l’acqua alla gola che ci chiedono di saldare i debiti. Adesso possiamo pagare”. Si tratta di circa 17 milioni di euro da sbloccare per pagare imprese, fornitori ed enti in attesa dal 2006: 7 anni sono più che sufficiente per fallire, soprattutto di questi tempi. Chissà se sono previsti interessi e rivalutazioni: sarebbe interessante sapere a quanto ammonta anche il danno all’erario oltre a quello su imprese e territorio.

La Provincia riuscirà a pagare grazie al decreto 35 dell’aprile 2013, il cosiddetto “Sblocca debiti”. In particolare ammonta a 8 milioni 200 mila euro la somma che potrà essere pagata prima, al massimo entro 40 giorni. Ci sono poi altri 9 milioni che avranno tempi di erogazione un pò più lunghi, verranno pagati in diverse tranche e comunque entro l’anno.

I primi 8,2 milioni serviranno a soddisfare i debiti di quanti hanno lavorato per la Provincia nella realizzazione di grandi opere pubbliche, lavori finanziati con mutui o contributi in conto capitale. Queste somme sono già nelle casse dell’ente, ma non potevano essere erogate a causa dei vincoli del Patto di stabilità. Grazie allo “Sblocca debiti”, invece, questi soldi non incideranno nel rispetto del Patto di stabilità, essendo da esso svincolate.

Gli altri 9 milioni, invece, serviranno per pagare lavori e forniture che riguardano opere di ordinaria amministrazione (parliamo soprattutto di strade e scuole), finanziate con le entrate dell’ente.   

Il piano dei pagamenti verrà pubblicato sul sito della Provincia. Si procederà a partire dai fondi che l’ente ha già in cassa.

I problemi finanziari per la Provincia di Chieti, ente dichiarato strutturalmente deficitario (ovvero l’anticamera del dissesto) non sono però finiti qui. “Certo la situazione dell’Ente è ancora molto precaria – conferma il presidente – Il forte deficit ereditato e i 140 milioni di mutui, Bop e finanza derivata sono un macigno pesante e molto difficile da smaltire. E proprio riguardo la finanza derivata abbiamo incaricato un avvocato specializzato per fare luce sulla vicenda”.

A tutto questo si aggiunge il fortissimo taglio dei trasferimenti statali e regionali. “In quattro anni – ha detto il presidente – abbiamo ricevuto 20 milioni di contributi statali in meno. Quelli regionali sono stati inoltre del tutto azzerati. Abbiamo cercato di far fronte a questa situazione con una politica improntata al massimo rigore. Ovviamente abbiamo anche tagliato le indennità degli amministratori. Attualmente io percepisco 2.050 euro al mese, non pensionabili, senza tredicesima, vitalizi e benefici accessori”.

A metà giugno dovrebbe arrivare il giudizio della Corte dei conti che deciderà se il Piano pluriennale di rientro presentato dall’ente sarà valido o meno. E dunque se ci sarà o meno il dissesto economico e finanziario.

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