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Avezzano, cam: ora si tratta sui trenta esuberi

Cam, la storia non finisce mai e proprio alla vigilia di un nuovo periodo di siccità nel Fucino: nell’incontro con le organizzazioni sindacali, l’amministratore delegato Luca Ciarlini ha comunicato che porterà all’ordine del giorno dell’assemblea dei sindaci, prevista per il 14, la risoluzione del rapporto di lavoro per 30 dei 139 dipendenti del Cam di Avezzano. «Tale operazione consentirà un risparmio di 1 milione e 300mila euro, a fronte dei 50 milioni di euro di debiti contratti dalla precedente amministrazione dell’ente». E’ quanto dichiara Massimiliano Razzaia, segretario Femca-Cisl della provincia dell’Aquila. «Abbiamo manifestato – dice Razzaia – disapprovazione rispetto alle soluzioni prospettate per ripianare i debiti in bilancio. Il tutto parte, infatti, da una semplice esposizione di natura contabile, non supportata da un reale piano di riorganizzazione del Cam. Manca un piano industriale, mentre risulta evidente come l’attuale organico sia appena sufficiente a garantire i servizi del consorzio». L’ultimo piano d’ambito, approvato dal cda del Cam e dall’assemblea dei sindaci, prevedeva un implemento, in pianta organica, di 18 unità. «L’unica soluzione che ci è stata prospettata per sanare il debito contratto – sottolinea Paolo Sangermano, segretario Cisl della provincia dell’Aquila – è il licenziamento di 30 unità. Avremmo auspicato che, prima di intervenire sul personale e sull’organizzazione aziendale, si fossero avviate azioni di rivalsa nei confronti della precedente amministrazione del Cam e degli organi di controllo, rispetto alla gestione dell’ente, e che gli attuali amministratori avessero rivisto al ribasso i propri compensi tuttora sovradimensionati rispetto alle norme di legge. A pagare lo scotto, ancora una volta, sono solo i lavoratori. E’ inaccettabile che, a fronte di una maldestra gestione delle risorse pubbliche, si prospetti un piano di riordino che taglia il 30 per cento del personale – conclude Sangermano – ora anche i cittadini saranno chiamati a risanare, di tasca propria, il bilancio attraverso un aumento delle bollette e la ricapitalizzazione del Consorzio con un intervento economico diretto da parte dei Comuni».

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