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Atessa, Sevel: “senza strade e porto rischia tutto il sistema”

È lo stabilimento trainante dell’Abruzzo industriale con i suo 6.100 dipendenti e un fatturato annuo (2011) di quasi tre miliardi di euro. È la Sevel di Atessa del gruppo Fiat-Psa dove si producono il famoso Ducato, il Peugeot Boxer e il Citroen Jumper. La produzione 2012 è stata di 207 mila veicoli (quest’anno sarà uguale), mentre il record è del 2008 con 251 mila veicoli usciti dalla Sevel. A capo di questo colosso c’è l’ingegner Carlo Materazzo, 41 anni umbro di Spoleto direttore dello stabilimento da 3 anni e mezzo, che fornisce il suo contributo di idee per Abruzzo Open Source, un pungolo e uno stimolo pressante alla maggiore istituzione abruzzese. Qual è la cosa che chiederebbe al Presidente Chiodi e alla Regione da fare subito? «Nel marzo 2011, la Fiat incontrò le istituzioni regionali e provinciali sulle prospettive della Sevel. In quella sede, pose due priorità in merito alle infrastrutture: la fondovalle Sangro e un porto idoneo. Ricordiamo alcuni numeri che evidenziano l’importanza delle due opere: l’anno scorso, 118 mila veicoli commerciali prodotti dalla Sevel hanno viaggiato su bisarca verso i mercati di destinazione, 63 mila con treno e 26 mila a mezzo nave, però solo in minima parte imbarcati a Vasto. Accelerare il completamento della fondovalle e realizzare un porto sull’Adriatico all’altezza di accogliere anche le merci della grande manifattura sono fondamentali, ancora oggi, per la competitività del sistema economico-industriale abruzzese nel suo complesso». Infrastrutture, ormai è un ritornello micidiale «Le imprese della nostra regione vivono ogni giorno una situazione paradossale. I loro prodotti, frutto di tecnologie moderne e di grandi sforzi organizzativi, impiegano i tempi del passato per raggiungere i mercati di destinazione, perché le infrastrutture sono del tutto inadeguate. Questo determina una grave strozzatura nel ciclo produttivo, che se non superata potrebbe compromettere lo sviluppo futuro della intera regione». Quale deve essere il destino del Campus Automotive? «Al Campus Automotive, partecipiamo attraverso il Centro Ricerche Fiat. La valenza del Campus inserisce sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti, non riconducibili esclusivamente alle produzioni della Val di Sangro. Bisogna, quindi, tenere distinti i due piani: l’attività di ricerca del Campus, d’interesse più generale e di medio-lungo periodo; mentre l’attività produttiva, delle stesse aziende, insediata sul territorio abruzzese deve affrontare sfide più immediate, legate alla globalizzazione dei mercati, che necessitano di azioni a sostegno di diversa natura». Cosa deve fare la Regione per la formazione? È possibile una sinergia con le università? «Il mercato del lavoro è cambiato. Le mutazioni tecnico-organizzative delle industrie necessitano di lavoratori con attitudini e competenze diverse dal passato. Le politiche formative dovrebbero, da un lato, collegarsi e favorire le vocazioni imprenditoriali esistenti sul territorio regionale; dall’altro, orientare e attrezzare i giovani, soprattutto quelli ad alta scolarizzazione, verso una mobilità professionale che vede i suoi flussi a livello europeo, creando, nel contempo, anche i presupposti strutturali per successivi ritorni sul territorio abruzzese. Su tali direttrici, sinergie virtuose tra Regione, Università e imprese sono possibili». Cosa può fare la Regione per aumentare la competitività? «Costi quali l’energia, la logistica, il lavoro, le fiscalità incidono sulla competitività. Le nostre istituzioni dovrebbero tener conto di ciò quando pensano alla salvaguardia e allo sviluppo dell’industria abruzzese». Ambiente e industria. Come si può far coincidere gli interessi? «Il rispetto dell’ambiente è prima di tutto responsabilità delle aziende. Questa è la politica di Fiat. E la Sevel ne è certamente un esempio che tutti possono vedere. La sostenibilità dello sviluppo deve però essere accompagnata da infrastrutture e servizi pubblici che non svantaggino le attività industriali».

Da www.ilmessaggero.it

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