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Abruzzo. Spaccio di droga, 8 arresti e sequestro beni per un milione di euro

Otto ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, mezzo chilo di eroina sequestrata unitamente a 2 immobili ubicati nei Comuni di Alba Adriatica e Martinsicuro, nonche’ tutte le disponibilita’ bancarie esistenti sui conti correnti riconducibili agli indagati per un valore di circa un milione di euro. E’ il risultato dell’operazione denominata ‘Big Stone’ condotta dalla Guardia di finanza tra il teramano e l’ascolano. Nell’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia del capoluogo, con a capo il procuratore Fausto Cardella, sono stati impiegati, dalle prime ore di stamani, sessanta finanzieri del Gico di L’Aquila e della Compagnia di Giulianova, con l’ausilio di unita’ cinofile, dei “baschi verdi” di Pescara e dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Ascoli Piceno. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, a carico dei componenti di una consorteria criminale, costituita prevalentemente da soggetti appartenenti a famiglie rom stanziali legati da vincoli di parentela diretta, operativa sul litorale della provincia di Teramo e della vicina provincia marchigiana di Ascoli Piceno. Secondo quanto accertato dalle indagini, coordinate anche dal pm Fabio Picuti, il clan, che opera storicamente nei territori di Alba Adriatica e Martinsicuro, e’ dedito in maniera sistematica alla commissione di svariati delitti, ed ha il monopolio del traffico dell’eroina sulla costa. Gli arresti costituiscono l’atto conclusivo dell’indagine “Big Stone” avviata, nel mese di marzo del 2012, dal Gico di L’Aquila e dalla Compagnia di Giulianova che ha consentito di reprimere o ricostruire decine di episodi di traffico e centinaia di episodi di spaccio di eroina. Gli accertamenti si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali e servizi di osservazione e pedinamento, ed hanno consentito di fare luce, nel dettaglio, sull’operativita’ degli arrestati, tutti personaggi avvezzi ai frequenti interventi delle forze dell’ordine e per questo motivo particolarmente attrezzati ad eluderne i controlli. Alcuni degli indagati, agli arresti domiciliari per reati analoghi, dalla loro abitazione ordinavano l’eroina da fornitori operanti nella provincia di Ascoli Piceno e rivendevano lo stupefacente ai propri clienti, forti del capillare controllo del territorio in cui operavano. Persino i figli minori di due degli arrestati sono stati impiegati come vedette per controllare la presenza di forze dell’ordine nella zona e per effettuare le consegne dell’eroina. I finanzieri dell’antidroga, con un certosino lavoro, sono riusciti a monitorare e ricostruire tutte le fasi del traffico reprimendo, quando possibile, episodi di spaccio che hanno portato a sequestri complessivi da quasi mezzo chilo di eroina. Questo ha consentito di individuare ed attribuire a ciascun indagato il ruolo, le responsabilita’, la posizione gerarchica all’interno dell’organizzazione. Oltre alla ricostruzione dell’operativita’ dell’associazione per delinquere, le indagini svolte dai finanzieri sono state orientate anche a ricostruire il profilo economico-finanziario degli arrestati, al fine di garantire l’aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti attraverso il traffico di sostanze stupefacenti. A seguito di un articolato screening patrimoniale, sono state infatti accertate disponibilita’ ingiustificate di beni immobili, nonche’ di liquidita’ finanziare sui conti correnti bancari, nell’ordine di circa un milione di euro.

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