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Abruzzo. Progetti di ricerca petrolifera, Confcommercio è contraria

Le Confcommercio di Chieti, Teramo e Pescara ribadiscono la netta contrarietà ad ogni progetto inerente la realizzazione di piattaforme per la ricerca petrolifera nel mare prospicente le coste abruzzesi; ma anche la Confcommercio L’Aquila si unisce alla protesta contro eventuali interventi nell’entroterra. La vera ricchezza della nostra regione è costituita dal territorio stesso, dalle bellezze naturali ed artistiche, dalla cultura e dalla storia millenaria: spiagge dorate, piste da sci, eremi, castelli, basiliche, parchi naturali, sono solo alcune delle tante risorse che abbiamo e che vanno valorizzate. Dobbiamo essere bravi a portare alla luce i nostri gioielli attraverso una politica che finalmente punti sulle nostre bellezze come autentico volano di uno sviluppo sostenibile della nostra regione che unisca benessere economico e salute dei cittadini.

Deve essere chiaro a tutti che IL VERO PETROLIO DELLA NOSTRA REGIONE E’ IL TURISMO e che occorre abbandonare senza indugio ogni scellerata e improbabile strategia che pensi che le trivelle petrolifere possano essere un motore dell’economia abruzzese. Ci chiediamo che senso abbia continuare ad insistere con le trivellazioni quando è evidente che i nostri pozzi sono in realtà pozzanghere che non possono risolvere il problema energetico italiano ma solo fare gli interessi di alcune compagnie petrolifere e di chi ha interessi collegati a queste. Non dobbiamo avere paura nel dire al Presidente del Consiglio Renzi che sta sbagliando a puntare sul petrolio e che la vera rivoluzione sarebbe quella di puntare per la prima volta nella storia sul turismo come comparto centrale dello sviluppo economico invertendo un trend che lo ha visto fino ad ora come la cenerentola dei bilanci dello Stato e delle Regioni. Il risultato di tale scellerata scelta è che l’Italia malgrado le sue impareggiabili bellezze, invidiate da tutti a livello mondiale, è scivolata in pochi anni dal primo posto come arrivi turistici al di sotto del quinto posto, surclassata dai cugini francesi che hanno invece adottato strategie diverse investendo con forza sull’esaltazione del territorio. Auspichiamo quindi una netta levata di scudi da parte della politica regionale contro il così detto decreto sblocca trivelle e contro le varie “ombrine” che attentano il nostro Abruzzo. Noi grideremo queste cose e se necessario le urleremo anche a Roma perché non ne va solo la sopravvivenza delle aziende ma anche l’economia, l’occupazione e lo sviluppo della nostra regione. Da parte nostra abbiamo già mobilitato l’intero territorio e saremo pronti a raddoppiare assieme a cittadini, ambientalisti e associazioni di categoria, le quarantamila persone che nell’aprile del 2013 si riunirono per dire NO al petrolio in Abruzzo e che vide in prima linea alcuni esponenti di spicco del panorama politico abruzzese.”

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