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Abruzzo, No Triv: “Confindustria Chieti rappresenta i fornitori di energia, interessi corporativi in conflitto con quelli delle Pmi”

Numeri e dati da Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo in replica alla posizione di Confindustria Chieti appalesata nel comunicato stampa diramato ieri.

Ogni anno finiscano in fondo al Mediterraneo circa 100-150.000 tonnellate di idrocarburi tant’è che il valore medio di densità riscontrata di catrame che giace sui fondali è di 38 milligrammi per metro cubo, la più alta del mondo – si legge nella nota riportata integralmente alla fine del virgolettato.

“Le piattaforme off shore, impegnate sia nelle fasi di ricerca sia in quelle di coltivazione, sono responsabili del 10% dell’inquinamento totale da idrocarburi.

Non si tratta di una questione “ideologica” ma di “numeri”, gli stessi che guidano ampi settori del mondo delle piccole e medie imprese italiane ed abruzzesi, e che hanno portato buona parte di Confindustria su posizioni diverse da quelle del Presidente Primavera.

«Lo sviluppo di una politica stabile e di lungo periodo sull’efficienza energetica rappresenta un’occasione importante per declinare le intenzioni in fatti concreti” e potrebbe portare alla creazione di oltre 1,5 milioni di posti di lavoro»: così Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria.

Nelle dichiarazioni di Confindustria Chieti pare invece che siano prevalenti gli interessi dei produttori di energia rispetto a quelli di coloro che invece l’energia la consumano in casa o nelle aziende. La domanda sorge spontanea: ma Confindustria Chieti chi rappresenta? I fornitori di energia o le aziende che la consumano? A noi pare i primi piuttosto che i secondi.

Vedere Confindustria Chieti così agguerrita nella difesa di interessi molto corporativi e spesso in conflitto con gli interessi delle PMI ci fa specie: molte aziende e famiglie si sono viste “scaricare” nello loro bollette di luce e gas il peso della Robin Tax per circa 1,6 miliardi di euro; l’Authority segnala 199 operatori non in regola, di cui 105 appartenenti al settore dell’energia elettrica e gas e 94 a quello petrolifero, e Confindustria Chieti cosa fa? Semplicemente non se ne cura preoccupandosi della difesa degli interessi corporativi del più importante tra i suoi iscritti, Medoilgas, e della Edison, agitando lo spettro del declino economico dell’Abruzzo”.

DI SEGUITO LA NOTA IN VERSIONE INTEGRALE

del Coordinamento Nazionale No Triv – Sezione Abruzzo che riceviamo e pubblichiamo.

«La singolare tesi espressa da Confindustria Chieti suona più o meno così: prevenire e contrastare le cause dell’inquinamento marino si esaurisce con il migliorare la gestione dei depuratori e con un maggior controllo dello stato di salute dei fiumi. Non c’è alcuna relazione tra la presenza di impianti di estrazione petrolifera e inquinamento.

PRIMO PUNTO

Il report del Ministero della Saluta sulla qualità delle acque fa riferimento a parametri battereologici. Cosa c’entrano gli idrocarburi? Il dato dell’84,75% è dunque ancor più preoccupante. Invitiamo pertanto Confindustria Chieti ad unirsi a noi nella quotidiana lotta a difesa del mare e dei fiumi.

SECONDO PUNTO

Purtroppo l’elenco delle cause è molto più lungo e noi che viviamo in riva al Mar Mediterraneo dovremmo meglio di chiunque altro: il nostro mare è interessato dal 30% del traffico commerciale petrolifero. Il traffico petrolifero nel Mediterraneo rappresenta da solo circa il 20% del traffico mondiale marittimo e già nel 2000 ammontava ad oltre 360 milioni di tonnellate (fonte: Rempec di Malta, centro di attività sulla prevenzione e lotta all’inquinamento marino dell’UNEP MAP).

Si stima che ogni anno finiscano in fondo al Mediterraneo circa 100-150.000 tonnellate di idrocarburi tant’è che il valore medio di densità riscontrata di catrame che giace sui fondali è di 38 milligrammi per metro cubo, la più alta del mondo.

Siamo costretti, nostro malgrado, anche a tornare su un punto che anche Confindustria Chieti dovrebbe dare per acquisito: le piattaforme off shore, impegnate sia nelle fasi di ricerca sia in quelle di coltivazione, sono responsabili del 10% dell’inquinamento totale da idrocarburi.

Il 10% è “socialmente ed economicamente accettabile”? No senz’altro, perché i rischi di inquinamento devono mettersi in relazione ad attività connesse e necessarie come quelle del trasporto in mare.

Il Mediterraneo -e il Mare Adriatico in particolare-, essendo di dimensioni ridotte ed avendo un tempo di rinnovamento della sola massa d’acqua superficiale che è stimabile in 80-100 anni, non sarebbero in grado di sostenere il peso di uno sversamento di idrocarburi. Il secondo “incidente” occorso a Rospo Mare appartiene al nostro presente.

Se a danno vogliamo aggiungere altro danno, dunque, non dobbiamo far altro che seguire le indicazioni della S.E.N. e di Confindustria Chieti: rilanciare le attività di estrazione, lavorazione e trasporto degli idrocarburi.

 TERZO PUNTO

Confutare l’affermazione di Confindustria Chieti “Avversare in maniera ideologica la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi significa impedire che in Abruzzo ci siano nei prossimi 4 anni 1,4 miliardi di euro e mille posti di lavoro” è piuttosto semplice.

Non si tratta di una questione “ideologica” ma di “numeri”, gli stessi che guidano ampi settori del mondo delle piccole e medie imprese italiane ed abruzzesi, e che hanno portato buona parte di Confindustria su posizioni diverse da quelle del Presidente Primavera.

Prima di ogni altra cosa il buon padre di famiglia e l’imprenditore sono abituati a tagliare gli sprechi e a puntare all’efficienza. Non si capisce perché quando si parla di energia non debba essere così.

Per il Coordinamento Nazionale NO TRIV, cui aderiscono le associazioni ecologiste più rappresentative (Wwf, Legambiente, Movimento Ambietalista BAT, Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, ecc.), la direzione verso cui muoversi è un’altra: quella dell’efficientamento energetico. Lo abbiamo ribadito nell’Appello rivolto recentemente a Governo e Parlamento affinché la SEN venga profondamente rivisitata.

Più efficienza e minor spreco di risorse “non rinnovabili” per una crescita reale dell’economia, il miglioramento della qualità dell’ambiente e la decarbonizzazione del sistema Paese.

Sembrerà un paradosso ma sotto questo profilo il “Tavolo Verde” della Conferenza di Pescara del 18 giugno scorso è più vicino a Confindustria di quanto non lo sia Confindustria Chieti. Lo sviluppo di una politica stabile e di lungo periodo sull’efficienza energetica, come dimostrato nei nostri studi, rappresenta un’occasione importante per declinare le intenzioni in fatti concreti” e potrebbe portare alla creazione di oltre 1,5 milioni di posti di lavoro”: firmato Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria.

Invece no: non solo la SEN torna a scommettere su uno dei settori più incentivati al Mondo (fonte: Fondo Monetario Internazionale); non soltanto ci concediamo il lusso di essere bocciati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in quanto abbiamo accolto in modo parziale la Direttiva UE del 2002 sull’attestazione energetica degli edifici; rischiamo di lasciare per strada, da oggi al 2020, 1,6 milioni di posti di lavoro.

Efficientare significa raggiungere un secondo importante traguardo che sta molto a cuore alle famiglie ed alle imprese: “fare di più con meno”. Tradotto: a parità di esigenze, avere bisogno di sempre meno energia. Quindi, avere una bolletta più leggera.

Nelle dichiarazioni di Confindustria Chieti pare invece che siano prevalenti gli interessi dei produttori di energia rispetto a quelli di coloro che invece l’energia la consumano in casa o nelle aziende. La domanda sorge spontanea: ma Confindustria Chieti chi rappresenta? I fornitori di energia o le aziende che la consumano? A noi pare i primi piuttosto che i secondi.

Vedere Confindustria Chieti così agguerrita nella difesa di interessi molto corporativi e spesso in conflitto con gli interessi delle PMI ci fa specie: molte aziende e famiglie si sono viste “scaricare” nello loro bollette di luce e gas il peso della Robin Tax per circa 1,6 miliardi di euro; l’Authority segnala 199 operatori non in regola, di cui 105 appartenenti al settore dell’energia elettrica e gas e 94 a quello petrolifero, e Confindustria Chieti cosa fa? Semplicemente non se ne cura preoccupandosi della difesa degli interessi corporativi del più importante tra i suoi iscritti, Medoilgas, e della Edison, agitando lo spettro del declino economico dell’Abruzzo.

Tutto questo, paradossalmente, mentre la Procura di Larino convalida il sequestro delle tubazioni dell’impianto “Campo Rospo Mare” e il giorno dopo che il Presidente del GSE, in audizione al Senato, certifichi che il prezzo medio di fornitura dell’energia elettrica per la famiglia media sia passato da 0,1618 €/kWh del 2011 a 0,1866 kWh nel 2012.

Ma non siamo dal 2011 in una situazione di eccesso di produzione di energia elettrica rispetto alla domanda? E come mai i prezzi rimangono tutto sommato stabili? Che libero mercato è questo?

Dopo le rinnovabili, anche i programmi di miglioramento di efficienza energetica rischiano di finire nel mirino della lobby degli idrocarburi e di Assoelettrica?

Evidentemente le esternazioni di Barilla che vorrebbe Eni ed Enel fuori da Confindustria, almeno a Chieti, non hanno aperto una fase di doveroso ripensamento».

Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo

 

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